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Fiscalità e adempimenti
03/11/2021
7 min
Giovanni EmmiGiovanni Emmi

Startup e Start-Up, definizioni e differenze: si ci sono!

Può un semplice simbolo creare così tanta differenza di significato tra due parole?

Startup e Start-Up, definizioni e differenze: si ci sono!
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Giovanni EmmiGiovanni Emmi

Può un semplice simbolo creare così tanta differenza di significato tra due parole? La risposta è si, se stiamo parlando di Startup e Start-Up, stesse parole ma definizioni differenti che, siamo sicuri, molti non avranno mai considerato in quanto credono siano modi alternativi di scrivere la stessa parola.

Ma non è così e ve lo spieghiamo andando a mostrarvi le differenze tra l’una e l’altra parola, analizzandone le caratteristiche principali.

Aggiornato al 7 settembre 2026 · Fonte: MIMIT, D.L. 179/2012 come modificato dalla L. 193/2024

In Breve

  • Start-up (con trattino) indica la fase di avvio di una qualsiasi attività imprenditoriale, anche tradizionale: è una situazione temporale, non una categoria giuridica;
  • Startup (senza trattino) identifica un'impresa con business model scalabile e replicabile, orientata alla crescita rapida e a una exit;
  • in Italia, dal 2012, esiste la categoria giuridica della startup innovativa (D.L. 179/2012, art. 25), iscritta in una sezione speciale del Registro delle Imprese, con requisiti aggiornati dalla Legge 193/2024 (MPMI, no attività prevalente di agenzia/consulenza, durata 3+5+9 anni);
  • la scalabilità e la replicabilità del modello di business restano i tratti distintivi che separano una startup da un semplice avvio d'impresa.

Definizione di Start-up

Partiamo dall’origine del nome in inglese, "to start-up a company", significa letteralmente "avviare un’impresa", ed è la frase a cui ci riferiamo per indicare il termine nella sua forma completa, quindi "start-up", con il trattino in mezzo, significa appunto, "avviare".

Universalmente quindi la parola "start-up" in economia è riconosciuta come l’avvio di un’attività (non sempre innovativa) o l’avvio di una business unit all’interno di un’attività già esistente. 

Nella lingua italiana, in una frase scritta, deve essere affiancata al termine a cui si riferisce il verbo. Bisogna quindi scrivere, “ sono in start-up (d’impresa) ”, cioè “ sono in avvio d’impresa ”, intendendo così la fase di avviamento di una qualsiasi attività imprenditoriale.

In economia quindi lo "start-up" di un’attività si riferisce ad una situazione temporale, ovvero all’avvio dell’attività, non ad una particolare categoria di impresa. Possiamo quindi definire start-up l’avvio di qualsiasi attività imprenditoriale tradizionale come ad esempio un bar o un ristorante. Negli Stati Uniti queste attività, comunemente tradizionali sono chiamate lifestyle business.

Definizione di Startup

Proprio dagli Stati Uniti prendiamo in prestito da Steve Blank, imprenditore ed educatore americano, l’univoca definizione in lingua inglese del termine "Startup", il cui specifico tipo di impresa è stato perfino sancito dal Governo americano, quando l’allora presidente degli USA Obama lanciò la “Startup America Partnership”, nel 2011:

"Una organizzazione temporanea che attua un business model scalabile o replicabile, termine che va riconosciuto e quindi adottato per identificare le aziende neonate con DNA e prospettive da gigante. Sono quelle imprese di cui parlavo all’inizio, che intorno a loro portano i modelli di identificazione, gestione ed investimento codificati e tipici in molti paesi del mondo, e solo in via di diffusione in Italia, spesso con molta approssimazione e millantate competenze da parte di soggetti intermedi che cercano sempre una nuova onda di mercato dove alimentarsi.

Un’entità quindi che attraverso la ricerca di un business model scalabile e ripetibile, punta alla rapida crescita del suo mercato.

La grande differenza quindi tra le definizioni sta proprio nei due termini che abbiamo appositamente evidenziati in grassetto:

  • SCALABILITA’:

    aggettivo con cui si intende un business che può aumentare le sue dimensioni e quindi i suoi clienti e il suo volume d’affari , in modo anche esponenziale senza un impiego di risorse proporzionali.

  • REPLICABILE:

    ovvero un business model che può essere ripetuto in diversi luoghi e in diversi periodi senza essere rivoluzionato e solo apportando piccole modifiche.

L’esempio principale è quello della piattaforma di chat più comune al mondo, Whatsapp che è passata da 0 a milioni di utenti in tutto il mondo, semplicemente da un singolo ufficio in Silicon Valley, senza bisogno di avere un’adeguata struttura aziendale.

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La fase di EXIT

Infine, è di fondamentale importanza mettere a fuoco il concetto di Exit, perché la startup non è una lifestyle business, ma può essere considerata tale SOLO quando ha una strategia che porti ad una crescita globale ed una conseguente exit.

L’exit

è l’unica forma sostenibile di ritorno universalmente riconosciuta nell’investimento in capitali di rischio.

Vista l’alta percentuale di fallimento che contraddistingue le startup (e che qualsiasi founder o investitore dev’essere disposto a sopportare), il ritorno dev’essere altrettanto allettante, bisogna quindi trovare degli investitori sotto varie forme, solitamente a seconda della fase di crescita in cui si trova la startup.

Troviamo quindi in ordine di crescita: Venture Incubator/Accelerator, Business Angels, Venture Capital e Private Equity.

Domande Frequenti (FAQ)

Qual è la differenza tra startup e start-up?

"Start-up" (con trattino) indica la fase di avvio di una qualsiasi attività imprenditoriale, anche tradizionale come un bar o un ristorante: è una situazione temporale, non una categoria di impresa. "Startup" (senza trattino) identifica invece un'impresa con un business model scalabile e replicabile, che punta a una crescita rapida e a una exit. In Italia il termine "startup" è inoltre associato alla categoria giuridica della startup innovativa (D.L. 179/2012).

Cosa significa che un business model è scalabile e replicabile?

Un business model scalabile può aumentare dimensioni, clienti e volume d'affari anche in modo esponenziale senza un impiego proporzionale di risorse. Un modello replicabile può essere ripetuto in luoghi e periodi diversi senza essere rivoluzionato, apportando solo piccole modifiche. L'esempio classico è WhatsApp, passata da 0 a milioni di utenti da un singolo ufficio.

Cos'è una startup innovativa in Italia nel 2026?

È una società di capitali iscritta nella sezione speciale del Registro delle Imprese ai sensi dell'art. 25 del D.L. 179/2012, come modificato dalla Legge 193/2024: deve essere una micro, piccola o media impresa, costituita da non più di 5 anni, con fatturato annuo fino a 5 milioni di euro, che non distribuisce utili, non svolge attività prevalente di agenzia o consulenza e possiede almeno uno dei requisiti di innovatività (spese R&S pari ad almeno il 15% del maggiore tra costo e valore della produzione, personale altamente qualificato, o titolarità di brevetto/software registrato).

Quanto dura lo status di startup innovativa?

La permanenza nella sezione speciale è di 3 anni di base, estendibile a 5 anni al ricorrere di requisiti selettivi (R&S al 25%, incremento ricavi o occupazione superiore al 50%, contratto di sperimentazione con PA, riserva patrimoniale oltre 50.000 euro con R&S al 20%, brevetto) e fino a 9 anni per le scale-up (aumento di capitale da OICR superiore a 1 milione di euro o incremento ricavi annuo superiore al 100%).

Perché l'exit è importante per una startup?

L'exit — la cessione della partecipazione a un acquirente o la quotazione — è l'unica forma sostenibile di ritorno universalmente riconosciuta nell'investimento in capitali di rischio. Vista l'alta percentuale di fallimento delle startup, il ritorno deve essere proporzionalmente elevato: per questo gli investitori (incubatori, business angel, venture capital, private equity) entrano in fasi diverse della crescita.

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Giovanni Emmi

Giovanni Emmi

Autore

Dottore Commercialista e Revisore Legale dal 1999, Presidente e Amministratore Delegato di Proclama SPA tra professionisti (Catania). Componente della commissione Intelligenza Artificiale e Bilanci del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili e Presidente della commissione Modelli Organizzativi e Compliance dell'Ordine dei Commercialisti di Catania. Si occupa di bilancio e revisione legale, fiscalità d'impresa, finanza agevolata e prevenzione della crisi d'impresa, oltre che di digitalizzazione dei processi e intelligenza artificiale applicata agli studi professionali e alle PMI. Autore di “Commercialista 5.0” e “Dalla società tra commercialisti alla rete professionale”, co-founder di PartitaIVA.it.

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