In breve
- I Contratti di Sviluppo sono l'agevolazione MIMIT gestita da Invitalia per sostenere investimenti produttivi di grande dimensione (minimo 20 milioni di euro, ridotto a 7,5 milioni per il settore agroindustriale) attraverso programmi di investimento, ricerca, sviluppo e innovazione.
- L'agevolazione è mista: combina un contributo a fondo perduto (fino al 50% per le piccole e medie imprese, fino al 25% per le grandi imprese) con un finanziamento agevolato (tasso 0,5% o 0,25% con durata fino a dieci anni), per un'intensità massima di aiuto che può superare il 50% del programma complessivo.
- La procedura è a sportello con valutazione da parte di Invitalia, e prevede la presentazione di un programma di investimento organico (che può comprendere anche ricerca, sviluppo, formazione e infrastrutture) con erogazione per stati di avanzamento lavori.
- La misura è rifinanziata dalla Legge di Bilancio 2024 e successivamente integrata con risorse del PNRR (Missione 1, Componente 2) per le filiere produttive strategiche (semiconduttori, automotive, farmaceutica, idrogeno, agroindustria), con 11 miliardi di euro destinati alla riconversione produttiva nel quinquennio 2024-2028.
- È l'agevolazione di riferimento per investimenti industriali sopra i 20 milioni che non rientrano nei massimali della Nuova Sabatini (4 milioni) o del credito d'imposta Transizione 5.0 (50 milioni), e che richiedono un mix di contributo a fondo perduto e finanziamento a lungo termine a tasso agevolato.
Stai per firmare un bonifico da 20 milioni: cinque cose che il commercialista non ti ha detto sui Contratti di Sviluppo
Un gruppo industriale con sede in Lombardia, due stabilimenti produttivi e un fatturato consolidato di centoventi milioni di euro, sta valutando nel 2026 un piano di investimento quinquennale da sessanta milioni di euro per realizzare un nuovo stabilimento dedicato alla componentistica per veicoli elettrici, con integrazione di un reparto di ricerca applicata, formazione del personale e infrastrutture di efficientamento energetico. La proprietà ha già ottenuto il parere favorevole della banca per un finanziamento corporate, ma la consulenza tradizionale ha prospettato un sostegno pubblico di modesta entità, percepito come residuale rispetto all'entità del piano. In realtà, per un investimento di questa dimensione in una filiera strategica come quella dell'automotive elettrico, esiste uno strumento del MIMIT, gestito da Invitalia, che può attivare un mix di contributo a fondo perduto e finanziamento agevolato in grado di coprire fino al 50% del programma per le PMI e fino al 25% per le grandi imprese, con conseguente significativa riduzione del costo netto dell'investimento.
Questa non è una storia rara.
Secondo le statistiche pubblicate da Invitalia, dal 2015 a oggi sono stati attivati oltre duecentocinquanta Contratti di Sviluppo per un valore complessivo di investimenti programmati di oltre quindici miliardi di euro e agevolazioni concesse di oltre cinque miliardi di euro. L'agevolazione è una delle principali leve di politica industriale del Paese, e al tempo stesso una delle meno conosciute dalle imprese che ne avrebbero diritto, spesso intercettate tardivamente quando il piano di investimento è già in fase esecutiva.
La realtà operativa?
La domanda si presenta a Invitalia su una piattaforma dedicata, e la valutazione è effettuata da un comitato tecnico che verifica la coerenza del programma con la strategia industriale nazionale ed europea. La procedura è lunga (dalla presentazione della domanda alla concessione delle agevolazioni passano in media sei-dodici mesi), ma una volta ottenuto il decreto di concessione, l'erogazione è legata agli stati di avanzamento lavori e segue il cronoprogramma del programma approvato.
Se stai pianificando un investimento industriale sopra i venti milioni di euro, una riconversione produttiva, l'insediamento in una filiera strategica o un programma di ricerca applicata collegato a un investimento produttivo, questa guida spiega come funzionano i Contratti di Sviluppo, quali sono le aliquote di agevolazione, come si presenta la domanda e quali sono gli errori da evitare per ottenere l'agevolazione senza ritardi o contestazioni.
Cosa sono i Contratti di Sviluppo e come funzionano
I Contratti di Sviluppo sono uno strumento di agevolazione mista disciplinato dall'articolo 43 del D.Lgs. 112/1998 e attuato dal D.M. 9 dicembre 2014 del Ministero dello Sviluppo Economico, successivamente modificato dal D.M. 8 novembre 2016 e dai decreti di rifinanziamento annuali. La misura è gestita da Invitalia (Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa) per conto del MIMIT, ed è finalizzata a sostenere programmi di investimento di grande dimensione che le singole agevolazioni automatiche (Nuova Sabatini, Credito d'imposta Transizione 5.0, ZES Unica) non riescono a coprire in misura adeguata.
La filosofia del Contratto di Sviluppo è quella del "contratto tra pubblico e privato": l'impresa presenta un programma di investimento organico (che può comprendere investimenti produttivi, ricerca, sviluppo, innovazione, formazione e infrastrutture) e il MIMIT, attraverso Invitalia, concede un mix di agevolazioni calibrato sulla strategicità del programma, sulla sua ricaduta occupazionale e sulla sua coerenza con le politiche industriali nazionali ed europee.
L'agevolazione è integrata con il PNRR dal 2024. La Missione 1, Componente 2, Investimento 5 ("Politiche industriali di filiera e internazionalizzazione") ha destinato 11 miliardi di euro al sostegno delle filiere produttive strategiche (semiconduttori, automotive, farmaceutica, idrogeno, agroindustria, metalli, chimica verde) attraverso proprio lo strumento dei Contratti di Sviluppo, con l'obiettivo di accelerare la doppia transizione digitale ed ecologica del sistema produttivo italiano.
Giovanni Emmi, Dottore Commercialista:
"Il Contratto di Sviluppo non è una agevolazione automatica, è un investimento negoziato con la mano pubblica. In Proclama SPA abbiamo visto programmi da 20 milioni ottenere contributi a fondo perduto per 8-10 milioni e finanziamenti agevolati per altri 8-10 milioni, con un'effettiva riduzione del costo netto dell'investimento superiore al 50%. La chiave è la qualità del programma e la sua coerenza con le priorità strategiche del MIMIT."
Soggetti beneficiari: chi può accedere ai Contratti di Sviluppo
L'accesso ai Contratti di Sviluppo è aperto a imprese di qualsiasi dimensione, dalle microimprese alle grandi imprese, senza limiti di fatturato o di settore, con esclusione delle sole attività finanziarie e assicurative. Possono partecipare imprese singole o aggregazioni di imprese legate da un Contratto di Rete, da un consorzio o da altre forme di aggregazione riconosciute dalla normativa.
I settori ammessi sono quelli industriale, agroindustriale, turistico, dei servizi, della tutela ambientale e dell'efficientamento energetico, con particolare attenzione ai settori individuati come strategici dal PNRR e dalla politica industriale europea. La domanda deve essere presentata dall'impresa singola o dal soggetto capofila dell'aggregazione, e l'eventuale quota di spettanza delle altre imprese aggregate deve essere chiaramente individuata nel programma di investimento.
L'investimento minimo è fissato in 20 milioni di euro per i programmi di investimento produttivo, con una riduzione a 7,5 milioni per i programmi del settore agroindustriale e per i programmi di tutela ambientale ed efficientamento energetico. L'investimento massimo non è formalmente fissato, ma in pratica è condizionato dalla dotazione finanziaria disponibile e dalla strategicità del programma; programmi sopra i 200 milioni sono rari e richiedono una negoziazione specifica con il MIMIT.
Sono esclusi i soggetti che si trovano in stato di liquidazione volontaria, fallimento o altra procedura concorsuale con finalità liquidatoria, e i soggetti che hanno ricevuto aiuti illegali o incompatibili non rimborsati. Le imprese in difficoltà secondo la definizione comunitaria possono accedere solo se il programma di investimento è finalizzato al rilancio industriale dell'impresa e non al salvataggio.
Le tre componenti del programma di investimento
Il Contratto di Sviluppo si articola in tre componenti che possono coesistere o essere presenti singolarmente, secondo la strategicità del programma e la domanda dell'impresa.
La componente di investimento produttivo riguarda l'acquisto di macchinari, impianti, attrezzature, software, terreni e fabbricati destinati alla realizzazione di una nuova unità produttiva, all'ampliamento di un'unità esistente, alla riconversione produttiva, alla diversificazione della produzione o al cambiamento fondamentale del processo produttivo. La componente può comprendere anche investimenti in efficientamento energetico e tutela ambientale, purché funzionali al programma complessivo.
La componente di ricerca, sviluppo e innovazione riguarda progetti di ricerca industriale, sviluppo sperimentale e innovazione tecnologica strettamente collegati al programma di investimento produttivo. La componente è obbligatoria per i programmi che intendono accedere ai fondi PNRR destinati alle filiere strategiche, e deve dimostrare la coerenza tra le attività di R&S e gli investimenti produttivi previsti.
La componente di formazione riguarda programmi di formazione del personale destinato alla nuova unità produttiva o al nuovo processo produttivo, ed è finalizzata all'acquisizione di competenze tecniche e manageriali coerenti con gli investimenti previsti. La componente è facoltativa e contribuisce alla valutazione di strategicità del programma, ma non dà diritto ad agevolazioni dirette se non all'interno delle spese generali del programma complessivo.
Le agevolazioni: contributo a fondo perduto e finanziamento agevolato
L'agevolazione dei Contratti di Sviluppo è mista, e combina tre strumenti: contributo a fondo perduto, finanziamento agevolato e, in misura residuale, agevolazioni fiscali. La composizione del mix è negoziata con Invitalia sulla base del programma e della strategicità, ed è documentata nel decreto di concessione.
Il contributo a fondo perduto copre una quota del programma di investimento che varia in funzione della dimensione d'impresa e della localizzazione geografica del programma. Le intensità massime di aiuto sono quelle previste dalla Carta degli aiuti a finalità regionale 2022-2027 e dalle discipline europee sugli aiuti di Stato (Regolamento UE 651/2014), e possono raggiungere il 50% dei costi ammissibili per le piccole imprese, il 40% per le medie imprese e il 30% per le grandi imprese, con maggiorazioni per le aree del Mezzogiorno e per i programmi in filiere strategiche.
Il finanziamento agevolato copre un'ulteriore quota del programma, e prevede un tasso di interesse ridotto rispetto alle condizioni di mercato, una durata fino a dieci anni (comprensiva di un periodo di preammortamento fino a tre anni), e un piano di rimborso a rate semestrali posticipate. Il tasso agevolato è determinato sulla base del tasso di riferimento comunitario e delle condizioni di mercato, ed è generalmente compreso tra lo 0,25% e lo 0,50% annuo, con una componente di aiuto che riduce il costo effettivo del finanziamento.
| Dimensione impresa | Contributo a fondo perduto max | Finanziamento agevolato | Intensità totale max |
|---|---|---|---|
| Piccola impresa | 50% | fino a 30% del programma | fino al 80% |
| Media impresa | 40% | fino a 30% del programma | fino al 70% |
| Grande impresa | 30% | fino a 25% del programma | fino al 55% |
| Maggiorazione Mezzogiorno | +10-20 punti % | invariato | fino al 100% (con limiti) |
I valori della tabella sono quelli massimi teorici previsti dalla Carta degli aiuti a finalità regionale e dal Regolamento UE 651/2014. L'intensità effettiva è negoziata con Invitalia in funzione della strategicità del programma, della dotazione finanziaria disponibile e del rispetto dei massimali europei.
Le filiere strategiche: la priorità del PNRR
A partire dal 2024, il MIMIT ha destinato 11 miliardi di euro del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ai Contratti di Sviluppo per le filiere produttive strategiche, individuate sulla base della strategicità economica, della dipendenza da forniture extra-UE e delle prospettive di crescita occupazionale. Le filiere strategiche includono:
- Semiconduttori (microprocessori, chip, memorie)
- Automotive (veicoli elettrici, batterie, componenti per la transizione)
- Farmaceutica (principi attivi, vaccini, dispositivi medici)
- Idrogeno (produzione, stoccaggio, distribuzione, usi finali)
- Agroindustria (filiera alimentare, packaging, tracciabilità)
- Metalli e materie prime critiche (rafforzamento della catena di approvvigionamento)
- Chimica verde (bioplastiche, materiali sostenibili, economia circolare)
- Tessile e moda (innovazione di processo e di prodotto)
I programmi presentati in queste filiere beneficiano di criteri di priorità nella valutazione, di maggiorazioni nell'intensità di aiuto, e di tempistiche accelerate nella concessione, grazie alla dotazione dedicata del PNRR.
La procedura operativa: come presentare la domanda
La procedura operativa dei Contratti di Sviluppo si articola in cinque fasi e ha una durata media di sei-dodici mesi dalla presentazione della domanda alla concessione delle agevolazioni, con tempi più rapidi per i programmi PNRR in filiere strategiche.
Fase 1 — Predisposizione del programma.
L'impresa (o il capofila dell'aggregazione) predispone il programma di investimento organico, comprensivo della descrizione tecnica, del piano finanziario, del cronoprogramma, dell'analisi occupazionale e della documentazione di sostenibilità economico-finanziaria. La predisposizione richiede in media due-tre mesi e si conclude con la presentazione della domanda sulla piattaforma di Invitalia.
Fase 2 — Istruttoria di ammissibilità.
Invitalia verifica la completezza della documentazione e l'ammissibilità del programma rispetto ai requisiti del bando (dimensione minima, settore, localizzazione, strategicità). L'istruttoria si conclude in trenta-sessanta giorni con un eventuale provvedimento di non ammissibilità o con il passaggio alla fase di valutazione tecnica.
Fase 3 — Valutazione tecnica.
Il Comitato tecnico di Invitalia valuta la strategicità del programma, la sua coerenza con la politica industriale, la sostenibilità economico-finanziaria del proponente e la ricaduta occupazionale. La valutazione si conclude in sessanta-centoventi giorni con un parere tecnico vincolante per la successiva fase di concessione.
Fase 4 — Negoziazione e concessione.
Sulla base del parere tecnico, Invitalia negozia con l'impresa il mix di agevolazioni (contributo a fondo perduto e finanziamento agevolato) e predispone lo schema di decreto di concessione. La fase si conclude con l'adozione del decreto di concessione da parte del MIMIT e la sottoscrizione del Contratto di Sviluppo.
Fase 5 — Erogazione.
L'erogazione delle agevolazioni avviene per stati di avanzamento lavori (SAL) e a fronte di titoli di spesa quietanzati. La rendicontazione è effettuata dall'impresa su una piattaforma dedicata di Invitalia, e i SAL sono verificati da revisori incaricati da Invitalia. L'erogazione finale è effettuata a conclusione del programma e a fronte della rendicontazione complessiva.
Requisiti e documentazione: cosa serve per presentare la domanda
La documentazione richiesta per la presentazione della domanda è consistente e richiede un lavoro preparatorio di almeno due mesi. I documenti principali sono:
- Piano industriale del programma, comprensivo di descrizione tecnica, mercato di riferimento, analisi competitiva, piano produttivo e piano occupazionale
- Piano finanziario dettagliato, con indicazione delle fonti di copertura (mezzi propri, finanziamento bancario, contributo pubblico) e del cronoprogramma degli investimenti
- Business plan a cinque-dieci anni, con conto economico previsionale, stato patrimoniale previsionale, rendiconto finanziario previsionale e analisi dei flussi di cassa
- Bilanci degli ultimi tre esercizi dell'impresa (o del gruppo, se rilevante)
- Visura camerale aggiornata e documentazione societaria completa
- Preventivi dei fornitori per le principali categorie di investimento (almeno tre preventivi per ciascuna voce)
- Documentazione urbanistica (permessi di costruire, autorizzazioni ambientali, pareri ASL)
- Dichiarazione del regime di aiuto applicabile (de minimis, esenzione, notificato)
- Relazione tecnica sulle attività di ricerca, sviluppo e innovazione (se previste)
Errori da evitare: le cinque trappole più frequenti
L'esperienza maturata seguendo programmi di investimento presentati ai Contratti di Sviluppo consente di identificare gli errori che ricorrono con maggiore frequenza e che compromettono l'esito della domanda o l'erogazione delle agevolazioni.
Il primo errore
è la presentazione di programmi non organici. I Contratti di Sviluppo premiano la coerenza strategica del programma, non la somma di investimenti tra loro scollegati. Un programma che presenta investimenti produttivi, ricerca e formazione senza una logica industriale unitaria rischia di essere valutato negativamente dal Comitato tecnico.
Il secondo errore
è la sottostima del piano finanziario. L'impresa che presenta un piano finanziario con una quota di mezzi propri inferiore al 30% o con coperture bancarie non confermate da lettere di intenti è soggetta a un taglio dell'intensità di aiuto o a un diniego per insufficiente sostenibilità finanziaria.
Il terzo errore
è la mancata attenzione alla dimensione d'impresa. L'intensità di aiuto varia in funzione della dimensione d'impresa secondo la definizione UE, e la verifica va effettuata con attenzione in presenza di gruppi societari. Un'impresa che appartiene a un gruppo con fatturato consolidato superiore alle soglie PMI può perdere l'accesso alle aliquote più favorevoli.
Il quarto errore
è la mancata considerazione delle alternative di mercato. Il Comitato tecnico valuta la coerenza del programma con le dinamiche di mercato e la concorrenzialità dei prodotti. Un programma che prevede investimenti in un settore in contrazione o in un prodotto obsoleto rischia un parere tecnico negativo.
Il quinto errore
è la mancata pianificazione della rendicontazione. L'erogazione delle agevolazioni è legata agli stati di avanzamento lavori, e una rendicontazione lacunosa o tardiva blocca l'erogazione e può portare alla revoca del decreto di concessione. La pianificazione della rendicontazione deve essere parte integrante del programma fin dalla presentazione.
Cumulabilità: come combinare i Contratti di Sviluppo con altre agevolazioni
I Contratti di Sviluppo sono cumulabili con altre agevolazioni pubbliche, nel rispetto dei massimali previsti dalla normativa europea sugli aiuti di Stato (Regolamento UE 651/2014, Carta degli aiuti a finalità regionale 2022-2027).
I Contratti di Sviluppo sono cumulabili con la Nuova Sabatini per il finanziamento dei beni strumentali. La Sabatini copre il finanziamento bancario dei beni, il Contratto di Sviluppo copre la quota di contributo a fondo perduto, e l'effetto combinato è una significativa riduzione del costo netto dell'investimento.
I Contratti di Sviluppo sono cumulabili con il credito d'imposta Transizione 5.0 per gli investimenti green e digitali. Il credito d'imposta copre la quota di investimento, il Contratto di Sviluppo copre la parte di programma eccedente, e l'effetto combinato è una copertura complessiva superiore al 50% del programma.
I Contratti di Sviluppo sono cumulabili con il credito d'imposta ZES Unica per le imprese con unità produttiva nel Mezzogiorno. La cumulabilità richiede una netta separazione delle spese agevolate e il rispetto dei massimali europei, ed è soggetta a preventiva verifica con Invitalia.
In ogni caso, la verifica preventiva con il proprio commercialista e con un advisor specializzato in agevolazioni pubbliche è essenziale per strutturare il programma in modo da massimizzare la copertura senza superare i massimali europei.
Domande frequenti sui Contratti di Sviluppo 2026
Qual è l'investimento minimo per accedere ai Contratti di Sviluppo?
L'investimento minimo è fissato in 20 milioni di euro per i programmi di investimento produttivo, con una riduzione a 7,5 milioni per i programmi del settore agroindustriale e per i programmi di tutela ambientale ed efficientamento energetico. L'investimento massimo non è formalmente fissato, ma è condizionato dalla dotazione finanziaria disponibile e dalla strategicità del programma.
Qual è la differenza tra Contratti di Sviluppo e Nuova Sabatini?
La Nuova Sabatini è un'agevolazione automatica per investimenti singoli fino a 4 milioni, consistente in un contributo sugli interessi di un finanziamento bancario. I Contratti di Sviluppo sono un'agevolazione negoziata per programmi complessivi sopra i 20 milioni, consistente in un mix di contributo a fondo perduto e finanziamento agevolato. La scelta dipende dalla dimensione del programma: la Sabatini per investimenti contenuti, i Contratti di Sviluppo per programmi di ampia portata.
Quanto tempo passa dalla domanda alla concessione delle agevolazioni?
La procedura ha una durata media di sei-dodici mesi dalla presentazione della domanda alla concessione, con tempi più rapidi per i programmi in filiere strategiche PNRR. Le tempistiche dipendono dalla complessità del programma, dalla completezza della documentazione e dalla strategicità valutata dal Comitato tecnico.
I Contratti di Sviluppo sono compatibili con il regime de minimis?
No, i Contratti di Sviluppo operano in regime di esenzione ai sensi del Regolamento UE 651/2014 (articolo 14 per gli investimenti produttivi, articolo 25 per la ricerca e sviluppo) o in regime notificato per i programmi di importo superiore alle soglie di notifica. L'impatto sul plafond de minimis è limitato, ma va verificato caso per caso con il proprio consulente.
Cosa succede se il programma non viene completato nei tempi previsti?
Il mancato completamento del programma nei tempi previsti dal decreto di concessione comporta la revoca parziale o totale delle agevolazioni, con restituzione delle somme erogate e applicazione di interessi. È prevista la possibilità di chiedere proroghe motivate del cronoprogramma, che sono generalmente concesse se supportate da cause di forza maggiore o da circostanze oggettive non prevedibili.
Posso presentare un Contratto di Sviluppo insieme ad altre imprese?
Sì, è prevista la possibilità di presentare programmi in forma aggregata tramite Contratto di Rete, consorzio o altre forme di aggregazione riconosciute. L'aggregazione consente di raggiungere la soglia minima di investimento e di accedere a economie di scala, con la designazione di un soggetto capofila che coordina la presentazione della domanda e la successiva erogazione delle agevolazioni.
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I Contratti di Sviluppo sono l'agevolazione di riferimento per i programmi di investimento industriale di grande dimensione, ma la loro attivazione richiede una predisposizione accurata del programma, una valutazione strategica preventiva con Invitalia, e una negoziazione del mix di agevolazioni che richiede competenze specialistiche.
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Ultimo aggiornamento: 14 luglio 2026 Disclaimer: la normativa sui Contratti di Sviluppo è oggetto di frequenti interventi legislativi e di rifinanziamenti annuali. Le intensità di aiuto (50%/40%/30% e relative maggiorazioni), la soglia di investimento minimo (20 milioni, 7,5 per agroindustriale) e le filiere strategiche indicate si riferiscono alla disciplina consolidata del D.M. 9 dicembre 2014 e successive modifiche, integrate dalle risorse PNRR della Missione 1, Componente 2, Investimento 5 (11 miliardi). I dati puntuali su stanziamenti disponibili, finestre di apertura e graduatorie vanno verificati con Invitalia al momento della presentazione della domanda. Si raccomanda la verifica con il proprio commercialista e con un advisor specializzato in agevolazioni pubbliche prima della predisposizione del programma di investimento.
Verificato il: 14 luglio 2026 Questo articolo è stato redatto sulla base della normativa consolidata al 14 luglio 2026. I dati e le aliquote indicati sono basati su fonti primarie laddove specificato nelle "Fonti" sotto, e sulla conoscenza consolidata della prassi amministrativa e normativa per gli aspetti non altrimenti verificati. Prima di assumere decisioni operative sulla base di queste informazioni, si raccomanda la verifica con il proprio commercialista e con il soggetto gestore (MIMIT, Invitalia, Borsa Italiana, Agenzia delle Entrate) per accertarsi che non siano intervenute modifiche normative successive alla data di pubblicazione.
Fonti: MIMIT - Direzione generale incentivi alle imprese, Invitalia - Bandi e agevolazioni, D.Lgs. 112/1998 art. 43, D.M. 9 dicembre 2014 e D.M. 8 novembre 2016, Legge di Bilancio 2024 (L. 213/2023), Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024), PNRR Missione 1 Componente 2 Investimento 5, Regolamento UE 651/2014 (artt. 14 e 25), Carta degli aiuti a finalità regionale 2022-2027.







