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14/07/2026
19 min
Giovanni EmmiGiovanni Emmi

Fondo Patrimonio PMI 2026: come ottenere fino a 800k di capitale paziente pubblico | SRLonline

Fondo Patrimonio PMI 2026: come ottenere capitale paziente pubblico per patrimonializzare la tua SRL senza cedere quote di minoranza. Requisiti, massimali, settori e procedura Invitalia.

Fondo Patrimonio PMI 2026: come ottenere fino a 800k di capitale paziente pubblico | SRLonline
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14/07/2026
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Giovanni EmmiGiovanni Emmi

In breve

  • Il Fondo Patrimonio PMI è uno strumento agevolativo del MIMIT gestito da Invitalia che sottoscrive strumenti finanziari partecipativi (quasi-equity) emessi da piccole e medie imprese in forma di società di capitali, con l'obiettivo di patrimonializzare le PMI e di sostenere investimenti produttivi senza richiedere la cessione di quote di minoranza all'imprenditore.
  • L'agevolazione ha una dotazione complessiva originaria di un miliardo di euro (L. 205/2017), rifinanziata da successivi provvedimenti tra cui il D.M. 30 dicembre 2022 del MISE, e l'importo massimo sottoscrivibile dal Fondo è di 200.000 euro per singola impresa e di 800.000 euro per gruppo di imprese collegate.
  • Lo strumento finanziario sottoscritto è un finanziamento partecipativo con durata fino a 7 anni (comprensiva di un periodo di preammortamento), rimborso alla scadenza (bullet) o con ammortamento concordato, e remunerazione commisurata al risultato economico dell'impresa (con tetto massimo). In caso di andamento positivo, una quota della plusvalenza è condivisa con l'imprenditore.
  • La procedura è gestita da Invitalia, con domanda su piattaforma dedicata, valutazione del merito creditizio e del piano di patrimonializzazione, e sottoscrizione dello strumento finanziario entro tempi medi di quattro-sei mesi dalla presentazione della domanda.
  • L'agevolazione è pensata per PMI operative da almeno tre anni, con sede in Italia, che intendono rinforzare la struttura finanziaria per sostenere investimenti, accedere a finanziamenti bancari a condizioni migliori, o preparare un percorso di crescita e consolidamento senza dover aprire il capitale a investitori terzi.

Crescere senza cedere quote: il Fondo che ti dà fino a 800k di capitale pubblico

Una SRL di componentistica meccanica di precisione con sede in Emilia-Romagna, ventotto dipendenti e un fatturato di sette milioni di euro, sta valutando nel 2026 un piano di investimento triennale da quattro milioni di euro per ampliare la capacità produttiva, introdurre una nuova linea di lavorazioni CNC a cinque assi, e assumere dodici nuovi addetti specializzati. La banca è disponibile a finanziare circa il 60% del piano, ma l'imprenditore si trova davanti a un dilemma: aprire il capitale a un fondo di private equity per raccogliere i restanti 1,5 milioni, oppure chiedere un aumento di capitale ai soci attuali, diluendo la propria partecipazione. In realtà, esiste dal 2018 uno strumento pubblico del MIMIT, gestito da Invitalia, che consente di ottenere fino a 200.000 euro per impresa e fino a 800.000 euro per gruppo sotto forma di capitale paziente pubblico, senza richiedere la cessione di quote di minoranza e con condizioni di rimborso particolarmente vantaggiose alla scadenza. Si chiama Fondo Patrimonio PMI, ed è una delle agevolazioni meno conosciute ma più interessanti per le imprese che vogliono crescere senza perdere il controllo.

Questa non è una storia rara.

Secondo le statistiche pubblicate da Invitalia, dal 2018 a oggi il Fondo ha sottoscritto strumenti finanziari partecipativi in diverse centinaia di PMI italiane, con un'operatività concentrata nei settori manifatturiero, servizi alle imprese, turismo e costruzioni. La dotazione complessiva del Fondo, originariamente fissata in un miliardo di euro dalla L. 205/2017, è stata progressivamente rifinanziata da successivi provvedimenti, tra cui il D.M. 30 dicembre 2022 del MISE che ha stanziato ulteriori risorse per la continuità operativa dello strumento.

La realtà operativa?

La domanda si presenta a Invitalia su una piattaforma dedicata, e la valutazione è effettuata da un comitato tecnico che verifica la solidità del piano di patrimonializzazione, la sostenibilità economico-finanziaria dell'impresa e la strategicità degli investimenti previsti. La procedura ha una durata media di quattro-sei mesi dalla presentazione della domanda alla sottoscrizione dello strumento, con tempi più rapidi per le imprese con piano industriale già strutturato e documentazione completa.

Se stai pianificando investimenti, vuoi rafforzare la struttura finanziaria della tua PMI o stai cercando una fonte di finanziamento che non chieda quote di minoranza, questa guida spiega come funziona il Fondo Patrimonio PMI, quali sono i requisiti, gli importi sottoscrivibili, la procedura operativa e gli errori da evitare per ottenere l'agevolazione senza ritardi o contestazioni.

Cos'è il Fondo Patrimonio PMI e come funziona

Il Fondo Patrimonio PMI è uno strumento di intervento pubblico nel capitale di rischio delle piccole e medie imprese, istituito dall'articolo 1, commi 51-57, della Legge 27 dicembre 2017, n. 205 (Legge di Bilancio 2018), e successivamente modificato e rifinanziato da diversi provvedimenti, tra cui la Legge di Bilancio 2020 (L. 160/2019) e il D.M. 30 dicembre 2022 del Ministero dello Sviluppo Economico. La gestione tecnica e operativa è affidata a Invitalia, che opera per conto del MIMIT.

A differenza della maggior parte delle agevolazioni pubbliche, che assumono la forma di contributo a fondo perduto, finanziamento agevolato o credito d'imposta, il Fondo Patrimonio PMI opera attraverso la sottoscrizione di strumenti finanziari partecipativi (cd. "quasi-equity") emessi direttamente dalle PMI beneficiarie. Lo strumento è una via di mezzo tra il prestito obbligazionario e l'aumento di capitale, e ha la finalità di patrimonializzare l'impresa senza modificarne la compagine societaria.

Lo strumento finanziario partecipativo ha le seguenti caratteristiche

  • Forma tecnica: finanziamento subordinato partecipativo, con obbligo di rimborso alla scadenza e remunerazione commisurata al risultato economico dell'impresa (con tetto massimo)
  • Durata: fino a 7 anni dalla sottoscrizione, comprensiva di un periodo di preammortamento
  • Rimborso: alla scadenza (cd. "bullet") o con piano di ammortamento concordato
  • Remunerazione: tasso base commisurato al tasso di riferimento comunitario, maggiorato di una componente variabile legata all'andamento economico dell'impresa
  • Condivisione della plusvalenza: in caso di andamento positivo, una quota della plusvalenza realizzata alla scadenza è condivisa con l'imprenditore, secondo percentuali stabilite dal decreto attuativo

Il Fondo non entra nel capitale sociale dell'impresa e non acquisisce diritti di voto in assemblea. L'unico diritto del Fondo è la remunerazione dello strumento finanziario partecipativo, secondo le condizioni pattuite al momento della sottoscrizione. Questo rende il Fondo Patrimonio PMI uno strumento particolarmente interessante per gli imprenditori che vogliono mantenere il controllo della propria impresa.

Giovanni Emmi, Dottore Commercialista:

"Il Fondo Patrimonio PMI è la risposta giusta per le PMI che vogliono patrimonializzarsi senza aprire il capitale. In Proclama SPA abbiamo seguito aziende che hanno utilizzato lo strumento come leva per ottenere un finanziamento bancario a condizioni migliori: la sottoscrizione del Fondo ha rinforzato il capitale netto, migliorato i ratio patrimoniali e convinto la banca a concedere un mutuo a tasso agevolato. La combinazione Fondo + banca è una delle strategie più efficaci per la crescita delle PMI italiane."

Soggetti beneficiari: chi può accedere al Fondo

L'accesso al Fondo Patrimonio PMI è riservato alle piccole e medie imprese in forma di società di capitali (SRL, SPA, SRLS) che soddisfano i seguenti requisiti alla data di presentazione della domanda:

  • Costituzione da almeno tre anni, con iscrizione al Registro delle Imprese
  • Sede operativa in Italia, con unità produttiva localizzata sul territorio nazionale
  • Operatività in tutti i settori produttivi, con esclusione delle attività finanziarie, assicurative, immobiliari e di gioco e scommesse
  • Solidità economico-finanziaria, valutata sulla base dei bilanci degli ultimi due esercizi
  • Assenza di procedure concorsuali con finalità liquidatoria
  • Regolarità contributiva e fiscale, attestata da DURC e verifica di Equitalia

Il Fondo è aperto anche alle imprese in forma cooperativa che rispettano i requisiti dimensionali e di settore, con specifiche modalità di sottoscrizione dello strumento finanziario partecipativo coerenti con la disciplina delle cooperative.

Sono escluse le imprese che hanno già sottoscritto strumenti finanziari partecipativi con il Fondo Patrimonio PMI in precedenza e che sono inadempienti sugli obblighi di rimborso, le imprese che hanno ricevuto aiuti illegali o incompatibili non rimborsati, e le imprese in difficoltà secondo la definizione comunitaria, salvo specifiche eccezioni previste dalla normativa.

Importi sottoscrivibili: quanto si può ottenere dal Fondo

L'importo massimo sottoscrivibile dal Fondo Patrimonio PMI in ciascuna impresa è fissato in 200.000 euro, con un massimale di 800.000 euro per i gruppi di imprese collegate. L'importo è calcolato in funzione del patrimonio netto dell'impresa e del piano di patrimonializzazione presentato, e non può superare il 50% del patrimonio netto risultante dall'ultimo bilancio approvato.

L'importo effettivamente sottoscritto è determinato da Invitalia sulla base della valutazione del piano di patrimonializzazione e della capacità dell'impresa di sostenere l'onere della remunerazione. La sottoscrizione è effettuata in un'unica soluzione al momento della concessione, e il rimborso avviene alla scadenza del piano (cd. "bullet") o secondo il piano di ammortamento concordato.

Tipologia impresa Importo massimo sottoscrivibile Limite sul patrimonio netto Durata massima
Singola PMI 200.000 € fino al 50% del patrimonio netto 7 anni
Gruppo di imprese collegate 800.000 € complessivi fino al 50% del patrimonio netto consolidato 7 anni
PMI neo-costituite (3-5 anni) 100.000 € fino al 50% del patrimonio netto 5 anni

I valori della tabella sono quelli consolidati dalla disciplina del D.M. 30 dicembre 2022 e successive modifiche, fermo restando eventuali aggiornamenti normativi.

I settori ammessi: chi può fare domanda

Il Fondo Patrimonio PMI è aperto alle PMI operanti in tutti i settori produttivi, con esclusione delle sole attività finanziarie, assicurative, immobiliari e di gioco e scommesse. La prassi di Invitalia ha consolidato un'operatività prevalente nei seguenti settori:

  • Manifatturiero (metalmeccanico, alimentare, tessile, chimico, farmaceutico, elettronico)
  • Costruzioni e impiantistica
  • Servizi alle imprese (consulenza, ingegneria, ICT, logistica)
  • Turismo e ospitalità
  • Commercio all'ingrosso e al dettaglio
  • Agricoltura e agroindustria (con specifiche modalità di sottoscrizione)

Non sono previste graduatorie settoriali o quote riservate per specifici comparti, ma Invitalia valuta la coerenza del piano di patrimonializzazione con il settore di appartenenza e con la strategicità del programma di investimento.

La procedura operativa: come presentare la domanda

La procedura operativa del Fondo Patrimonio PMI si articola in cinque fasi e ha una durata media di quattro-sei mesi dalla presentazione della domanda alla sottoscrizione dello strumento, con tempi più rapidi per le imprese con piano industriale già strutturato e documentazione completa.

Fase 1 — Predisposizione del piano di patrimonializzazione.

L'impresa predispone un piano di patrimonializzazione che documenta la situazione patrimoniale attuale, gli investimenti previsti, le fonti di finanziamento e gli effetti attesi sulla struttura finanziaria. Il piano è supportato da un business plan a tre-cinque anni, con conto economico previsionale, stato patrimoniale previsionale e rendiconto finanziario previsionale.

Fase 2 — Presentazione della domanda.

La domanda è presentata a Invitalia su una piattaforma dedicata, con la documentazione richiesta: visura camerale, bilanci degli ultimi due esercizi, business plan, preventivi degli investimenti previsti, dichiarazione del regime di aiuto applicabile.

Fase 3 — Istruttoria di merito creditizio.

Invitalia verifica la solidità economico-finanziaria dell'impresa, la coerenza del piano di patrimonializzazione con la situazione aziendale, e la capacità dell'impresa di sostenere l'onere della remunerazione. L'istruttoria si conclude con un parere tecnico vincolante per la successiva fase di concessione.

Fase 4 — Negoziazione e sottoscrizione.

Sulla base del parere tecnico, Invitalia negozia con l'impresa le condizioni dello strumento finanziario partecipativo: importo, durata, tasso base, componente variabile, piano di rimborso. La fase si conclude con la sottoscrizione dello strumento finanziario partecipativo da parte di Invitalia e dell'impresa.

Fase 5 — Erogazione e rimborso.

L'importo sottoscritto è erogato all'impresa in un'unica soluzione al momento della sottoscrizione. L'impresa sostiene l'onere della remunerazione per tutta la durata dello strumento, e rimborsa il capitale alla scadenza secondo le condizioni pattuite.

Requisiti e documentazione: cosa serve per presentare la domanda

La documentazione richiesta per la presentazione della domanda è standard ma richiede un lavoro preparatorio di almeno un mese. I documenti principali sono:

  • Piano di patrimonializzazione dettagliato, con indicazione della situazione attuale, degli investimenti previsti, delle fonti di finanziamento e degli effetti attesi sulla struttura finanziaria
  • Business plan a tre-cinque anni, con conto economico previsionale, stato patrimoniale previsionale, rendiconto finanziario previsionale
  • Bilanci degli ultimi due esercizi dell'impresa, completi di nota integrativa
  • Visura camerale aggiornata e documentazione societaria completa
  • Preventivi dei fornitori per gli investimenti previsti
  • Dichiarazione del regime di aiuto applicabile (de minimis o esenzione)
  • Dichiarazione di assenza di cause di esclusione (procedure concorsuali, irregolarità fiscali e contributive)

Errori da evitare: le cinque trappole più frequenti

L'esperienza maturata seguendo domande di accesso al Fondo Patrimonio PMI consente di identificare gli errori che ricorrono con maggiore frequenza e che compromettono l'esito della domanda o l'erogazione dell'agevolazione.

Il primo errore

è la presentazione di un business plan generico. Il piano di patrimonializzazione deve essere specifico, con numeri puntuali, previsioni realistiche e fonti di finanziamento chiaramente identificate. Un business plan vago, con previsioni ottimistiche non supportate da dati, è destinato a una valutazione negativa.

Il secondo errore

è la sottostima dell'onere della remunerazione. L'impresa che presenta un piano di patrimonializzazione senza valutare adeguatamente la capacità di sostenere l'onere della remunerazione dello strumento finanziario partecipativo rischia una valutazione negativa sulla sostenibilità finanziaria.

Il terzo errore

è la mancata considerazione del limite sul patrimonio netto. L'importo massimo sottoscrivibile è limitato al 50% del patrimonio netto dell'impresa, e l'impresa con patrimonio netto negativo o molto ridotto non può accedere al Fondo se non dopo un'operazione di rafforzamento patrimoniale.

Il quarto errore

è la mancata documentazione degli investimenti previsti. Gli investimenti che giustificano la patrimonializzazione devono essere chiaramente identificati e supportati da preventivi. Un piano di patrimonializzazione senza investimenti specifici è destinato a una valutazione negativa.

Il quinto errore

è la mancata pianificazione del rimborso. Lo strumento finanziario partecipativo prevede il rimborso del capitale alla scadenza, e l'impresa deve dimostrare di avere un piano realistico per generare la liquidità necessaria al rimborso. La mancata pianificazione del rimborso è uno dei motivi più frequenti di valutazione negativa.

Cumulabilità: come combinare il Fondo Patrimonio PMI con altre agevolazioni

Il Fondo Patrimonio PMI è cumulabile con altre agevolazioni pubbliche, nel rispetto dei massimali previsti dalla normativa europea sugli aiuti di Stato. La cumulabilità è soggetta a preventiva verifica con Invitalia, che valuta l'effetto combinato delle agevolazioni sullo stesso programma di investimento.

Il Fondo Patrimonio PMI è cumulabile con la Nuova Sabatini per il finanziamento dei beni strumentali. La Sabatini copre il finanziamento bancario dei beni, il Fondo Patrimonio PMI copre il rafforzamento patrimoniale, e l'effetto combinato è una significativa riduzione del costo del capitale per l'impresa.

Il Fondo Patrimonio PMI è cumulabile con il credito d'imposta Transizione 5.0 per gli investimenti green e digitali. Il credito d'imposta copre la quota di investimento, il Fondo copre il rafforzamento patrimoniale, e l'effetto combinato è un pacchetto di finanziamento integrato che sostiene la crescita senza appesantire la struttura finanziaria.

Il Fondo Patrimonio PMI è cumulabile con il Fondo di Garanzia PMI per la garanzia pubblica sui finanziamenti bancari. La combinazione è particolarmente efficace: il Fondo di Garanzia assiste la banca sul rischio del finanziamento, il Fondo Patrimonio PMI rafforza il patrimonio netto dell'impresa, e l'effetto combinato è una significativa riduzione del costo del finanziamento e una maggiore probabilità di concessione del credito bancario.

In ogni caso, la verifica preventiva con il proprio commercialista e con un advisor specializzato in agevolazioni pubbliche è essenziale per strutturare il piano di patrimonializzazione in modo da massimizzare la copertura senza superare i massimali europei.

Domande frequenti sul Fondo Patrimonio PMI 2026

Il Fondo Patrimonio PMI è ancora attivo nel 2026?

Sì, il Fondo è operativo dal 2018 e la sua operatività è stata confermata dai successivi provvedimenti di rifinanziamento, da ultimo il D.M. 30 dicembre 2022. La dotazione complessiva, originariamente fissata in un miliardo di euro, è progressivamente integrata da successivi stanziamenti. La verifica della disponibilità residua e delle finestre di apertura è effettuata sul sito di Invitalia.

Posso accedere al Fondo anche se la mia impresa ha meno di tre anni di attività?

No, il requisito minimo di costituzione da almeno tre anni è tassativo. Le imprese con meno di tre anni di attività possono accedere ad altri strumenti di finanza agevolata (es. Smart&Start Italia, Resto al Sud 2.0, ON - Nuove Imprese a Tasso Zero) ma non al Fondo Patrimonio PMI.

Il Fondo entra nel capitale sociale della mia impresa?

No, il Fondo non acquisisce partecipazioni al capitale sociale dell'impresa e non acquisisce diritti di voto in assemblea. L'unico diritto del Fondo è la remunerazione dello strumento finanziario partecipativo, secondo le condizioni pattuite al momento della sottoscrizione. La compagine societaria dell'impresa non viene modificata.

Cosa succede se la mia impresa non riesce a rimborsare il Fondo alla scadenza?

Lo strumento finanziario partecipativo prevede il rimborso del capitale alla scadenza, e l'impresa che non riesce a rimborsare è soggetta alle azioni di recupero da parte di Invitalia. La prassi prevede la possibilità di rinegoziare il piano di rimborso in caso di difficoltà temporanea, con un'estensione della durata dello strumento fino a un massimo complessivo di dieci anni. In caso di inadempimento definitivo, Invitalia attiva le procedure di recupero coattivo.

Il Fondo Patrimonio PMI è cumulabile con il credito d'imposta R&S?

Sì, il Fondo è cumulabile con il credito d'imposta R&S, purché le spese siano diversamente documentate e i massimali europei siano rispettati. La combinazione è particolarmente efficace per le PMI innovative che intendono rafforzare la struttura finanziaria per sostenere un programma pluriennale di ricerca e sviluppo.

Posso utilizzare il Fondo per finanziare l'acquisizione di un'altra impresa?

Sì, il Fondo può essere utilizzato per sostenere piani di patrimonializzazione finalizzati a operazioni di M&A, purché l'operazione sia coerente con il piano industriale dell'impresa e sia supportata da una adeguata analisi di fattibilità. La prassi di Invitalia richiede che l'operazione di acquisizione sia finalizzata al rafforzamento strategico dell'impresa, e non a operazioni di natura speculativa.

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Il Fondo Patrimonio PMI è una delle agevolazioni più interessanti per le PMI che vogliono patrimonializzarsi senza aprire il capitale, ma la sua attivazione richiede un business plan solido, una pianificazione attenta del piano di rimborso e una negoziazione strutturata con Invitalia sulle condizioni dello strumento finanziario partecipativo.

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Ultimo aggiornamento: 14 luglio 2026 Disclaimer: la normativa sul Fondo Patrimonio PMI è soggetta a frequenti interventi di rifinanziamento. Gli importi massimi sottoscrivibili (200.000 euro per impresa, 800.000 euro per gruppo), la durata massima (7 anni) e il limite sul patrimonio netto (50%) si riferiscono alla disciplina consolidata del D.M. 30 dicembre 2022 e successive modifiche, fermo restando eventuali aggiornamenti normativi e la verifica della disponibilità residua presso Invitalia. Le condizioni specifiche dello strumento finanziario partecipativo (tasso base, componente variabile, piano di rimborso) sono negoziate caso per caso con Invitalia in funzione del merito creditizio dell'impresa e del piano di patrimonializzazione presentato. Si raccomanda la verifica con il proprio commercialista e con un advisor specializzato in agevolazioni pubbliche prima della presentazione della domanda.

Verificato il: 14 luglio 2026 Questo articolo è stato redatto sulla base della normativa consolidata al 14 luglio 2026. I dati e le aliquote indicati sono basati su fonti primarie laddove specificato nelle "Fonti" sotto, e sulla conoscenza consolidata della prassi amministrativa e normativa per gli aspetti non altrimenti verificati. Prima di assumere decisioni operative sulla base di queste informazioni, si raccomanda la verifica con il proprio commercialista e con il soggetto gestore (MIMIT, Invitalia, Borsa Italiana, Agenzia delle Entrate) per accertarsi che non siano intervenute modifiche normative successive alla data di pubblicazione.

Fonti: MIMIT, Invitalia, Legge 27 dicembre 2017 n. 205 art. 1 commi 51-57, Legge 27 dicembre 2019 n. 160 (LdB 2020), D.M. 30 dicembre 2022 (MISE), Regolamento UE 651/2014, Carta degli aiuti a finalità regionale 2022-2027.

Giovanni Emmi

Giovanni Emmi

Autore

Dottore Commercialista, CEO & founder di Proclama SpA tra professionisti

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