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6,35 consigli per risparmiare le tasse

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Rosario Emmi

Se stai leggendo questo articolo, ti starai sicuramente chiedendo quale è il significato del titolo, e hai probabilmente un mix di sentimenti contrastanti che spaziano dalla curiosità alla demenzialità del messaggio che ti voglio trasmettere. 

Il titolo ha lo scopo di attirare l’attenzione su un fenomeno crescente in rete e soprattutto sui social network, un fenomeno che io definisco dei “guru fiscali”.

Intanto mi presento, sono Rosario emmi e sono un dottore commercialista.

Con questo articolo voglio darti dei pratici consigli per comprendere meglio i messaggi che ricevi ogni giorno dai “guru fiscali” e, se avrai la pazienza di arrivare fino in fondo, leggerai anche i 6,35 consigli per risparmiare le tasse.

Se bazzichi Facebook e in generale i social network, e magari hai una impresa o sei un professionista con partita iva, ti sarà probabilmente capitato di imbatterti in un video o messaggio sponsorizzato in cui ti viene promesso un risparmio fiscale garantito, una riduzione delle tasse che nessuno ti ha mai prospettato se segui 15 semplici regole, una inattaccabilità da un controllo fiscale, una difesa a uomo certa e sicura dall’INPS, per parafrasare il mondo del calcio.

Ma, possiamo fidarci di queste mirabolanti cure contro il fisco? 

Faccio una premessa, anzi due. 

 

Intanto mi soffermo sulla parola tasse.

Cosa è una tassa?

 

Vediamo cosa dice wikipedia.

La tassa è un tipo di tributo, ovvero una somma di denaro, dovuta dai privati cittadini allo Stato, che si differenzia dall’imposta in quanto applicata secondo il principio della controprestazione, cioè legata a un pagamento dovuto come corrispettivo per la prestazione a suo favore di un servizio pubblico offerto da un ente pubblico (ad es. tasse portuali e aeroportuali, concessioni, licenze). La tassa è relativa a un servizio di cui un cittadino può decidere se avvalersi o meno, e in generale non è dipendente né dal reddito né dal costo del servizio richiesto. 

Quelle che paga un imprenditore generalmente sono quindi imposte o contributi previdenziali o sociali: imposta sui redditi delle persone fisiche o IRPEF, imposta sul reddito delle società o IRES, imposta sul valore aggiunto o IVA….

Ricapitolando: tassa sui rifiuti, tassa di possesso automobili… sono queste le tasse che volete ridurre?

Sarebbe sicuramente bello, ma se possiedo una casa di 50 metri quadri devo pagare una determinata percentuale di tasse rifiuti proporzionata. Potrei risparmiarla, magari distruggo una stanza di casa, giusto per ridurre i mq e fare istanza al comune…

A parte gli scherzi, perché allora continuo a essere bombardato su questi messaggi di riduzione tasse, quando in realtà non sono tasse ma imposte?

 

Molto semplice, marketing. 

 

Tassa è una parola di uso comune che identifica un po’ tutto nel linguaggio di tutti i giorni,  comprese le imposte e i contributi. Solo uno specialista del settore può notare la differenza fra i termini, che poi nella sostanza in realtà non fa molta differenza, sono sempre soldi che escono dalle nostre tasche, di cui non siamo molto felici.

Fate due più due: usare il termine risparmiare le tasse ha sicuramente un effetto più ampio ed è più facile raggiungere più persone, ancor di più visto che è un tema molto sentito e sono note le iniquità del fisco italiano e l’elevata percentuale di guadagni che siamo purtroppo obbligati a sborsare per rispettare le leggi e permettere al nostro stato di funzionare. 

Quindi è abbastanza facile fare presa sulla pancia degli imprenditori che spesso si sentono vessati dal fisco, e cercano giustamente di porre rimedio in qualche modo.

Ma, sono tutte falsità le cose che leggiamo? Certamente no, nella maggior parte dei casi sono metodi leciti e un po’ meno leciti, sicuri e un po’ meno sicuri per risparmiare le tasse, sicuramente non segreti o conoscibili solo da poche persone elette o specialiste, visto anche che le imposte e in generale quello che paghiamo allo stato derivano da  leggi, circolari, istruzioni scritte che sono comunque pubbliche. 

Ma andiamo alla seconda premessa.

 

È davvero possibile essere inattaccabili dal fisco?

Potrei elencarvi tanti casi che ho visto nel corso degli anni.

Vi riassumerò brevemente qualcosa che ho visto da vicino, per farvi comprendere meglio.

Controllo dell’Agenzia delle Entrate. Il funzionario si concentra su un costo che gli sembra troppo elevato. Si tratta di un costo per servizi di elaborazione dati contabili da parte di una società ad un dottore commercialista. Regolarmente contrattualizzato, fatturato, pagato. Il contratto prevede un costo per un genere di pratica di 200 euro di lavorazione per 250 clienti. Il professionista ha fatturato però per 200 clienti. L’Agenzia quindi contesta il costo relativo alla lavorazione dei clienti non fatturati dal professionista, per 10.000 euro. Peccato che il professionista non abbia fatturato per i rimanenti 50 clienti perché non lo hanno pagato, e la fatturazione per i professionisti è permessa fino al pagamento della prestazione. Quindi la società di servizi ha comunque effettuato il lavoro, che sarebbe quindi deducibile. Nonostante ciò, è necessario avviare la mediazione, nella quale l’avvocato tributarista dopo l’accertamento con adesione prospetta da un lato  l’offerta dell’agenzia per chiudere la vicenda, e dall’altro quanto costerebbe in termini di spese legali e tasse per proseguire nei ricordi contro l’entrata, con possibilità di vittoria potenziale. Potenziale. Dopo decenni, con potenziale aggravio di sanzioni e nessuna certezza di risultato, come avviene spesso in Italia. La decisione cade sulla chiusura della vicenda e adesione e pagamento di imposte e sanzioni. 

Perchè vi racconto questo? Perché parliamo di costi inerenti e nessuna strategia particolare di risparmio fiscale, e nonostante ciò si sono dovute sborsare somme all’erario.

Se girate un attimo in rete, soprattutto negli ultimi anni ci sono moltissime sentenze della cassazione che danno pareri sulla economicità di una operazione, e nello specifico vengono contestati dei costi perché ritenuti troppo elevati e quindi non economici per l’impresa. 

Quindi, se il fisco italiano può contestare un costo perché è troppo elevato e non economico, cosa le vieta di contestare un altro costo magari più “forzato” o trovare un qualsiasi cavillo? 

 

In sintesi, essere inattaccabili dal fisco in Italia è più una suggestione che altro.

 

Ricordate che il responsabile è sempre l’imprenditore e che i controlli del fisco sono abbastanza rari, per cui volendo potrei anche dedurre dei costi inesistenti (ovviamente non sto spingendo a farlo, è solo un esempio) e non ricevere mai un controllo. O comunque, quello che faccio oggi nella migliore delle ipotesi verrà verificato fra 3 o 4 anni, che diventano poi magari decenni in caso di processo tributario, siamo sicuri che poi il nostro “guru fiscale” sarà poi ancora lì ad assumersi le proprie responsabilità e andare davanti al fisco a dichiarare che quanto consigliato è inattaccabile?

Concludo dicendo che la pianificazione fiscale è sicuramente importante ma non può essere un punto unico o fondamentale della crescita aziendale, come lo dovrebbe invece essere l’innovazione, l’internazionalizzazione, la finanza di impresa, il controllo di gestione e potrei fare decine di esempi che ci permettono di far crescere il nostro fatturato o la redditività della nostra impresa, a maggior ragione se si tratta di imprese di piccole dimensioni che vogliono crescere.

 

E no, non esistono metodi magici per risparmiare le “tasse”, non esistono aliquote dell’1,2% come anche tassazioni al 70%.

 

Quello che esiste è un modo onesto, competitivo e socialmente accettabile di fare impresa. Ma poi… che motivo avresti di concentrarti sulla riduzione delle tasse quando in Italia ci sono decine di incentivi per creare impresa se si punta sull’innovazione.

Alcuni esempi molti semplici:

  • Sono un’impresa che vuole crescere nel settore manifatturiero? Nella ricerca? Richiedo il credito di imposta Industria 4.0, il Bonus Sud, il credito d’imposta ricerca e sviluppo
  • Sono un’impresa export oriented e voglio andare all’estero? Presento richiesta per un voucher oppure una delle agevolazioni all’internazionalizzazione SACE e SIMEST.
  • Sono un’impresa che vuole innovare? Ho un brevetto? Sviluppo un progetto con una startup innovativa o con una PMI ed hofino al 50% di detrazione fiscale sull’investimento
  • Sono un’impresa che cresce con un sviluppo delle risorse umane? Assumo con decontribuzioni, faccio la formazione finanziata, e così via

In una parola gli strumenti ci sono per far crescere la propria azienda con intelligenza e serietà, in un quadro innovativo, altro che risparmio sulle tasse.

 

Siamo arrivati alla fine della bella narrazione e ti chiederai, quali sono i 6,35 consigli per risparmiare le tasse.

 

  1. Rivolgiti ad un professionista iscritto ad un albo, rivolgiti ad un dottore commercialista
  2. Pretendi delle garanzie su quello che ti dicono, recati in agenzia delle entrate con chi ti promette risparmio fiscale e fattelo certificare
  3. Non ti fidare delle soluzioni a pacchetto senza una preventiva analisi della tua azienda
  4. Il professionista giusto per la tua azienda è quello che svolge le attività che ti servono, non quelle che servono a lui
  5. Se cerchi la soluzione sul web, prima di scegliere una società di consulenza, verifica che sia trasparente e che il professionista a cui sarai affidato sia riconoscibile e iscritto a un albo professionale. se si tratta di una società, verifica che la società sia iscritta pure essa a un albo professionale riconosciuto
  6. Valuta sempre il prezzo, ma scegli la qualità 

 

Per lo 0,35 dei consigli che manca…. beh….. non fidarti mai dei messaggi sul web, approfondisci, arriva fino alla fine dei video e magari scoprirai che non esiste nessuno 0,35…

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