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pianificazione-patrimoniale
30/06/2026
16 min
Redazione SRLOnline

Come passare la SRL ai figli nel 2026: 3 strumenti a confronto (patto di famiglia, holding familiare, donazione)

Guida completa al passaggio generazionale della SRL: patto di famiglia, holding familiare e donazione confrontati con costi, tempi, fiscalità e casi d'uso reali.

Come passare la SRL ai figli nel 2026: 3 strumenti a confronto (patto di famiglia, holding familiare, donazione)
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30/06/2026
16 min
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Per un imprenditore che ha costruito un'azienda in venti o trent'anni, il passaggio generazionale non è una scelta tecnica: è una decisione personale e strategica che tocca famiglia, ricchezza accumulata e identità professionale. In Italia circa il 60% delle PMI familiari non sopravvive al primo ricambio generazionale, e la causa non è quasi mai il mercato. È la mancanza di una pianificazione fatta per tempo, con gli strumenti giuridici e fiscali adatti.

Quando si parla di passare una SRL ai figli, in realtà non esiste "un" modo per farlo: esistono almeno tre strade principali, ciascuna con costi, tempi, vantaggi fiscali e livelli di complessità diversi. La scelta sbagliata può costare decine di migliaia di euro in imposte non ottimizzate, liti tra fratelli o, nei casi peggiori, la vendita forzata dell'azienda per pagare le quote di legittima.

Questa guida mette a confronto patto di famiglia, holding familiare e donazione diretta delle quote partendo da una domanda concreta: in quale situazione conviene davvero ciascuno strumento? La risposta non è univoca, ma esistono scenari ricorrenti in cui uno dei tre è nettamente più efficiente degli altri.

In breve

  • patto di famiglia: è lo strumento specifico per trasferire l'azienda a uno o più figli con esenzione totale dalle imposte, ma richiede di liquidare in denaro (o beni) gli altri legittimari entro 5 anni;
  • holding familiare: serve quando si vuole consolidare la governance, gestire più società tra fratelli o preparare una cessione graduale, con fiscalità di gruppo e protezione patrimoniale;
  • donazione diretta delle quote: è la via più semplice e rapida, ma espone al rischio di lesione della quota di legittima degli altri figli e non sempre è fiscalmente neutra.

Il passaggio generazionale non è un evento: è un processo

Uno degli errori più diffusi è pensare al passaggio generazionale come a un atto singolo: una firma dal notaio, una donazione, un trasferimento di quote. In realtà si tratta di un processo che parte almeno 5-10 anni prima rispetto al momento in cui l'imprenditore intende uscire dall'operatività.

Le ragioni sono tre. La prima è fiscale: anticipare consente di usare correttamente le franchigie e le agevolazioni, evitando di concentrare il trasferimento in un anno solo (con aliquote marginali alte e rischio di superare le soglie di esenzione). La seconda è familiare: dare tempo ai figli significa capire chi è davvero interessato a entrare in azienda, chi preferisce altri percorsi, e come gestire le legittime aspettative di ciascuno. La terza è organizzativa: una governance scritta e condivisa prima del passaggio riduce i conflitti che emergono inevitabilmente dopo.

In questo contesto i tre strumenti non sono alternativi in senso stretto: si possono combinare. Una donazione iniziale di quote a un figlio che già lavora in azienda, seguita dopo qualche anno da un patto di famiglia per consolidare la governance, è una sequenza frequente. L'importante è che la sequenza sia pianificata da un professionista che conosca sia il diritto successorio sia la fiscalità d'impresa, perché un errore nella prima fase può pregiudicare l'efficacia delle fasi successive.

Patto di famiglia: lo strumento specifico per l'azienda

Il patto di famiglia è disciplinato dagli artt. 768-bis e ss. del codice civile ed è stato introdotto in Italia con la legge 55/2006. È l'unico strumento che permette di trasferire l'azienda (o le partecipazioni societarie) a uno o più discendenti con esenzione totale dalle imposte di donazione e successione, a condizione che gli altri legittimari (coniuge e figli non assegnatari) vengano liquidati con una quota di legittima calcolata sul valore dell'azienda stessa.

I requisiti per ottenere l'agevolazione sono contenuti nell'art. 3, commi 4-ter e 4-quater, del D.Lgs. 346/1990 (Testo Unico sulle successioni e donazioni): il valore dei beni trasferiti deve rientrare nelle franchigie previste per i parenti in linea retta (1 milione di euro moltiplicato per il numero dei beneficiari), l'azienda deve essere effettivamente proseguita dai discendenti per almeno 5 anni, e l'impegno alla prosecuzione deve essere assunto con il patto stesso.

Il vero nodo del patto di famiglia è la liquidazione dei legittimari non assegnatari. Chi non riceve l'azienda deve ricevere una somma di denaro (o beni di pari valore) pari alla quota di legittima che gli spetterebbe in caso di successione. Questa liquidazione può avvenire al momento della stipula del patto, oppure entro un anno dal patto (con possibilità di proroga fino a 5 anni per comprovate esigenze). In pratica, su un'azienda valutata 2 milioni di euro con due figli, se uno entra e l'altro no, il secondo ha diritto a circa 500.000 euro da versare in denaro: una cifra che spesso costringe a una pianificazione finanziaria anticipata.

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Dal punto di vista operativo, il patto richiede: perizia di stima giurata dell'azienda, atto pubblico davanti a notaio, trascrizione al Registro Imprese, comunicazione ai legittimari non assegnatari, e iscrizione di ipoteca legale sui beni trasferiti (a garanzia del pagamento della legittima). Non è una procedura leggera, ma è l'unica che offre certezza del risultato fiscale se ben impostata.

Holding familiare: consolidare prima di trasferire

La holding familiare non è un contratto come il patto di famiglia, ma una società (tipicamente una SRL o, per patrimoni più grandi, una SPA) che viene costituita per detenere le partecipazioni delle società operative. Il passaggio generazionale avviene donando o vendendo le quote della holding ai figli, anziché direttamente le quote delle società operative.

Questo schema è efficace in due scenari tipici. Il primo è quando la famiglia ha più società operative (ad esempio una SRL industriale, una SRL immobiliare, una SRL commerciale): la holding diventa il contenitore unico, semplifica la governance e permette di trasferire ai figli quote di un unico veicolo anziché partecipazioni sparse. Il secondo è quando si vuole anticipare il passaggio mantenendo il controllo: l'imprenditore può costituire la holding, conferirvi la società operativa, e poi cedere ai figli il 30-50% delle quote della holding nel tempo, riservandosi il pacchetto di maggioranza (e quindi il controllo) fino al momento dell'uscita definitiva.

La fiscalità della holding è uno dei suoi vantaggi principali, ma richiede attenzione. Le plusvalenze realizzate dalla holding su una futura cessione della partecipata sono esenti al 95% (regime della participation exemption, art. 87 TUIR) se la partecipazione è detenuta da almeno 12 mesi e la società operativa è residente fiscale in Italia. I dividendi distribuiti dalla partecipata alla holding sono a loro volta esenti al 95% (art. 89 TUIR). Quando la holding distribuisce a sua volta ai soci persone fisiche, i dividendi tornano tassabili in IRPEF, ma con aliquote che possono essere ottimizzate.

Sul fronte dei costi, la holding ha un impatto non trascurabile: costituzione (notaio, circa 2.000-3.000 euro), perizia di conferimento (obbligatoria per conferimenti di partecipazioni in SRL, con costi variabili tra 3.000 e 10.000 euro a seconda della complessità), commercialista per la tenuta della contabilità separata, e obblighi dichiarativi aggiuntivi. In cambio, offre protezione del patrimonio personale (i soci della holding non rispondono dei debiti delle società operative) e una governance chiara per i passaggi successivi.

Donazione di quote SRL: la via diretta, con le dovute cautele

La donazione delle quote di SRL è lo strumento più intuitivo: l'imprenditore trasferisce direttamente le partecipazioni ai figli con un atto pubblico. È una soluzione che funziona bene in famiglie con un solo figlio interessato all'azienda o quando l'azienda ha un valore contenuto, tale da non creare problemi di lesione della legittima.

Sul piano fiscale, si applica l'imposta di donazione con la franchigia di 1 milione di euro per ciascun beneficiario in linea retta (art. 13, comma 2-bis, D.Lgs. 346/1990): in presenza di due figli entrambi beneficiari, la franchigia complessiva è di 2 milioni di euro. Sopra la franchigia, l'aliquota è del 4% per il coniuge e i parenti in linea retta. Una donazione di quote del valore di 800.000 euro a un figlio è quindi completamente esente da imposta di donazione. Sotto questo profilo, la donazione "semplice" è fiscalmente leggera.

Novità 2025 sul cumulo donazione-successione.

Dal 1° gennaio 2025 (D.Lgs. 139/2024, art. 1, comma 1, lettera i, n. 3) è stato abrogato il comma 4 dell'art. 8 del Testo Unico Successioni e Donazioni, che prevedeva il cosiddetto coacervo successorio: le donazioni fatte in vita dal defunto non vengono più sommate al valore dell'asse ereditario per calcolare l'imposta di successione. In altre parole, se un genitore ha donato negli anni 1,5 milioni di euro a un figlio e poi lascia in successione ulteriori 1 milione di euro, la franchigia si applica al solo milione successorio, senza cumulo con la donazione precedente. Resta invece in vigore il coacervo donativo (art. 57 D.Lgs. 346/1990), per cui più donazioni allo stesso beneficiario si sommano tra loro ai fini della franchigia. Questa modifica rende la pianificazione per fasi (donazione in vita + patto di famiglia o testamento) ancora più efficiente, perché ogni trasferimento conserva la propria franchigia autonoma.

I problemi arrivano sul piano civile. La donazione di quote deve rispettare i diritti dei legittimari (coniuge e figli non beneficiari). Se la donazione supera la quota di cui il donante può disporre liberamente (la cosiddetta quota disponibile), i legittimari non assegnatari possono agire per riduzione della donazione (art. 553 c.c.) entro 10 anni dall'apertura della successione. Questo significa che, in assenza di patto di famiglia, donare la totalità della SRL a un solo figlio espone al rischio concreto di una lite familiare, con esiti spesso peggiori del passaggio stesso.

Un altro aspetto da considerare è la prelazione statutaria. La maggior parte degli statuti SRL prevede il diritto di prelazione dei soci sulle quote in caso di trasferimento (art. 2469 c.c.). Se lo statuto non viene aggiornato o se non si prevede espressamente l'esclusione della prelazione per le donazioni, l'operazione può bloccarsi perché gli altri soci hanno diritto di acquistare le quote prima del terzo (in questo caso, il figlio). Questo è un errore frequente che allunga i tempi e genera costi legali imprevisti.

Tabella di confronto tra i 3 strumenti

Aspetto Patto di famiglia Holding familiare Donazione quote
Finalità principale Trasferire l'azienda a 1+ figli con esenzione Consolidare governance e gestire più società Trasferire quote in modo rapido
Strumento giuridico Contratto ex art. 768-bis c.c. Società di capitali (SRL/SPA) Atto pubblico di donazione
Costo di avvio 5.000-15.000 € (notaio + perizia) 8.000-20.000 € (costituzione + conferimento) 2.000-5.000 € (notaio + perizia)
Tempi di esecuzione 2-4 mesi 3-6 mesi 1-2 mesi
Fiscalità Esenzione totale se requisiti + franchigie PEX 95% plusvalenze, dividendi 95% esenti 4% sopra franchigia 1M per figlio
Protezione legittimari Obbligo di liquidazione entro 5 anni Indiretta, tramite governance holding Richiede equilibrio quote
Governance post-passaggio Mantenuta, ma figlio subentra Centralizzata nella holding Richiede aggiornamento statuto
Quando conviene 1 figlio in azienda, altri vogliono liquidità Più società, passaggio graduale, M&A futuro Valori contenuti, 1 solo erede
Rischio principale Liquidazione legittimari onerosa Costi di gestione, fiscalità complessa Lesione legittima, lite familiare

Quale strumento scegliere: 4 scenari reali

Non esiste una regola universale, ma nella pratica quattro scenari ricorrenti aiutano a orientare la scelta. Il primo è quello di un imprenditore con due figli, uno solo in azienda: il patto di famiglia è quasi sempre la strada migliore, perché consente di esentare le imposte e risolvere il conflitto potenziale sulla legittima liquidando in denaro il figlio che non entra. Il secondo scenario è quello di una famiglia con più società operative e figli destinati a gestirne di diverse: la holding familiare permette di dare a ciascun figlio una partecipazione su un veicolo unico, mantenendo la possibilità di "scorporare" in futuro le singole società senza rifare il passaggio.

Il terzo scenario è il passaggio graduale in 5-10 anni con l'imprenditore che vuole mantenere il controllo fino a un'età definita: in questo caso la holding è più adatta, perché permette di cedere progressivamente quote senza dover rifare l'atto ogni volta. Il quarto scenario, il più semplice, è un'impresa di valore contenuto (sotto 1-1,5 milioni) con un unico erede designato: la donazione diretta delle quote, eventualmente accompagnata da un testamento che rafforzi la posizione del donatario, è sufficiente e molto meno costosa.

Segnali che indicano la necessità di agire subito

  • l'imprenditore ha superato i 60 anni e non ha ancora scritto nulla sulla successione;
  • lo statuto SRL contiene clausole di prelazione generiche che possono bloccare trasferimenti futuri;
  • in famiglia ci sono figli con situazioni patrimoniali molto diverse (uno in azienda, altri con carriere esterne);
  • l'azienda è prossima a una soglia di valore che rende la donazione fiscalmente penalizzante;
  • si prevede una futura cessione dell'azienda (a terzi o con management buy-out) e si vuole ottimizzare la fiscalità della vendita.

Errori che costano cari nella pianificazione

Gli errori più gravi nel passaggio generazionale raramente emergono subito: emergono al momento dell'apertura della successione o quando i figli litigano. La maggior parte di essi è prevedibile, e il danno si riduce drasticamente se affrontati per tempo con il supporto di professionisti complementari (commercialista, notaio, avvocato tributarista).

Errori ricorrenti da evitare

  • sottovalutare la quota di legittima: in Italia non si può disporre liberamente di tutto il patrimonio, e un'azienda lasciata "in parti uguali" a figli con interessi diversi genera conflitti che il testamento non risolve;
  • non aggiornare lo statuto SRL: clausole di prelazione generiche, clausole di gradimento troppo severe, o limiti al trasferimento mortis causa possono rendere impraticabile qualsiasi piano di passaggio;
  • confondere donazione e vendita: vendere le quote a un figlio a un prezzo molto inferiore al valore di perizia è considerato donazione indiretta dall'Agenzia delle Entrate, con conseguenze su imposte e legittima; meglio dichiarare apertamente la donazione e usare gli strumenti previsti;
  • sottovalutare l'impatto del Codice della Crisi (D.Lgs. 14/2019): un'azienda che presenta segnali di crisi non è cedibile tramite patto di famiglia, e una holding costruita su una società in sofferenza eredita le criticità.

Per ridurre il rischio, la raccomandazione operativa è una sola: coinvolgere professionisti diversi (commercialista, notaio, avvocato tributarista) in una fase preliminare, prima che la decisione sia definitiva. Un passaggio generazionale ben impostato si costruisce con almeno 24-36 mesi di anticipo e richiede un'analisi congiunta di aspetti civilistici, fiscali e organizzativi.

Disclaimer costi e validità normativa.

I costi indicativi riportati in questo articolo (range per notaio, perizia, costituzione holding, imposte) si riferiscono a operazioni di media complessità su SRL di piccole e medie dimensioni e possono variare significativamente in base a territorio, professionista, dimensione e complessità del patrimonio, eventuali contenziosi pregressi e tariffe applicate. Le aliquote, franchigie e requisiti PEX citati fanno riferimento alla normativa italiana in vigore al 30 giugno 2026 e alla prassi dell'Agenzia delle Entrate disponibile alla stessa data. Eventuali modifiche introdotte da leggi di bilancio successive, circolari AdE o interventi normativi possono modificare il quadro descritto: prima di procedere con l'operazione è sempre opportuno verificare l'aggiornamento normativo e richiedere una consulenza personalizzata.

FAQ: domande frequenti sul passaggio generazionale della SRL

Il patto di famiglia è sempre la scelta migliore?

No. Il patto di famiglia è lo strumento più efficiente quando c'è un solo assegnatario e gli altri legittimari accettano la liquidazione. In presenza di più figli che vogliono entrare in azienda, la holding familiare offre una governance più flessibile. La donazione diretta resta la soluzione più leggera per patrimoni contenuti.

Quanto costa in totale un passaggio generazionale "ben fatto"?

Il costo varia molto in base alla complessità: una donazione semplice si aggira sui 3.000-5.000 euro (notaio, perizia, imposta di registro), un patto di famiglia tra 5.000 e 15.000 euro, una holding familiare tra 8.000 e 20.000 euro. A questi vanno aggiunti i costi ricorrenti di commercialista e, se previsto, di un advisor indipendente.

Posso donare le quote a un solo figlio senza ledere la legittima degli altri?

Sì, ma solo entro la quota disponibile del patrimonio, che dipende dal numero di legittimari e dalla presenza del coniuge. Per un imprenditore con coniuge e due figli, la quota disponibile è circa il 25% del patrimonio complessivo. Oltre, si entra in lesione di legittima e la donazione è soggetta a riduzione.

Quando conviene costituire una holding familiare?

Quando ci sono più società operative da gestire, quando si vuole un passaggio generazionale graduale, o quando si prevede una futura operazione di M&A. Per un'impresa singola con un passaggio in un'unica soluzione, la holding è spesso un costo non giustificato.

La holding familiare conviene anche fiscalmente se poi si esce con una vendita?

Sì, se i requisiti della participation exemption sono rispettati (art. 87 TUIR): possesso ininterrotto di almeno 12 mesi, classificazione della partecipazione tra le immobilizzazioni finanziarie nel bilancio della holding, residenza fiscale della partecipata in Italia o in Stato UE/SEE con adeguato scambio di informazioni, esercizio effettivo di un'attività commerciale da parte della partecipata (con presunzione di non sussistenza per società il cui patrimonio è prevalentemente immobiliare, esclusi gli immobili strumentali), e non società di comodo. In quel caso il 95% della plusvalenza è esente da IRES. Senza holding, la plusvalenza su cessione diretta di quote da persona fisica è tassata IRPEF con aliquota marginale fino al 43%.


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Membro del team SRLonline, specializzato in consulenza aziendale e servizi per SRL.

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