Bilancio di sostenibilità: chi deve redigerlo e come prepararsi
Chi è obbligato al bilancio di sostenibilità e da quando?
Il bilancio di sostenibilità (rendicontazione di sostenibilità) è obbligatorio in Italia per le imprese che superano le soglie della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), recepita con il D.Lgs. 6 settembre 2024, n. 125. A settembre 2026 il quadro normativo è quello risultante da due interventi UE: la direttiva "Stop the Clock" (UE) 2025/794, recepita con la legge 8 agosto 2025, n. 118, e il pacchetto Omnibus I, confluito nella direttiva (UE) 2026/470, pubblicata in Gazzetta Ufficiale UE il 26 febbraio 2026.
Chi è obbligato (perimetro aggiornato): le imprese UE con oltre 1.000 dipendenti medi e fatturato netto annuo superiore a 450 milioni di euro. Il criterio dell'ente di interesse pubblico non è più il riferimento centrale: contano le soglie dimensionali. Le imprese extra-UE sono obbligate se realizzano nell'Unione un fatturato netto superiore a 450 milioni di euro (con succursali o controllate nell'UE oltre i 200 milioni).
Da quando: le grandi imprese già soggette alla precedente dichiarazione non finanziaria (NFRD) rendicontano dall'esercizio 2024 (pubblicazione 2025). Le altre grandi imprese, dopo lo Stop the Clock, rendicontano dall'esercizio 2027 (pubblicazione 2028). Le PMI quotate, inizialmente previste dal 2026, sono uscite dal perimetro con l'Omnibus I: per loro la rendicontazione resta volontaria, con lo standard VSME.
Le SRL e le PMI non quotate non sono obbligate al bilancio di sostenibilità: restano però esposte alle richieste di dati ESG da parte di clienti grandi e banche, che rendicontano la propria catena del valore. Per questo conviene prepararsi comunque, come spieghiamo in questa guida.
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Cosa imparerai in questo articolo:
- Chi è obbligato al bilancio di sostenibilità e da quando (soglie aggiornate 2026)
- Le modifiche normative: Stop the Clock e Omnibus I
- Gli standard di rendicontazione: ESRS, GRI e VSME per le PMI
- Metodi pratici per preparare un bilancio di sostenibilità efficace
Chi dovrà redigere il bilancio di sostenibilità?
La Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) ha rivoluzionato il panorama della rendicontazione non finanziaria in Europa, ampliando significativamente il numero di aziende soggette all’obbligo di reporting. Tuttavia, il quadro è cambiato due volte: prima con lo "Stop the Clock" del 2025, poi con il pacchetto Omnibus I del 2026, che ha ristretto il perimetro delle imprese obbligate.
La direttiva "Stop the Clock": Un rinvio strategico
Il 17 aprile 2025 è entrata in vigore la direttiva UE 2025/794, nota come "Stop the Clock", che ha modificato le scadenze originarie della CSRD. Questo provvedimento ha introdotto un rinvio di due anni per diverse categorie di imprese, dando loro più tempo per prepararsi adeguatamente alla rendicontazione di sostenibilità. In Italia è stata recepita con la legge 8 agosto 2025, n. 118.
La motivazione principale di questo rinvio è consentire alle aziende di affrontare la transizione verso la rendicontazione di sostenibilità in modo più graduale e meno oneroso, pur mantenendo gli ambiziosi obiettivi del Green Deal europeo.
Il pacchetto Omnibus I: il nuovo perimetro (Direttiva UE 2026/470)
Il 26 febbraio 2026 è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell'UE la direttiva (UE) 2026/470, che ha ridisegnato il perimetro della CSRD. L'obbligo di rendicontazione di sostenibilità riguarda ora esclusivamente le imprese con oltre 1.000 dipendenti medi e fatturato netto annuo superiore a 450 milioni di euro. Le PMI quotate escono dal perimetro obbligatorio, così come le grandi imprese sotto le nuove soglie. Gli Stati membri, Italia compresa, devono recepire la direttiva entro il 19 marzo 2027; gli ESRS revisionati troveranno applicazione a partire dall'esercizio 2027.
| Esercizio di rendicontazione | Categoria di imprese | Criteri di inclusione | Modifiche |
|---|---|---|---|
| 2024 (pubblicazione 2025) | Grandi imprese già soggette alla NFRD | Enti di interesse pubblico con più di 500 dipendenti | Nessun rinvio |
| 2027 (pubblicazione 2028) | Grandi imprese non quotate sopra le nuove soglie | Oltre 1.000 dipendenti medi e fatturato netto >450 M€ | Rinviato dal 2025 (Stop the Clock) e perimetro ristretto (Omnibus I) |
| PMI quotate | Fuori dal perimetro obbligatorio | Rendicontazione volontaria con lo standard VSME | Eliminato dall'Omnibus I (era previsto dal 2026) |
| 2028 (pubblicazione 2029) | Società extra-UE | Fatturato netto nell'UE >450 M€ e filiale o succursale nell'UE | Soglia alzata dall'Omnibus I (era 150 M€) |
Nota importante:
Le SRL e altre PMI non quotate rimangono escluse dall’obbligo diretto di rendicontazione secondo la CSRD. Tuttavia, molte potrebbero trovarsi a dover fornire dati di sostenibilità su richiesta dei propri clienti più grandi che, a loro volta, devono rendicontare anche gli impatti della propria catena di fornitura. Con l'Omnibus I è previsto il meccanismo del "value chain cap": le imprese con meno di 1.000 dipendenti possono rifiutare richieste informative che eccedano il perimetro dello standard volontario VSME.
Perché prepararsi anche se non obbligati?
Anche se la tua SRL non rientra nelle categorie soggette all’obbligo di rendicontazione di sostenibilità, esistono numerosi motivi per considerare l’adozione volontaria di queste pratiche. La rendicontazione non finanziaria non è solo una questione di conformità normativa, ma rappresenta un’opportunità strategica per migliorare la competitività e la resilienza aziendale.
Pressione della catena di fornitura
Le grandi aziende soggette alla CSRD devono rendicontare gli impatti della loro intera catena del valore. Questo significa che richiederanno sempre più dati ESG ai loro fornitori, incluse le PMI. Prepararsi in anticipo ti permetterà di rispondere prontamente a queste richieste.
Accesso agevolato ai finanziamenti
Banche e investitori valutano con crescente attenzione i criteri di sostenibilità prima di concedere prestiti o investimenti. Un bilancio di sostenibilità ben strutturato può facilitare l’accesso a finanziamenti a condizioni più favorevoli.
Vantaggio competitivo sul mercato
La rendicontazione di sostenibilità può differenziare la tua impresa dalla concorrenza, dimostrando trasparenza e responsabilità verso consumatori e partner commerciali sempre più attenti alle tematiche ambientali e sociali.
La preparazione graduale alla rendicontazione di sostenibilità consente inoltre di identificare in anticipo rischi e opportunità legati a temi ambientali, sociali e di governance, favorendo una gestione più efficace e lungimirante dell’impresa nel suo complesso.
"Anticipare la rendicontazione di sostenibilità non è solo una questione di compliance, ma un’opportunità per ripensare il proprio business in ottica strategica e prepararsi alle sfide future del mercato."
Lo standard VSME: La soluzione per le PMI
Per facilitare la transizione delle PMI verso la rendicontazione di sostenibilità, l’EFRAG (European Financial Reporting Advisory Group) ha sviluppato il VSME Standard (Voluntary Sustainability Reporting Standard for SMEs), uno standard volontario specificamente pensato per le piccole e medie imprese che desiderano intraprendere il percorso della rendicontazione non finanziaria.
Un approccio proporzionato e modulare
Il VSME Standard è stato progettato tenendo conto delle specifiche esigenze e risorse delle PMI, offrendo un approccio proporzionato ma comunque allineato con gli standard più complessi applicabili alle grandi imprese. La struttura modulare consente una flessibilità nell’adozione, permettendo alle imprese di iniziare con un livello base per poi eventualmente ampliare la propria rendicontazione in futuro.
Modulo Base (Basic Module)
Rappresenta il requisito minimo per tutte le imprese che adottano lo standard VSME, ed è particolarmente adatto alle microimprese. Include:
- B1-B2: Informazioni generali sull’azienda e approccio alla sostenibilità
- B3-B7: Metriche ambientali (energia, emissioni, inquinamento, biodiversità, acqua, rifiuti)
- B8-B10: Metriche sociali (caratteristiche forza lavoro, salute e sicurezza, remunerazione)
- B11: Metriche di governance (corruzione e tangenti)
Modulo Completo (Comprehensive Module)
Facoltativo e complementare al Modulo Base, fornisce informazioni aggiuntive spesso richieste da banche, investitori e grandi clienti. Include:
- C1-C2: Strategia e modello di business
- C3-C4: Target di riduzione GHG e rischi climatici
- C5-C7: Metriche sociali avanzate (diversità, diritti umani)
- C8-C9: Aspetti specifici di governance
Questa struttura progressiva permette alle PMI di iniziare con il Modulo Base, concentrandosi sulle metriche essenziali, e di valutare successivamente l’opportunità di adottare anche il Modulo Completo in base alle proprie esigenze e a quelle dei propri stakeholder.
Principio "if applicable":
Un aspetto chiave dello standard VSME è il principio "se applicabile", che consente alle imprese di omettere determinate disclosure quando non sono rilevanti per il proprio business, semplificando notevolmente il processo di rendicontazione.
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Gli standard di rendicontazione: ESRS, GRI e VSME
Per redigere un bilancio di sostenibilità è necessario seguire standard di rendicontazione riconosciuti. Il quadro attuale è composto da tre riferimenti principali.
Gli ESRS: lo standard obbligatorio della CSRD
Le imprese soggette alla CSRD devono rendicontare in conformità agli European Sustainability Reporting Standards (ESRS), adottati dalla Commissione europea con il Regolamento Delegato (UE) 2023/2772. L'informativa di sostenibilità è integrata nella Relazione sulla Gestione del bilancio, non in un documento separato. Con l'Omnibus I gli ESRS sono in corso di revisione: l'EFRAG ha trasmesso il proprio parere tecnico alla Commissione il 3 dicembre 2025 e gli standard revisionati troveranno applicazione a partire dall'esercizio 2027, con una razionalizzazione delle disclosure e una riduzione dei datapoint richiesti.
I GRI Standard: il riferimento volontario internazionale
Per le imprese non obbligate (SRL e PMI in generale), il riferimento volontario più diffuso resta la Global Reporting Initiative (GRI), organizzazione no profit internazionale che fornisce standard univoci per misurare e comunicare le performance aziendali in termini di sostenibilità. I GRI Standard hanno una struttura modulare divisa in quattro serie: una serie di standard universali e tre serie di standard specifici che coprono le dimensioni della sostenibilità: Economia (GRI 200), Ambiente (GRI 300) e Sociale (GRI 400). L'obiettivo primario dei GRI Standard è promuovere la trasparenza sui rischi e sulle opportunità che derivano dalle attività dei soggetti presenti sul mercato, e possono essere utilizzati da qualsiasi impresa, quotata o meno.
Il VSME: lo standard volontario per le PMI
Come visto sopra, per le PMI non quotate l'EFRAG ha sviluppato lo standard volontario VSME (Voluntary Sustainability Reporting Standard for SMEs), con una struttura modulare (Modulo Base e Modulo Completo) e il principio "se applicabile" che consente di omettere le disclosure non rilevanti. Con l'Omnibus I il VSME è stato formalizzato come riferimento per le PMI e funge da limite alle richieste di dati della catena del valore ("value chain cap").
Come preparare un bilancio di sostenibilità: Guida pratica
La preparazione di un bilancio di sostenibilità richiede un approccio metodico e strutturato. Ecco una guida pratica per aiutare la tua impresa a intraprendere questo percorso in modo efficace.
Fase 1: Analisi di materialità
L’analisi di materialità è il punto di partenza fondamentale per identificare gli aspetti di sostenibilità più rilevanti sia per l’azienda che per i suoi stakeholder. Questo processo aiuta a focalizzare il bilancio sugli aspetti veramente significativi.
Le attività principali di questa fase includono l’identificazione degli stakeholder principali (dipendenti, clienti, fornitori, comunità locale), la mappatura dei temi di sostenibilità potenzialmente rilevanti per il tuo settore e la valutazione dell’importanza di ciascun tema sia dal punto di vista interno che degli stakeholder.
Fase 2: Raccolta dati
Una volta identificati i temi materiali, è necessario raccogliere i dati relativi a ciascun aspetto rilevante. Questa fase richiede un coordinamento tra vari dipartimenti aziendali.
| Area | Dati essenziali | Fonti interne |
|---|---|---|
| Ambientale | Consumi energetici, emissioni GHG, prelievi idrici, produzione rifiuti | Bollette, registri di consumo, schede tecniche |
| Sociale | Dati organico, infortuni, formazione, diversità | HR, registro infortuni, piani formazione |
| Governance | Politiche aziendali, certificazioni, sanzioni | Ufficio legale, amministrazione |
Fase 3: Strutturazione e redazione
La fase di redazione richiede di organizzare i dati raccolti in un documento coerente e accessibile. Seguendo lo standard VSME, il bilancio dovrebbe includere:
Struttura suggerita per il bilancio di sostenibilità
- Lettera agli stakeholder – Breve introduzione da parte del management
- Profilo aziendale – Descrizione dell’organizzazione e del contesto operativo
- Approccio alla sostenibilità – Politiche, pratiche e obiettivi dell’azienda
- Performance ambientale – Dati e metriche relative all’impatto ambientale
- Performance sociale – Informazioni su dipendenti, salute e sicurezza
- Performance di governance – Aspetti etici e di trasparenza
- Obiettivi futuri – Piano d’azione per migliorare le performance
Fase 4: Verifica e pubblicazione
Prima della pubblicazione, è importante verificare l’accuratezza e la completezza del bilancio attraverso una revisione interna da parte di responsabili di diverse aree aziendali e, se possibile, un controllo da parte di consulenti esterni specializzati.
Un investimento strategico per il futuro
Preparare il bilancio di sostenibilità richiede impegno, ma rappresenta un investimento strategico per migliorare la gestione dei rischi ESG, rafforzare la reputazione aziendale, soddisfare le aspettative crescenti di clienti e partner commerciali e anticipare futuri sviluppi normativi.
Che la tua SRL sia obbligata o meno a redigerlo, iniziare ora il percorso verso la rendicontazione di sostenibilità rappresenta una scelta lungimirante che può tradursi in concreti vantaggi competitivi. Non aspettare che diventi un obbligo: trasforma la sostenibilità in un’opportunità per la tua azienda.
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Fonti
- [Direttiva (UE) 2025/794 – Stop the Clock](https://www.osservatoriobilancisostenibilita.it/stop-the-clock-entra-in-vigore-la-direttiva-ue-2025-794-che-modifica-csrd-e-csddd/)
- [Direttiva (UE) 2026/470 – Omnibus I (iter completato)](https://www.esgrow.it/omnibus-csrd-direttiva-ue-2026-470/)
- [Omnibus I: come cambiano CSRD e CS3D – BDO](https://www.bdo.it/it-it/insights-it/advisory/sustainability/come-il-primo-pacchetto-omnibus-ha-modificato-la-csrd-e-la-cs3d)
- [Rendicontazione di sostenibilità: le nuove regole – Assolombarda](https://www.assolombarda.it/servizi/credito-finanza-e-incentivi/informazioni/comunicazione-sulla-sostenibilita-nuove-regole)
- [D.Lgs. 125/2024 – recepimento CSRD in Italia](https://www.bollettinoadapt.it/d-lgs-2024-125-sfide-e-opportunita-del-recepimento-della-csrd/)
- [VSME Standard – EFRAG](https://www.efrag.org/sites/default/files/sites/webpublishing/SiteAssets/VSME%20Standard.pdf)
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Domande Frequenti (FAQ)
Chi è obbligato a redigere il bilancio di sostenibilità?
Con il perimetro aggiornato dall'Omnibus I (Direttiva UE 2026/470), sono obbligate le imprese UE con oltre 1.000 dipendenti medi e fatturato netto annuo superiore a 450 milioni di euro. Le imprese extra-UE sono obbligate se realizzano nell'Unione un fatturato netto superiore a 450 milioni di euro. Le SRL e le PMI non quotate non sono obbligate.
Da quando è obbligatorio il bilancio di sostenibilità?
Le grandi imprese già soggette alla dichiarazione non finanziaria (NFRD) rendicontano dall'esercizio 2024 (pubblicazione 2025). Le altre grandi imprese sopra le nuove soglie rendicontano dall'esercizio 2027 (pubblicazione 2028), dopo il rinvio di due anni introdotto dalla direttiva "Stop the Clock" (UE) 2025/794, recepita in Italia con la legge 8 agosto 2025, n. 118.
Il bilancio di sostenibilità è obbligatorio per le PMI?
No. Le PMI quotate, inizialmente previste dal 2026, sono uscite dal perimetro obbligatorio con l'Omnibus I. Per le PMI non quotate la rendicontazione è volontaria, con lo standard VSME dell'EFRAG. Resta però la pressione della catena del valore: i clienti grandi obbligati alla CSRD chiedono dati ESG ai propri fornitori, con il limite del "value chain cap" per le imprese sotto i 1.000 dipendenti.
Quali standard usare per il bilancio di sostenibilità?
Le imprese obbligate usano gli ESRS (Regolamento Delegato UE 2023/2772), in corso di revisione per l'esercizio 2027. Le imprese volontarie possono usare i GRI Standard (serie universali + GRI 200 Economia, GRI 300 Ambiente, GRI 400 Sociale) o lo standard VSME per le PMI.
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Rosario Emmi
Autore
Dottore Commercialista dal 2012, Socio Senior e co-founder di Proclama SPA tra professionisti (Catania). Tra i primi in Italia a specializzarsi su startup innovative fin dalla nascita della relativa normativa: ha collaborato come esperto con il Ministero dello Sviluppo Economico e costituito, a inizio 2013, una delle prime startup innovative iscritte in provincia di Catania. Nel 2016 ha seguito la prima costituzione di startup innovativa in Italia interamente online, senza notaio, tramite procedura telematica. Si occupa di finanza agevolata, equity crowdfunding, operazioni straordinarie e due diligence, e-commerce e digitalizzazione dei processi aziendali; ha lavorato come Temporary Export Manager presso il Ministero dello Sviluppo Economico su progetti di internazionalizzazione. Autore per PartitaIVA.it su startup, PMI innovative e intelligenza artificiale applicata alla professione contabile.
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