Aggiornato all'8 ottobre 2026 · Fonti: Osservatorio eCommerce B2c Netcomm (Politecnico di Milano); Agenzia delle Entrate; camere di commercio; European Accessibility Act; L. 207/2024
Il commercio online italiano ha superato i 66,6 miliardi di euro nel 2026 (+6%), di cui 42,6 miliardi di prodotto e 24 di servizi, con circa 35 milioni di consumatori digitali. Per chi vende online la SRL non è l'unica forma possibile, ma è quella che separa patrimonio personale e attività e regge meglio la crescita: in questa guida trovi cosa cambia davvero nella costituzione di una SRL ecommerce, dagli ATECO agli adempimenti, con i costi stimati e le regole aggiornate al 2026.
In breve
- Mercato: nel 2026 gli acquisti online degli italiani superano i 66,6 miliardi di euro (+6%): 42,6 miliardi di prodotto e 24 di servizi, con 35 milioni di consumatori digitali e una penetrazione dell'online sul retail dell'11,5% (Osservatorio Netcomm).
- Codice ATECO: dal 2026 molte camere di commercio non accettano più il generico 47.91.10 per l'e-commerce: occorre scegliere il codice merceologico del gruppo 47.x coerente con i prodotti venduti.
- Costi di costituzione: per una SRL tradizionale il preventivo tipico è di 1.500-2.500 euro di notaio, più 200 euro di imposta di registro e i diritti camerali; la SRLS con atto standard in presenza parte da circa 320 euro di spese vive.
- Web Tax: dal 2025 è stata eliminata la soglia italiana di 5,5 milioni di ricavi digitali, ma resta il requisito dei ricavi globali di almeno 750 milioni di euro: l'imposta del 3% non riguarda PMI e startup.
- Accessibilità: dal 28 giugno 2025 i nuovi prodotti e servizi digitali immessi sul mercato devono rispettare i requisiti europei di accessibilità (European Accessibility Act).
Perché una SRL per l'ecommerce
Costituire una SRL per un business online ha vantaggi concreti, ma non automatici. Il primo è la responsabilità limitata: il patrimonio personale dei soci resta distinto da quello della società, e per i debiti sociali risponde la società con il suo patrimonio, salvo le eccezioni di legge. Per chi movimenta magazzino, anticipa acquisti e gestisce resi, è una protezione che una ditta individuale non offre.
Il secondo è la credibilità nei rapporti con fornitori, banche e piattaforme: una società di capitali con contabilità ordinaria e bilancio depositato è un interlocutore più leggibile di una ditta individuale quando servono dilazioni di pagamento, un fido o un contratto di fornitura importante. Il terzo è la scalabilità: la SRL permette di far entrare nuovi soci o investitori, cedere quote, strutturare un'uscita, senza dover rifare la forma giuridica. Nessuno di questi vantaggi è gratuito: la contabilità ordinaria, il bilancio e gli adempimenti annuali hanno un costo ricorrente che va messo nel budget — lo trovi stimato nel calcolatore del costo annuo SRL.
Quando invece il volume è ancora piccolo e il rischio basso, la ditta individuale o il regime forfettario possono costare meno: il confronto numerico tra i due scenari si imposta con il calcolatore SRL contro ditta individuale.
Codice ATECO e oggetto sociale: gli errori che bloccano la pratica
Per un e-commerce il codice ATECO è il primo punto dove una pratica si blocca. Fino a poco tempo fa molte imprese usavano il generico 47.91.10 (intermediari del commercio, commercio al dettaglio per corrispondenza o via internet): dal 2026 diverse camere di commercio non lo accettano più come codice principale per chi vende online, e chiedono il codice merceologico del gruppo 47.x corrispondente alla merce trattata — abbigliamento, alimentari, elettronica, arredamento e così via.
Il criterio pratico è semplice: l'ATECO deve descrivere cosa si vende e a chi. Un negozio online di abbigliamento usa il codice del commercio al dettaglio di articoli di abbigliamento; un marketplace che non acquista mai la merce ma intermedia sta in un perimetro diverso. Sbagliare codice non è un dettaglio formale: incide su inquadramento previdenziale, albi, licenze e sulle agevolazioni per cui si fa domanda. Per orientarsi tra i codici puoi usare il suggeritore di codici ATECO.
L'oggetto sociale segue la stessa logica: deve descrivere l'attività di commercio elettronico in modo coerente con l'ATECO e sufficientemente ampio da non costringere a una modifica statutaria al primo cambio di catalogo. Un oggetto troppo generico ("commercio in generale") viene rimandato indietro dal notaio; uno troppo stretto si esaurisce al primo ampliamento. Per generarlo con il dettaglio giusto esiste il generatore di oggetto sociale.
Costituzione e adempimenti: la sequenza
La costituzione di una SRL ecommerce segue la procedura di qualsiasi SRL: verifica del nome, redazione dell'atto costitutivo e dello statuto, versamento del capitale, stipula davanti al notaio, iscrizione nel Registro delle Imprese, apertura della partita IVA e iscrizione al VIES per le operazioni intracomunitarie. La differenza sta nei dettagli operativi che dipendono dal canale di vendita.
Il primo è la fatturazione: una SRL emette fatture elettroniche tramite il Sistema di Interscambio anche verso i consumatori finali, salvo il caso della vendita al dettaglio con documento commerciale via registratore telematico. Per il B2C puro valgono le regole dei corrispettivi; per il B2B si emette fattura elettronica con il codice destinatario del cliente. La guida con lo strumento per trovare il codice SDI dalla partita IVA risolve il caso più frequente: trovare il codice destinatario di un cliente azienda o ente.
Il secondo è il trattamento IVA delle vendite a distanza: superate le soglie europee, le vendite B2C verso gli altri Stati membri passano al regime OSS, con un'unica dichiarazione per tutti i Paesi UE. È una materia che va impostata prima di superare la soglia, non dopo — la guida sul regime OSS nel commercio B2C copre soglie e adempimenti.
Il terzo è la conformità digitale del negozio: informativa privacy e cookie, condizioni di vendita, gestione dei dati dei clienti secondo il GDPR e, dal 28 giugno 2025, requisiti di accessibilità per i nuovi prodotti e servizi digitali immessi sul mercato. Sono obblighi che riguardano il sito, non la forma giuridica, ma ricadono sulla società e vanno pianificati nel lancio.
Quanto costa: budget di avvio
I costi di un e-commerce in SRL si dividono in due blocchi: la costituzione, una tantum, e l'avvio operativo, che dipende dal progetto. Le cifre che seguono sono stime indicative, non preventivi.
| Voce di spesa | Costo stimato |
|---|---|
| Costituzione SRL tradizionale | 1.500-2.500 euro di notaio, più 200 di imposta di registro e diritti camerali |
| Costituzione SRLS (atto standard in presenza) | circa 320-410 euro di spese vive |
| Piattaforma ecommerce | da 20-30 euro/mese per i piani base, fino a 300 euro/mese per soluzioni avanzate |
| Design e sviluppo del sito | 2.500 euro con tema commerciale, oltre 10.000 per personalizzazioni |
| Logistica e magazzino | 4.000-8.000 euro con magazzino fisico, vicino a zero con dropshipping o conto vendita |
| Marketing di lancio | 3.000 euro iniziali, poi 300-600 euro/mese di attività regolare |
Il budget iniziale complessivo varia di norma tra 10.000 e 30.000 euro, a seconda della complessità del progetto e delle risorse già disponibili. La parte che si tende a sottostimare non è il sito, ma la gestione: contabilità, adempimenti e costi fissi corrono ogni anno, anche quando le vendite rallentano. Per confrontare i costi di partenza con quelli ricorrenti, il configuratore dei costi di costituzione e il calcolatore del costo annuo coprono i due lati del conto.
Sul fronte delle risorse, l'e-commerce raramente accede ai grandi incentivi di investimento, ma rientra nei regimi ordinari: il Fondo di Garanzia per le PMI per i finanziamenti bancari, la Nuova Sabatini per beni strumentali, e per le società con i requisiti lo status di startup innovativa con le sue agevolazioni.
Web Tax: cosa cambia (e cosa no) per le PMI
Sulla Web Tax circolano molte imprecisioni. Il punto da chiarire è questo: la Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) ha eliminato, dal periodo d'imposta 2025, la soglia italiana di 5,5 milioni di euro di ricavi da servizi digitali, mantenendo però il requisito dei ricavi globali di almeno 750 milioni di euro, a livello singolo o di gruppo. L'imposta del 3% continua quindi a colpire i grandi operatori digitali — piattaforme, marketplace, advertising — e non le PMI italiane, che restano fuori dal perimetro per dimensione.
Un e-commerce gestito da una SRL italiana non è soggetto alla Web Tax per il semplice fatto di vendere online: la vendita diretta di beni e servizi non è un servizio digitale tassabile, e comunque manca il requisito dimensionale. L'adempimento da non dimenticare, semmai, è un altro: dal 2026 il versamento prevede un acconto entro novembre, ma riguarda i soggetti che già rientrano nel campo di applicazione.
Domande Frequenti (FAQ)
Conviene aprire una SRL per un e-commerce?
Dipende dal volume e dal rischio. La SRL conviene quando servono responsabilità limitata, credibilità verso banche e fornitori, e una struttura che possa accogliere soci o investitori; quando il progetto è allo stadio iniziale e i volumi sono contenuti, ditta individuale o forfettario possono costare meno. Il confronto va fatto con i numeri, non a sensazione: la stima ricorrente di una SRL è nel calcolatore del costo annuo.
Quale codice ATECO usare per l'e-commerce nel 2026?
Il codice merceologico del gruppo 47.x corrispondente ai prodotti venduti. Dal 2026 molte camere di commercio non accettano più il generico 47.91.10 come codice principale: l'ATECO deve descrivere la merce trattata. Per i marketplace che intermediano senza acquistare la merce il discorso è diverso, ma va verificato caso per caso.
Quanto costa aprire una SRL per un e-commerce?
La costituzione di una SRL tradizionale richiede di norma 1.500-2.500 euro di notaio, più 200 euro di imposta di registro e i diritti camerali; con la SRLS in presenza e atto standard le spese vive scendono a circa 320-410 euro, perché l'onorario notarile non è dovuto. A questi si aggiungono i costi di avvio del negozio: piattaforma, sito, logistica e marketing.
La Web Tax riguarda anche il mio negozio online?
No, se il negozio è una PMI italiana. Dal 2025 è stata eliminata la soglia italiana di 5,5 milioni di ricavi digitali, ma resta il requisito dei ricavi globali di almeno 750 milioni di euro: l'imposta del 3% colpisce i grandi operatori digitali, non le piccole e medie imprese. Va verificata solo se si appartiene a un gruppo che supera quella soglia.
Cosa cambia con l'European Accessibility Act per un e-commerce?
Dal 28 giugno 2025 i nuovi prodotti e servizi digitali immessi sul mercato devono essere accessibili alle persone con disabilità. Per un negozio online significa curare la navigazione da tastiera, i contrasti e le descrizioni delle immagini, oltre agli obblighi già esistenti su privacy e cookie. È un requisito di prodotto: va progettato nel sito, non aggiunto dopo.
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Fonti e riferimenti
- Osservatorio eCommerce B2c Netcomm — School of Management del Politecnico di Milano: il mercato supera i 66,6 miliardi nel 2026
- European Accessibility Act — Direttiva (UE) 2019/882
- Agenzia delle Entrate — fatturazione elettronica e corrispettivi
- L. 207/2024 (Legge di Bilancio 2025) — modifiche alla disciplina della Web Tax






