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Società tra professionisti a costituzione progressiva

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Per procedere sulla via della aggregazione di imprese o di professionisti il percorso deve essere ponderato e ci vuole tempo.
Nei processi di aggregazione, siano RTI, reti, consorzi o altre forme giuridiche simili, un errore che comunemente si commette è quello di partire dalle regole e non dagli aspetti socio-economici della operazione.
Questo problema è maggiormente riscontrabile nelle aggregazioni professionali, dove l’elemento del capitale è diluito e quello personale assume una dimensione più rilevante, rispetto alla costituzione di un ente commerciale puro.

In una società tra professionisti quanto conta il capitale?

E’ solo un elemento che quantifica la partecipazione agli utili, quasi mai la partecipazione alla governance.
La governance di una società tra professionisti è una cosa complessa. Di solito il fenomeno aggregativo parte da situazioni individuali in cui ogni professionista è abituato ad agire in piena autonomia e ad essere il capo.
Il confronto nella società tra professionisti avviene sulle qualità professionali, piuttosto che sulle qualità manageriali. Questo modo di affrontare la questione può generare un cortocircuito nella gestione di una società tra professionisti.
La maggiore competenza professionale è difficilmente riscontrabile in modo oggettivo, soprattutto se vi sono più professionisti con storia di diversa e specializzazioni diverse, in questi casi la governance rischia di diventare “ingovernance”.

Come costituire una società tra professionisti?

Come costituire una rete professionale?

Come costituire un consorzio tra professionisti?

Tre diverse forme di aggregazione con una risposta unica: Si può costituire in modo progressivo, senza fretta e con una valutazione personale e professionale che richiede tempo e reciproca conoscenza, non solo del modo di lavorare, ma anche del modo di agire e di pensare.

Per aggregare i professionisti è necessario un periodo di allineamento.

La domanda successiva sorge spontanea e riguarda il metodo da utilizzare per questo allineamento progressivo. Non serve una congiunzione astrale come accade per la cometa di Halley, che passa ogni 76 anni, sarebbe la morte delle professioni e della modernizzazione.
Serve piuttosto una procedura esecutiva che deve essere testata, sperimentata e poi diventare la base di un modello comportamentale che può essere sviluppato e articolato in modo differente, secondo le caratteristiche del progetto professionale.
Un possibile via che porta al successo di moduli aggregativi vi è la cosiddetta “comunità di pratica”. Un modo semplice e poco impegnativo per iniziare un percorso professionale e testarsi reciprocamente sulla capacità di stare insieme, regolare i rapporti professionali, economici e, perché no, anche personali.
Sulla comunità di pratica ci sarebbe molto da narrare, anche sulla base delle molteplici esperienze in tal senso, di cui fanno parte anche quelle associative.
Al giorno d’oggi la comunità di pratica deve essere vista alla luce della trasformazione digitale e dei riflessi e facilitazioni che questa trasformazione può portare in termini di benefici.
Negli anni scorsi le community professionali sono state uno strumento molto utilizzato dai professionisti, sotto forma di community prevalentemente aperte, dove ci si scambia opinioni, informazioni, novità, ci si conosce e si fa networking.
Le community professionali più vivaci sono quelle create su Facebook, tuttavia il fatto che siano quasi tutte aperte, almeno le più note, rende difficile la interazione e comunicazione tra gli aderenti.
Animare una community è sempre complicato, farlo con il rischio di essere anche tacciati, la rende a volte un’impresa.
In effetti Facebook mal si presta alla creazione di dinamiche professionali che sfociano in attività significative, sono più adatte per una dialettica fine a se stessa che ha solo nella informazione la sua base di utilità.
Lo strumento di lavoro più efficace, sul fronte dei social, è Linkedin, in questo caso il funzionamento delle community incontra altri tipi di ostacoli e le rende poco adatte a creare situazioni di networking sociale, particolarmente utile.

Quali sono le migliori community per commercialisti, avvocati e consulenti del lavoro?

Probabilmente le community chiuse, esterne ai canali social e con un maggiore scambio di interazioni finalizzate al lavoro in team sugli stessi clienti.
Pian piano ci si conosce tutti, la community è chiusa, si approfondisce la conoscenza nel tempo e si lavora insieme.
Dopo aver consumato il passaggio della community chiusa, la “comunità di pratica”, si può passare alla fase successiva, ossia la rete professionale.
Far parte di una rete professionale non vuol dire ricevere solo dei servizi o scambiare delle utilità in modo reciproco, significa molto di più. Deve scattare una piccola scintilla, la voglia di stare insieme, in un vincolo di nome, dal quale è possibile sciogliersi facilmente e in breve tempo.
La rete professionale unisce nello stesso progetto professionale: siamo noi, siamo questi, siamo insieme e ci presentiamo al cliente in modo unico.
Il messaggio che passa è quello di una maggiore forza, rispetto allo studio professionale, ed allo stesso tempo di una garanzia per il cliente, di successo della attività di consulenza.
In questa fase è necessario dotarsi di un naming comune e, soprattutto, di procedure comuni sulle attività da svolgere insieme. Il rischio, in caso contrario, diventa quello di una banda che suona in modo scoordinato, creando una cacofonia piuttosto che una melodia, a quel punto meglio solisti.
E’ una fase complicata, da superare con un modello organizzativo efficace e l’utilizzo della tecnologia e strumenti di condivisione moderni, che consentano di superare le difficoltà della comunicazione e velocizzare le interazioni. Al professionista è richiesto uno sforzo per adeguarsi a nuove procedure e implementare le sue competenze tecnologiche, anche con specifica formazione.

Quale forma giuridica utilizzare per una società tra professionisti?

Dopo aver allineato la visione e scalato progressivamente i gradini della condivisione professionale il professionista è pronto all’ultimo passo, verso un modello societario.
E’ questo il momento di operare una scelta che dipende dalle condizioni economiche attuali e gli obiettivi che si intende ottenere con l’aggregazione societaria:
  • la società semplice non cambia l’impostazione fiscale e non richiede grandi investimenti;
  • snc e sas sono un modello leggermente evoluto rispetto alla società semplice, senza stravolgimenti nel principio;
  • la società a responsabilità limitata comporta una cambio strategico di impostazione, soprattutto contabile e fiscale, in quanto propone un passaggio da incassi/pagamenti al sistema della competenza economica;
  • la società per azioni e in accomandita per azioni richiede un maggiore investimento;
  • la società cooperativa assume una connotazione mutualistica che rende paritetico il rapporto professionale ma non aggiunge nulla allo sviluppo in senso aziendalistico dell’aggregazione.

Conviene una società tra professionisti?

La domanda nasce spontanea, a questo punto, viste le difficoltà di questa formula aggregativa. La risposta non può che essere: dipende dalla visione e dal progetto.
Non c’é uno storico sufficiente per comprendere se lo strumento della società tra professionisti potrà accrescere le potenzialità delle categorie professionali sul mercato del futuro, quel che è certo è la necessità di aggregare i professionisti e farlo nel modo e con i tempi giusti.
Giovanni Emmi
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