Aggiornato al 7 settembre 2026 · Fonte: TUIR (artt. 87 e 89), D.L. 27 marzo 2026, n. 38 convertito con L. 22 maggio 2026, n. 88
La doppia tassazione è uno dei problemi più noti per chi possiede una SRL e distribuisce utili agli soci: gli stessi soldi vengono tassati due volte, prima nella società con l'IRES e poi nelle tasche dei soci con le imposte personali. Questo meccanismo erode significativamente il patrimonio creato con l'attività imprenditoriale, specialmente quando i profitti sono elevati. La holding SRL rappresenta una delle soluzioni più efficaci per mitigare questo problema, permettendo di pianificare in modo strategico come distribuire i profitti accumulati e quando farlo, riducendo significativamente il carico fiscale complessivo. La holding, inoltre, offre una protezione del patrimonio aggiuntiva separando gli asset operativi da quelli finanziari, creando un "scudo" legale tra i rischi dell'attività e la ricchezza accumulata.
Il 2026 è stato un anno movimentato per la tassazione delle holding e dei dividendi. La Legge di Bilancio 2026 (L. 30 dicembre 2025, n. 199) aveva inizialmente introdotto soglie minime di accesso all'esenzione (5% del capitale o 500.000€ di valore fiscale), ma il D.L. 27 marzo 2026, n. 38 (convertito con L. 22 maggio 2026, n. 88) ha cancellato queste soglie con effetto retroattivo dal 1° gennaio 2026, ripristinando integralmente il regime previgente degli artt. 87 e 89 del TUIR. Oggi, quindi, la holding SRL continua a beneficiare dell'esclusione del 95% dei dividendi dalla base imponibile IRES senza alcun requisito dimensionale della partecipazione, rendendo lo strumento adatto anche a chi detiene partecipazioni di minoranza. La convenienza resta legata soprattutto alla pianificazione del lungo periodo, per gli imprenditori che hanno superato la soglia del regime forfettario e devono confrontarsi con tassazioni personali superiori al 40%.
In Breve
- Dividendi in holding: i dividendi percepiti da una holding SRL sono esclusi dal reddito imponibile IRES al 95% (art. 89 TUIR); solo il 5% è tassato con IRES al 24%, con un prelievo effettivo dell'1,2% sul dividendo lordo
- Nessuna soglia minima: il D.L. 38/2026 ha abolito retroattivamente (dal 1° gennaio 2026) i requisiti del 5% del capitale o dei 500.000€ di valore fiscale introdotti dalla Legge di Bilancio 2026
- PEX sulle plusvalenze: per le cessioni di partecipazioni resta valido l'art. 87 TUIR con i 4 requisiti storici (possesso di almeno 12 mesi, iscrizione tra le immobilizzazioni finanziarie, residenza della partecipata fuori dai paradisi fiscali, effettiva attività commerciale)
- La holding conviene quando il fatturato supera i 60-70.000€ o quando si vuole pianificare la successione generazionale e proteggere il patrimonio accumulato
Cos'è una holding SRL e come funziona
Una holding SRL è una società a responsabilità limitata che detiene partecipazioni in altre società, senza svolgere direttamente un'attività operativa. La sua funzione principale è quella di controllare e coordinare altre società, chiamate "operating", che svolgono l'attività imprenditoriale vera e propria. Questo schema si presta a diverse configurazioni: un imprenditore può costituire una holding che detiene il 100% della sua SRL operativa, oppure può strutturarsi con una holding che controlla più società operativi attive in settori diversi, creando un gruppo societario con benefici fiscali e organizzativi.
Dal punto di vista giuridico, la holding è una SRL a tutti gli effetti: deve avere un capitale sociale minimo di un euro (anche se nella pratica si costituisce con importi più elevati per credibilità), deve essere iscritta al Registro Imprese e deve rispettare tutti gli adempimenti contabili e fiscali previsti per le società di capitali. Tra questi rientrano anche gli obblighi di comunicazione all'Archivio Rapporti Finanziari per le holding che superano il test di prevalenza: vedi la nostra guida agli obblighi e sanzioni ARF per holding SRL. La differenza chiave sta nell'oggetto sociale, che è limitato alla detenzione e gestione di partecipazioni in altre società, alla gestione di patrimoni immobiliari o finanziari, e all'erogazione di servizi amministrativi alle società controllate. Non svolge direttamente attività commerciale, produttiva o professionale: queste rimangono di competenza delle società operating.
Il funzionamento pratico di un gruppo holding-operating si basa su un semplice meccanismo: la holding detiene le quote della società operativa e riceve da questa i dividendi distribuiti dagli utili accumulati. Questi dividendi, invece di arrivare direttamente al socio persona fisica e venire tassati con le aliquote IRPEF più elevate, rimangono all'interno del perimetro societario. La holding può quindi reinvestire i dividendi in nuove partecipazioni, in immobili, in attività finanziarie, oppure trattenere liquidità per far fronte a esigenze future, senza che ogni movimento generi un evento tassabile per il socio. La tassazione personale viene rinviata al momento in cui il socio decide di distribuirsi gli utili dalla holding, creando così un potente strumento di pianificazione fiscale a lungo termine.
La struttura holding-operating offre anche vantaggi significativi in termini di protezione del patrimonio. Se la società operativa incorre in difficoltà o fallisce, i creditori di questa non possono aggredire il patrimonio detenuto dalla holding, che rimane separato e protetto. Questo "scudo" patrimoniale è particolarmente importante per attività ad alto rischio, come quelle nel settore edile, della ristorazione collettiva, o che operano con significativa esposizione debitoria. Inoltre, la holding può essere utilizzata per pianificare la successione generazionale: anziché trasferire direttamente le quote della società operativa ai figli, si trasferiscono le quote della holding, semplificando notevolmente le procedure successorie e riducendo i costi notarili e fiscali.
Participation Exemption (PEX) 2026: come funziona l'esenzione sui dividendi
Il regime Participation Exemption, noto come PEX, è il cuore della pianificazione fiscale delle holding SRL. Questo regime prevede che i dividendi percepiti da una società italiana detentrice di partecipazioni in altre società siano esclusi al 95% dalla formazione del reddito imponibile, purché siano rispettati determinati requisiti. In pratica, se la holding rientra nel regime PEX, i dividendi ricevuti dalla società operativa concorrono al reddito imponibile IRES della holding solo per il 5% del loro ammontare: la holding paga quindi IRES (24%) su una base molto ridotta, creando le condizioni per evitare la doppia tassazione quando gli utili arriveranno nelle tasche del socio finale.
Il 2026 è stato un anno di forte turbolenza normativa. La Legge di Bilancio 2026 (L. 30 dicembre 2025, n. 199) aveva introdotto, con decorrenza 1° gennaio 2026, due requisiti alternativi di accesso all'esenzione: una partecipazione diretta non inferiore al 5% del capitale o dei diritti di voto, oppure un valore fiscale della partecipazione non inferiore a 500.000€. Il D.L. 27 marzo 2026, n. 38 (il cosiddetto "Decreto Fiscale", convertito con L. 22 maggio 2026, n. 88) ha però cancellato queste soglie con efficacia retroattiva dal 1° gennaio 2026, ripristinando integralmente il regime previgente degli artt. 87 e 89 del TUIR. Oggi non esistono più requisiti dimensionali: l'esclusione del 95% dei dividendi si applica a prescindere dalla percentuale di partecipazione e dal valore fiscale della stessa.
Un aspetto da chiarire riguarda il cosiddetto "vincolo di durata". Per i dividendi (art. 89 TUIR) non esiste alcun periodo minimo di possesso: l'esclusione del 95% si applica dal momento in cui la partecipazione è detenuta in regime d'impresa. Il requisito dei 12 mesi di possesso ininterrotto riguarda invece le plusvalenze da cessione di partecipazioni (art. 87 TUIR), ed è rimasto invariato: la partecipazione deve essere posseduta dal primo giorno del dodicesimo mese precedente la cessione, considerando cedute per prime le azioni o quote acquisite in data più recente (criterio LIFO). La riforma 2026 non ha eliminato questo requisito, che resta uno dei quattro requisiti storici della PEX sulle plusvalenze insieme all'iscrizione tra le immobilizzazioni finanziarie, alla residenza della partecipata fuori dai paradisi fiscali e all'esercizio di un'effettiva attività commerciale.
Dal punto di vista operativo, quando la holding riceve un dividendo da una società partecipata, questo è escluso al 95% dal reddito imponibile: non concorre alla formazione del reddito IRES della holding se non per il 5% residuo, e la società erogante non applica alcuna ritenuta alla fonte quando il percipiente opera in regime d'impresa. Questo significa che la quasi totalità del dividendo può essere reinvestita senza erosione fiscale, permettendo alla holding di accumulare patrimonio in modo molto più efficiente rispetto al socio persona fisica. È importante evidenziare che l'esclusione si applica ai dividendi percepiti da società italiane o di Stati membri dell'Unione Europea e dello Spazio Economico Europeo; per i dividendi da società extracomunitarie occorre verificare il rispetto dei requisiti di cui all'art. 89, comma 2, del TUIR.
Tassazione dei dividendi 2026: le aliquote applicabili
La tassazione dei dividendi percepiti da una holding SRL dipende dal regime fiscale del percipiente. Il 2026 ha confermato, dopo il dietrofront del D.L. 38/2026, la distinzione tra dividendi percepiti da soggetti IRES (esclusi al 95%) e dividendi percepiti da persone fisiche (ritenuta del 26%), con aliquote molto diverse che rendono cruciale la corretta strutturazione della holding e delle partecipazioni. Comprendere queste differenze è essenziale per massimizzare il risparmio fiscale ed evitare sorprese in sede di dichiarazione dei redditi.
I dividendi percepiti dalla holding SRL (soggetto IRES) sono esclusi dalla formazione del reddito d'impresa nella misura del 95% del loro ammontare (art. 89 TUIR). Solo il residuo 5% concorre al reddito imponibile ed è tassato con l'IRES ordinaria al 24%: l'aliquota effettiva sul dividendo lordo è quindi pari a circa l'1,2% (24% × 5%). Non si tratta di un'imposta sostitutiva: è l'IRES ordinaria applicata su una base imponibile ridotta al 5%. La società erogante non applica alcuna ritenuta alla fonte quando il percipiente opera in regime d'impresa: il dividendo viene incassato al lordo e dichiarato nel modello Redditi SC.
I dividendi percepiti da una persona fisica che detiene la partecipazione al di fuori del regime d'impresa sono invece soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d'imposta del 26% (art. 27 DPR 600/1973), applicata dalla società erogante sull'intero ammontare del dividendo, indipendentemente dalla percentuale di partecipazione detenuta. La ritenuta è definitiva: il dividendo non confluisce nel reddito IRPEF e non genera addizionali né contribuzione INPS. Per le persone fisiche che detengono partecipazioni qualificate in regime d'impresa (imprenditori individuali e società di persone), il dividendo concorre al reddito nella misura del 58,14%, con applicazione delle aliquote IRPEF ordinarie.
La seguente tabella mostra in modo chiaro le differenze di tassazione
| Tipologia dividendo | Aliquota applicabile 2026 | Base imponibile | Tassazione effettiva su 100€ di dividendo |
|---|---|---|---|
| Dividendo a una holding SRL (IRES) | IRES 24% | 5% del dividendo (95% escluso, art. 89 TUIR) | 1,2€ |
| Dividendo a persona fisica non imprenditore | Ritenuta 26% a titolo d'imposta | 100% del dividendo | 26€ |
| Dividendo a imprenditore individuale (partecipazione qualificata) | IRPEF ordinaria | 58,14% del dividendo | Variabile (fino a ~25€ con aliquota 43%) |
È evidente che la differenza tra un dividendo percepito dalla holding e uno percepito direttamente dalla persona fisica è enorme: parliamo di una tassazione oltre venti volte inferiore. Questo spiega perché la strutturazione corretta della holding è cruciale: trattenendo gli utili nel perimetro societario, l'imprenditore rinvia la tassazione personale al momento della distribuzione, accumulando patrimonio con un prelievo effettivo dell'1,2% sul dividendo. Per un confronto completo tra i regimi di tassazione dei dividendi, consulta la nostra guida alla tassazione dei dividendi SRL 2026. La pianificazione fiscale deve quindi iniziare dalla costituzione stessa della holding, valutando i flussi di distribuzione e i tempi di prelievo più efficienti.
Quando conviene costituire una holding SRL: analisi costi-benefici
La decisione di costituire una holding SRL non deve essere mai presa a cuor leggero: si tratta di una scelta strategica che ha significativi implicazioni fiscali, operative e di costo. Non esiste una soglia di fatturato universale oltre la quale la holding diventa automaticamente conveniente, ma ci sono alcune linee guida basate sull'esperienza e sull'analisi comparativa dei diversi regimi fiscali che possono aiutare l'imprenditore a valutare se questo strumento è adatto alla propria situazione.
Un primo riferimento importante è il superamento del regime forfettario. Per i professionisti e le piccole imprese che applicano il regime forfettario con aliquota al 15% (o al 5% per i primi cinque anni), la tassazione della società è già molto vantaggiosa e la costituzione di una holding potrebbe non generare benefici significativi nel breve termine. Quando il fatturato supera la soglia di 85.000€ e si deve uscire dal forfettario, oppure quando l'attività cresce al punto che le tasse personali superano il 40%, la holding diventa molto più interessante. In questa fase, l'aliquota IRPEF marginale che si applica sul reddito del socio persona fisica è elevata, e la possibilità di trattenere gli utili nella holding rappresenta un vantaggio fiscale netto.
Un altro fattore da considerare è l'intenzione di reinvestire gli utili piuttosto che distribuirli immediatamente al socio. Se l'imprenditore preleva regolarmente tutti gli utili della società per sostenere il proprio tenore di vita, la holding può non convenire: i benefici fiscali si realizzano principalmente quando gli utili vengono trattenuti nel perimetro societario e reinvestiti. Al contrario, se c'è un piano di accumulazione patrimoniale a lungo termine (acquisto di immobili, creazione di un portafoglio finanziario, costituzione di nuove attività imprenditoriali), la holding è lo strumento ideale per farlo in modo efficiente dal punto di vista fiscale. La holding permette di accumulare valore senza che ogni movimento generi un evento tassabile, creando un effetto "snowball" in cui i reinvestimenti generano ulteriori utili anch'essi reinvestibili.
La holding conviene inoltre quando si intende pianificare la successione generazionale. Il trasferimento di quote di una società operativa ai figli può comportare costi notarili significativi e complessità burocratiche notevoli, specialmente se si vuole mantenere il controllo dell'attività. Con una holding che detiene le partecipazioni, è sufficiente trasferire le quote della holding stessa, semplificando notevolmente le procedure successorie: approfondisci le opportunità nel nostro articolo sul passaggio generazionale nelle SRL. Inoltre, la holding può essere strutturata in modo che i familiari dell'imprenditore possano gradualmente acquisire quote, creando un percorso di ingresso nella gestione societaria che tutela sia la continuità aziendale che gli interessi patrimoniali della famiglia.
Dal punto di vista dei costi, la holding comporta l'onere di mantenere una società aggiuntiva, con i relativi costi di costituzione (notaio, imposte, tasse) e di gestione annuale (commercialista, diritto annuale CCIAA, tassa libri sociali). Questi costi possono essere stimati in circa 1.500€-2.000€ all'anno, cui si aggiungono i costi della eventuale contabilità della società operativa se non già esistente. È importante valutare se il risparmio fiscale generato dalla holding supera questi costi fissi: come regola generale, si può dire che la holding inizia a convenire quando la società operativa genera utili da distribuire superiori a 30.000€-40.000€ annui, al di sopra dei quali il risparmio fiscale giustifica la complessità aggiuntiva della struttura.
Esempio pratico: confronto tassazione diretta vs holding
Per comprendere concretamente i vantaggi della holding SRL, è utile analizzare un esempio numerico che confronti la distribuzione degli utili con e senza holding. Immaginiamo un imprenditore, Marco, che possiede al 100% una società operativa che ha generato 100.000€ di utili dopo tasse. Marco non ha altri redditi e si trova in una fascia IRPEF che applica un'aliquota marginale del 41%. Vediamo come cambia il suo netto a seconda che distribuisca gli utili direttamente dalla operativa o prima li trasferisca a una holding.
Scenario 1: distribuzione diretta dalla SRL operativa
La SRL operativa distribuisce 100.000 euro di utili a Marco come dividendo. Su tali dividendi si applica una ritenuta alla fonte del 26% a titolo d'imposta, pari a 26.000 euro, che la società versa all'Agenzia delle Entrate per conto del socio.
Marco incassa quindi 74.000 euro netti. Poiché la ritenuta è a titolo d'imposta, la tassazione si considera definitiva: i dividendi non confluiscono nel reddito IRPEF, non sono soggetti a ulteriori scaglioni e non generano contribuzione INPS, indipendentemente dal fatto che Marco abbia o meno altri redditi.
Il carico fiscale in capo a Marco sui dividendi è quindi esattamente pari al 26%, senza ulteriori imposte o contributi. Su 100.000 euro distribuiti, il prelievo complessivo sul socio è di 26.000 euro, mentre il netto percepito è 74.000 euro.
Se si vuole valutare il peso fiscale complessivo dell'operazione, occorre però considerare anche la tassazione che ha colpito l'utile prima della distribuzione, ossia l'imposizione in capo alla SRL (IRES, ed eventualmente IRAP). Solo sommando la fiscalità societaria e quella sul dividendo si ottiene il carico fiscale "totale" della catena società-socio.
Scenario 2: distribuzione tramite holding PEX
La SRL operativa distribuisce 100.000 euro di utili alla holding di Marco, che detiene il 100% della partecipazione. La partecipazione è qualificata e rispetta i requisiti del regime Participation Exemption (PEX). In questo caso non si applica un'imposta sostitutiva del 5%, ma l'esenzione del 95% del dividendo: solo il 5% è imponibile ai fini IRES.
Di conseguenza, la holding tassa 5.000 euro con IRES al 24%, pagando 1.200 euro di imposte. I restanti 98.800 euro restano nella holding senza ulteriori tassazioni e possono essere reinvestiti oppure distribuiti al socio persona fisica.
Se Marco decide di distribuire subito l'intero importo dalla holding a sé stesso, i dividendi percepiti come persona fisica sono soggetti a ritenuta del 26% a titolo d'imposta, pari a 25.688 euro. L'incasso netto di Marco è quindi circa 73.100 euro. Su tali dividendi non si applicano IRPEF progressiva né contributi INPS, poiché la ritenuta del 26% è definitiva.
Il carico fiscale complessivo sull'intera catena (operativa → holding → Marco), limitandosi a questi passaggi, è quindi dato da: • 1.200 euro di IRES in capo alla holding • 25.688 euro di ritenuta sui dividendi al socio per un totale di circa 26.900 euro su 100.000 euro distribuiti, pari a circa il 27%.
A prima vista, se Marco distribuisce immediatamente tutto, il vantaggio rispetto alla distribuzione diretta dalla SRL operativa al socio persona fisica è limitato. La vera forza della holding emerge però quando gli utili vengono immediatamente reinvestiti.
Se la holding trattiene gli utili e li utilizza, ad esempio, per acquistare un immobile da concedere in locazione alla società operativa, i canoni di affitto diventano costi deducibili per l'operativa e ricavi imponibili IRES per la holding, tassati al 24%. Se invece la holding reinveste in strumenti finanziari, i proventi seguono la tassazione propria del soggetto IRES (interessi, dividendi, plusvalenze), consentendo comunque un differimento dell'imposizione in capo alla persona fisica.
In entrambi i casi, la holding consente di spostare nel tempo la tassazione sul socio, accumulando patrimonio con un livello di imposizione generalmente inferiore rispetto a quello che subirebbe Marco come persona fisica se incassasse subito gli utili. La distribuzione può così avvenire quando è fiscalmente più efficiente, ad esempio in anni di redditi più bassi, oppure sfruttando le agevolazioni per la successione.
L'esempio di Marco dimostra che la holding non è uno strumento di elusione fiscale, ma piuttosto un meccanismo di pianificazione: permette di scegliere quando tassare i profitti (subito o differiti) e come reinvestirli nel modo più efficiente. Per imprenditori che generano utili significativi e hanno un orizzonte temporale di lungo termine, la holding può generare risparmi fiscali molto consistenti.
Costituzione e gestione di una holding SRL: aspetti pratici
La costituzione di una holding SRL segue le stesse regole della costituzione di una SRL ordinaria: è necessario l'intervento del notaio per la stesura dell'atto costitutivo e dello statuto, il versamento del capitale sociale (anche minimo, come un euro), l'iscrizione al Registro Imprese e l'apertura della partita IVA. La differenza principale sta nell'oggetto sociale, che deve essere redatto in modo da contemplare espressamente la detenzione e gestione di partecipazioni in altre società, l'attività di direzione e coordinamento delle società controllate, e eventualmente la gestione di patrimoni immobiliari o finanziari. È importante che lo statuto preveda clausole specifiche che agevolano il funzionamento della holding, come la facoltà di distribuire dividendi in qualsiasi momento senza particolari vincoli, e la possibilità di detenere partecipazioni in settori anche molto diversi tra loro.
Un aspetto pratico da considerare è la sede legale della holding. Poiché la holding non svolge un'attività operativa diretta, non necessita di uffici, magazzini o laboratori: può avere la sede nello stesso studio professionale del commercialista che segue la contabilità, oppure presso la propria abitazione se si utilizza la normativa sulle imprese individuali. Questa flessibilità permette di ridurre i costi fissi della holding, che altrimenti graverebbero sui benefici fiscali. Tuttavia, è importante che la holding abbia una struttura formale adeguata: registri contabili, libri sociali, verbali delle assemblee, dichiarazioni fiscali. La holding non può essere un mero "scrigno": deve dimostrare di avere una propria attività amministrativa e direzionale, altrimenti l'Agenzia delle Entrate potrebbe mettere in discussione la legittimità della struttura e disconoscere i benefici fiscali.
Per quanto riguarda la gestione contabile, la holding deve tenere la contabilità ordinaria come qualsiasi SRL, redigere il bilancio annuale e depositarlo al Registro Imprese. I costi del commercialista per una holding sono generalmente inferiori rispetto a una società operativa, poiché il volume di fatture e operazioni è minore: si può stimare un range di 1.500€-2.500€ annui per la tenuta della contabilità, a seconda della complessità della struttura. È importante che il commercialista abbia esperienza specifica nella gestione di gruppi societari e nel regime Participation Exemption: non tutti i commercialisti sono esperti di pianificazione fiscale avanzata, e un consulente non preparato può compromettere i benefici della struttura con errori nella compilazione delle dichiarazioni fiscali o nella gestione delle partecipazioni.
Un altro aspetto pratico riguarda i rapporti tra holding e società operating. È buona prassi formalizzare questi rapporti tramite accordi parasociali (patti di sindacato) che definiscano gli obblighi di ciascuna società: ad esempio, la holding può fornire servizi amministrativi, direzionali o finanziari alla operating dietro corrispettivo, creando flussi di costi deducibili per l'operativa e redditi imponibili per la holding. Questi compensi devono essere proporzionati e documentati: non possono essere eccedentari rispetto al valore di mercato dei servizi forniti, altrimenti l'Agenzia delle Entrate potrebbe applicare sanzioni. Allo stesso modo, eventuali prestiti dalla holding alla operating devono essere formalizzati con contratti di mutuo e tassi di interesse in linea con quelli di mercato, per evitare qualifiche fiscali sfavorevoli.
Holding SRL vs società semplice: quale scegliere per la pianificazione patrimoniale
Quando si parla di pianificazione patrimoniale e successoria, spesso si sente menzionare la società semplice holding come alternativa alla holding SRL. È importante comprendere le differenze tra queste due strutture, perché ciascuna ha vantaggi e svantaggi specifici che la rendono più adatta a determinate situazioni. La scelta tra holding SRL e società semplice holding dipende dalla complessità del patrimonio, dal numero di familiari coinvolti, dagli obiettivi di successione e, naturalmente, dalle considerazioni fiscali.
La società semplice holding è una società di persone (solitamente una s.n.c. - società in nome collettivo) che detiene partecipazioni in SRL e ha come unico scopo la gestione del patrimonio familiare. Il principale vantaggio della società semplice rispetto alla holding SRL è la tassazione dei dividendi: la società semplice è fiscalmente "trasparente", quindi i dividendi percepiti dalle partecipate non sono tassati in capo alla società ma direttamente nei soci, evitando così la doppia tassazione a livello di società. Inoltre, la società semplice può accedere al regime Patent Box e ad altre agevolazioni che le SRL non possono utilizzare. Tuttavia, la società semplice ha anche limiti significativi: i soci rispondono illimitatamente e solidalmente per le obbligazioni sociali (la responsabilità patrimoniale non è limitata), non può avere come soci persone giuridiche (solo persone fisiche), e il trasferimento di quote successorie è più articolato perché richiede il consenso di tutti i soci.
La holding SRL, al contrario, offre la responsabilità limitata: i soci rispondono solo limitatamente al conferimento, e il patrimonio personale è protetto. Questo è un vantaggio enorme in termini di sicurezza patrimoniale, specialmente per famiglie con patrimoni consistenti o che intendono avviare attività imprenditoriali a rischio. Inoltre, la SRL può avere come soci sia persone fisiche che persone giuridiche (altra holding, fiduciarie, trust), permettendo una pianificazione patrimoniale più sofisticata. La holding SRL può anche accedere al regime PEX con esclusione del 95% dei dividendi (prelievo effettivo dell'1,2%), che pur non essendo trasparente come quella della società semplice, rimane molto vantaggiosa per chi si trova in aliquote IRPEF elevate. La holding SRL offre inoltre maggiore flessibilità nella strutturazione del capitale sociale (possibilità di categorie di quote diverse, diritti di voto differenziati, clausole di esclusione), che possono essere sfruttate per pianificare la successione e prevenire conflitti tra familiari.
La scelta tra le due strutture dipende quindi dalle esigenze specifiche della famiglia imprenditrice. Se l'obiettivo principale è detenersi partecipazioni in una o più SRL familiari con un patrimonio di modesta entità e la priorità è la massima semplificazione fiscale, la società semplice holding può essere una soluzione adeguata. Se invece il patrimonio è consistente, ci sono più generazioni coinvolte, si vuole proteggere il patrimonio familiare dai rischi d'impresa, e si prevede di sviluppare il gruppo societario con nuove attività, la holding SRL è la scelta più appropriata. Non è infrequente che gruppi familiari complessi utilizzino entrambe le strutture: una holding SRL che controlla le partecipazioni operative, e una società semplice che detiene a sua volta la holding SRL, combinando i vantaggi della responsabilità limitata con quelli della trasparenza fiscale per la gestione degli immobili familiari.
Un ultimo aspetto da considerare riguarda i costi di gestione. La holding SRL ha costi costitutivi e di gestione superiori rispetto alla società semplice: onorari notarili per la costituzione, tassa di vidimazione libri sociali, diritto annuale CCIAA, commercialista obbligatorio. La società semplice, essendo una società di persone, ha costi notarili inferiori e non è soggetta a tutti gli adempimenti delle società di capitali. Tuttavia, questi costi aggiuntivi della holding SRL sono spesso giustificati dai vantaggi patrimoniali e fiscali: protezione del patrimonio, accesso al credito, possibilità di strutturare il capitale sociale in modo differenziato, flessibilità nella successione. Per patrimoni molto consistenti (diversi milioni di euro), la holding SRL è quasi sempre la scelta preferibile, mentre per patrimoni più modesti (qualche centinaio di migliaia di euro) la società semplice può essere più adeguata.
SRLOnline consiglia
La costituzione di una holding SRL è una sciesta strategica complessa che richiede una pianificazione accurata e il supporto di professionisti esperti in diritto societario e fiscalità d'impresa. SRLOnline offre un servizio di consulenza specializzato per accompagnarti in ogni fase della progettazione e realizzazione della tua holding, dalla valutazione preliminare della struttura più adatta alle tue esigenze fino alla gestione operativa e fiscale del gruppo societario. Il nostro team di commercialisti esperti in pianificazione fiscale avanzata ti aiuterà a comprendere se la holding è lo strumento giusto per te, quali sono i costi e i benefici reali, e come strutturare al meglio le partecipazioni per massimizzare il risparmio fiscale nel rispetto della normativa vigente.
SRLOnline fornisce inoltre un servizio di contabilità dedicata per holding e gruppi societari, con gestione coordinata di più SRL appartenenti allo stesso gruppo imprenditoriale. La nostra piattaforma digitale permette di monitorare in tempo reale la situazione patrimoniale e fiscale di tutte le società del gruppo, con reportistica personalizzata che ti aiuta a prendere decisioni informate su distribuzione degli utili, reinvestimenti, e riorganizzazioni societarie. Il nostro approccio integrato holding più operativa ti permette di ottimizzare la tassazione complessiva del gruppo, sfruttando appieno le opportunità offerte dal regime Participation Exemption e dalle altre agevolazioni fiscali disponibili per le SRL.
Se stai valutando di costituire una holding SRL o vuoi riorganizzare il tuo gruppo societario esistente per ottimizzare la tassazione, contatta SRLOnline per una consulenza gratuita: analizzeremo la tua situazione specifica, ti mostreremo i scenari possibili, e ti aiuteremo a scegliere la struttura più adatta ai tuoi obiettivi patrimoniali e successori. La nostra esperienza su centinaia di holding e gruppi familiari ci permette di anticipare le problematiche più comuni e proporre soluzioni su misura per proteggere il tuo patrimonio e ridurre le tasse nel pieno rispetto della legge.
FAQ
Cos'è esattamente una holding SRL e cosa fa?
Una holding SRL è una società a responsabilità limitata che detiene partecipazioni in altre società, dette "operating", senza svolgere direttamente un'attività commerciale o produttiva. La sua funzione principale è quella di controllare e coordinare le società partecipate, ricevere dividendi da queste, e amministrare il patrimonio accumulato. La holding può svolgere attività di direzione e coordinamento delle società controllate, fornire servizi amministrativi o finanziari, gestire investimenti immobiliari o finanziari, e pianificare la distribuzione degli utili ai soci. Nonostante non abbia un'attività operativa diretta, la holding è una SRL a tutti gli effetti: deve avere statuto, capitale sociale, organi amministrativi, e deve rispettare tutti gli adempimenti contabili e fiscali previsti per le società di capitali. La differenza principale rispetto a una SRL ordinaria è che il suo oggetto sociale è limitato alla gestione delle partecipazioni e del patrimonio, non all'esercizio di un'attività imprenditoriale specifica.
Quali sono i vantaggi fiscali principali di una holding?
Il vantaggio fiscale principale di una holding SRL è legato all'applicazione del regime Participation Exemption (PEX) sui dividendi percepiti dalle società partecipate. Con il PEX, il 95% del dividendo è escluso dalla base imponibile IRES. Di conseguenza, solo il 5% concorre al reddito imponibile della holding ed è tassato con l'IRES ordinaria al 24%. Su 100 euro di dividendi ricevuti, l'imposta effettiva è quindi di 1,2 euro (24% del 5%), un livello di imposizione molto contenuto.
Gli utili possono essere reinvestiti nella holding senza che si generi una tassazione immediata in capo alla persona fisica. La tassazione personale si verifica soltanto quando i dividendi vengono distribuiti al socio, soggetti a ritenuta del 26% a titolo d'imposta. Questo meccanismo offre quindi flessibilità nel scegliere quando tassare i profitti, rendendo la holding un veicolo di pianificazione fiscale e patrimoniale efficace per imprenditori con utili significativi e orizzonte temporale di lungo termine.
Quanto costa costituire e mantenere una holding SRL?
I costi di costituzione di una holding SRL sono analoghi a quelli di una SRL ordinaria. L'onorario notarile per una holding con statuto personalizzato si aggira tra 1.500€ e 2.500€ + IVA, mentre per una holding con statuto standard e procedura telematica i costi possono scendere a 400-600€ + IVA. A questi si aggiungono le imposte fisse: 200€ di imposta di registro, 150-200€ di diritti di segreteria CCIAA, 155-200€ di marca da bollo, e 309,87€ di tassa di concessione governativa per la vidimazione dei libri sociali. Il costo totale di costituzione si può quindi stimare tra 900€ e 1.800€ IVA esclusa per una holding online, e tra 2.000€ e 3.600€ per una holding tradizionale con statuto personalizzato. I costi annuali di gestione includono l'onorario del commercialista (circa 1.500€-2.500€ all'anno per una holding con struttura semplice), il diritto annuale CCIAA (120-200€ in base al fatturato), la tassa di vidimazione libri sociali (309,87€), e il deposito del bilancio (circa 130€). In totale, i costi fissi annui di una holding si possono stimare in 2.000€-3.000€ all'anno, oltre agli eventuali costi di consulenza fiscale per la pianificazione del gruppo societario. Questi costi sono giustificati solo se il risparmio fiscale generato dalla holding è superiore, ovvero se la holding gestisce utili significativi (dai 30.000€-40.000€ annui in su) che altrimenti sarebbero tassati con aliquote elevate nelle tasche del socio.
Come funziona il regime Participation Exemption (PEX) 2026?
Il regime Participation Exemption (PEX) è un regime fiscale che prevede l'esclusione dei dividendi percepiti da una società detentrice di partecipazioni in altre società, purché siano soddisfatti determinati requisiti. Per i dividendi (art. 89 TUIR), l'esclusione del 95% dalla base imponibile IRES si applica a tutti i soggetti IRES senza requisiti dimensionali: il D.L. 38/2026 ha abolito retroattivamente dal 1° gennaio 2026 le soglie del 5% del capitale o dei 500.000€ di valore fiscale introdotte dalla Legge di Bilancio 2026. Per le plusvalenze da cessione di partecipazioni (art. 87 TUIR) restano invece i quattro requisiti storici: possesso ininterrotto di almeno 12 mesi, iscrizione tra le immobilizzazioni finanziarie, residenza della partecipata fuori dai paradisi fiscali ed effettiva attività commerciale. I dividendi percepiti da una holding SRL sono quindi tassati con un prelievo effettivo dell'1,2% (IRES 24% sul 5% imponibile).
Quando conviene passare dalla ditta individuale alla holding?
Il passaggio dalla ditta individuale alla holding è una decisione che va valutata con attenzione, perché comporta cambiamenti significativi non solo dal punto di vista fiscale ma anche organizzativo e gestionale. In linea generale, la holding inizia a convenire quando il regime forfettario non è più applicabile o vantaggioso: questo avviene quando il fatturato supera gli 85.000€ (soglia di uscita dal forfettario) o quando l'attività è cresciuta al punto che le tasse personali superano il 40-43%. A questi livelli di tassazione, la possibilità di trattenere gli utili nella holding rappresenta un vantaggio fiscale netto rispetto alla tassazione personale immediata. Un altro indicatore della convenienza della holding è l'intenzione di reinvestire gli utili piuttosto che prelevarli: se l'imprenditore vuole accumulare patrimonio per acquistare immobili, costituire nuove attività, o creare un fondo per la pensione, la holding è lo strumento ideale perché permette di farlo con tassazione ridotta e differita. Al contrario, se l'imprenditore ha bisogno di prelevare regolarmente tutti gli utili per sostenere il proprio tenore di vita, la holding potrebbe non generare benefici significativi e potrebbe addirittura aumentare la complessità senza ritorno. È importante considerare anche gli aspetti successori: se si prevede di trasferire l'attività ai figli o ad altri familiari, la holding semplifica notevolmente le procedure e permette di pianificare il passaggio generazionale in modo più efficiente. Come regola generale, si può dire che la holding inizia a essere conveniente per redditi d'impresa superiori a 60-70.000€ all'anno, oppure quando il patrimonio accumulato supera i 200.000€-300.000€ e si vuole proteggerlo dai rischi d'impresa.
La holding conviene anche per le piccole imprese o solo per grandi patrimoni?
La holding non è riservata alle grandi imprese o ai patrimoni milionari, ma è vero che i suoi benefici sono più evidenti quando si gestiscono utili significativi. Per le piccole imprese con fatturato inferiore a 50.000€-60.000€, i costi fissi di costituzione e gestione della holding (circa 2.000€-3.000€ annui) possono essere superiori al risparmio fiscale generato, rendendo la struttura poco conveniente. Tuttavia, ci sono situazioni in cui anche le piccole imprese possono beneficiare di una holding: ad esempio, se l'imprenditore prevede di aprire nuove attività in settori diversi e vuole separare i rischi tra loro, oppure se vuole acquistare immobili da dare in affitto alla propria attività operativa, oppure se vuole pianificare l'ingresso dei familiari nell'attività senza cedere quote della società operativa. In questi casi, la holding può avere senso anche con patrimoni più modesti, purché vi sia un piano strategico di medio-lungo termine che giustifichi la complessità aggiuntiva. È importante valutare caso per caso, con l'assistenza di un commercialista esperto in pianificazione fiscale, che possa simulare diversi scenari e presentare i costi e i benefici della struttura holding versus ditta individuale o SRL unica. Per le micro-imprese con redditi molto bassi, spesso è più conveniente rimanere nella struttura attuale (ditta individuale o SRL singola) e valutare la holding solo quando la crescita dell'attività giustifichi l'investimento.
Come si distribuiscono gli utili dalla holding al socio senza pagare troppe tasse?
La distribuzione degli utili dalla holding al socio è un momento critico dal punto di vista fiscale, perché è qui che si realizza (o meno) il risparmio fiscale generato dalla struttura holding-operativa. Quando il socio persona fisica (non imprenditore) riceve dividendi dalla holding, questi subiscono la ritenuta alla fonte a titolo d'imposta del 26% (art. 27 DPR 600/1973): la ritenuta è definitiva, il dividendo non confluisce nel reddito IRPEF e non genera addizionali né contributi INPS. Per ottimizzare la tassazione, esistono alcune strategie: distribuire gli utili in più esercizi fiscali piuttosto che in un'unica soluzione, per diluire il prelievo nel tempo; pianificare le distribuzioni in anni in cui il socio ha redditi più bassi; oppure trattenere gli utili nella holding e reinvestirli, rinviando la tassazione personale al momento della distribuzione. È importante che queste strategie siano pianificate con il supporto di un commercialista esperto, perché le norme fiscali sono complesse e cambiano frequentemente: una pianificazione errata può comportare significative sanzioni o la perdita dei benefici fiscali.
Vuoi che presentiamo noi la domanda al posto tuo?
In SRLOnline affianchiamo le PMI in tutte le fasi della finanza agevolata: scouting bandi compatibili con il tuo profilo, verifica requisiti, business plan, presentazione domanda, rendicontazione finale.
Per imprese con fatturato 500k–20M €
che vogliono ottenere il massimo dalle agevolazioni disponibili senza rischiare revoca o esclusione in graduatoria.
Richiedi una consulenza preliminare gratuita →
Oppure, se preferisci partire da solo, usa il Tool Trova Bandi e Incentivi 2026 per scoprire in 30 secondi quali bandi sono compatibili con il tuo profilo (regione, ATECO, dimensione, spesa prevista).
Fonti e riferimenti
- TUIR, art. 89 — dividendi e PEX
- TUIR, art. 87 — plusvalenze esenti (PEX)
- TUIR, art. 177 — conferimenti di partecipazioni
- DPR 600/1973, art. 27 — ritenuta sui dividendi
- D.L. 27 marzo 2026, n. 38 — Decreto Fiscale (art. 11: ripristino regime dividendi e PEX)
- L. 22 maggio 2026, n. 88 — conversione del D.L. 38/2026
Articoli correlati
- Tassazione dividendi holding SRL 2026: 1,2% e soglie abolite
- Holding SRL con Conferimento Quote: Risparmiare Tasse Guida 2025
- Holding familiare 2026: guida completa
- Passaggio generazionale nelle SRL: un'analisi approfondita delle sfide e opportunità per le holding
- Holding e startup studio a confronto: vantaggi, svantaggi e opportunità per investitori






