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Bandi e incentivi
13/01/2026
13 min
Team Incentivi SRLonline

ZES Unica: La trappola dei 5 anni - Come evitare la revoca del 60% di credito d'imposta

Hai investito nel Mezzogiorno sfruttando il credito ZES Unica? Attenzione: mantenere i beni per 5 anni non è sufficiente. Scopri le insidie nascoste che possono costarti caro.

ZES Unica: La trappola dei 5 anni - Come evitare la revoca del 60% di credito d'imposta
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ZES Unica: La trappola dei 5 anni - Come evitare la revoca del 60% di credito d'imposta

In breve

  • il credito d'imposta ZES Unica spetta solo se mantieni i beni per 5 anni (3 anni per microimprese), pena la revoca totale;
  • sono considerati "cessioni" anche il comodato d'uso gratuito, la locazione e il trasferimento in stabilimenti diversi dallo stesso gruppo;
  • la revoca si applica a tutto il credito, non solo alla parte relativa al bene dismesso: perdi l'intero beneficio maturato.

Immagina di aver investito 100.000 euro in macchinari per il tuo stabilimento in Campania, sfruttando il credito d'imposta ZES Unica che ti ha garantito un risparmio fiscale di 60.000 euro. Passano due anni, l'attività decolla, e decidi di spostare parte della linea produttiva in un nuovo capannone sempre in Campania, ma con una diversa unità locale. Sembra una scelta operativa legittima, giusto? SBAGLIATO. Quello spostamento potrebbe costarti cara ben più del trasloco: l'Agenzia delle Entrate potrebbe recapitarti una cartella esattoriale per 60.000 euro, più interessi e sanzioni. Non è uno scenario ipotetico: è una trappola in cui sono già cascate diverse imprese italiane che hanno confuso la flessibilità operativa con la compliance fiscale.

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Il problema è che la normativa ZES Unica contiene una clausola di clawback (revoca) estremamente rigorosa, che va ben oltre il semplice "non vendere i beni". Il DM 9 aprile 2024 chiarisce che il credito spetta solo se i beni agevolati rimangono nella stessa struttura produttiva per almeno cinque anni. Questo significa che anche decisioni operative apparentemente innocue — come spostare un macchinario da uno stabilimento all'altro della stessa azienda, o darlo in comodato a una società controllata — possono innescare la decadenza totale dal beneficio. E quando parliamo di "totale", intendiamo proprio tutto: non solo la quota di credito relativa al bene dismesso, ma l'intero ammontare maturato, compresi gli anni precedenti. Per un'impresa che ha investito massicciamente nel biennio 2024-2025, il rischio è un recupero fiscale a sei zeri.

Cos'è il periodo di sorveglianza ZES Unica e come funziona

Il credito d'imposta ZES Unica è stato introdotto per incentivare gli investimenti nelle 8 regioni del Mezzogiorno (Campania, Puglia, Calabria, Sicilia, Abruzzo, Basilicata, Molise, Sardegna) e nelle aree colpite da disastri sismici o idrogeologici. L'agevolazione prevede un credito d'imposta in fattura che può arrivare fino al:

  • 45% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro (PMI);
  • 35% per la quota tra 2,5 e 10 milioni di euro (PMI);
  • 25% per la quota tra 10 e 20 milioni di euro (grandi imprese).

Tuttavia, questo beneficio non è "definitivo" nel momento in cui lo maturi. La normativa stabilisce un periodo di sorveglianza quinquennale durante il quale i beni devono rimanere nella stessa ZES Unica e nella stessa struttura produttiva. È un concetto che spesso viene interpretato erroneamente: molti imprenditori pensano che basti non vendere il bene a terzi, o addirittura che basti mantenerlo "in azienda" per non perdere il credito. La realtà è molto più complessa e pericolosa. Il DM 9 aprile 2024 specifica che il periodo di sorveglianza decorre dalla data di "entrata in funzione" dei beni, che non coincide necessariamente con l'acquisto o l'installazione. Per i macchinari, l'entrata in funzione è il momento in cui vengono effettivamente utilizzati nel ciclo produttivo. Per i software, è quando vengono implementati e resi operativi. Questo dettaglio temporale è cruciale perché sposta in avanti l'inizio del conteggio dei 5 anni: se compri un macchinario a dicembre 2024 ma lo attivi solo a marzo 2025, il periodo di sorveglianza terminerà a marzo 2030, non a dicembre 2029.

Un aspetto spesso trascurato riguarda le microimprese (fino a 9 dipendenti e fatturato sotto i 2 milioni di euro), per cui il periodo di sorveglianza è ridotto a 3 anni invece che 5. Questa deroga è pensata per le realtà più piccole che hanno maggiore necessità di flessibilità, ma crea anche un paradosso: una microimpresa che cresce rapidamente potrebbe trovarsi, dopo solo 36 mesi, a dover gestire vincoli che un'azienda più grande deve rispettare per 60 mesi. La differenza temporale può incidere su strategie di investimento successive: una PMI che ha pianificato una serie di acquisti scalari potrebbe dover rimandare il secondo step per non rischiare di trovarsi con due periodi di sorveglianza sovrapposti ma con trattamenti diversi.

Le azioni che innescano la revoca del credito

La vera insidia della ZES Unica sta nell'ampiezza delle azioni che vengono considerate "cessioni" o "destinazioni a finalità estranee". L'articolo 4 del DM 9 aprile 2024 elenca in modo tassativo le fattispecie che fanno decadere dal beneficio, e alcune sono decisamente controintuitive. La revoca scatterà se cedi a titolo oneroso o gratuito il bene agevolato, ma anche se lo destini a finalità estranee all'esercizio dell'impresa, oppure lo utilizzi in strutture produttive diverse da quellelocate. È l'ultima espressione che ha creato più problemi interpretativi: cosa significa esattamente "struttura produttiva diversa"?

Secondo le chiarimenti dell'Agenzia delle Entrate (Risposta 9 agosto 2024, n. 437), per "struttura produttiva" deve intendersi non solo l'unità locale, ma l'insieme dei beni organizzati per la produzione di beni o servizi. Questo significa che spostare un macchinario dallo stabilimento A allo stabilimento B della stessa società, anche se entrambi si trovano nella stessa regione ZES Unica, costituisce una violazione del vincolo quinquennale. La logica normativa è che il credito è stato concesso per creare valore in una specifica area depressa: spostando la capacità produttiva, anche all'interno dello stesso gruppo, l'impresa sta di fatto "delocalizzando" l'investimento rispetto all'area originaria.

Ancora più insidioso è il caso del comodato d'uso gratuito o della locazione del bene agevolato. Molte imprese, specialmente nei settori manifatturieri, utilizzano questi contratti per ottimizzare l'utilizzo dei macchinari in periodi di bassa domanda. Tuttavia, la normativa ZES Unica considera qualunque forma di concessione del bene a terzi (comprese le società controllate o collegate) come una "cessione", ai fini della decadenza. Lo stesso vale per la costituzione di diritti reali di godimento sull'bene, come l'usufrutto o l'uso. In pratica, una volta che un bene è stato agevolato con ZES Unica, deve rimanere strettamente vincolato alla struttura produttiva originaria: non puoi prestarlo, noleggiarlo, spostarlo, nemmeno temporaneamente.

La tabella seguente riassume le azioni più comuni che innescano la revoca, con il relativo impatto sul credito

Azione Innesta revoca Motivazione normativa Impatto sul credito
Vendita a terzi Cessione a titolo oneroso Totale (intero credito maturato)
Comodato d'uso gratuito Cessione a titolo gratuito Totale
Locazione/affitto del bene Concessione del godimento Totale
Spostamento in altro stabilimento (stessa azienda) Struttura produttiva diversa Totale
Utilizzo in stabilimento di società controllata Struttura produttiva diversa Totale
Demolizione/smacarramento Distruzione del bene Totale
Conversione a uso diverso dalla produzione Finalità estranea all'esercizio dell'impresa Totale
Manutenzione ordinaria/straordinaria No Il bene rimane nella stessa struttura Nessuno

Le strategie di pianificazione per proteggere il credito

La prima regola per proteggere il credito ZES Unica è pianificare gli investimenti prima di acquistare, non dopo. Questo significa mappare accuratamente non solo l'esigenza attuale di beni strumentali, ma anche le possibili evoluzioni dell'azienda nel quinquennio successivo. Se prevedi di espandere la capacità produttiva aprendo un nuovo stabilimento, valuta se è più conveniente:

  • acquistare direttamente i beni nella nuova struttura, rinunciando al credito ZES Unica su quella quota;
  • concentrare tutti gli investimenti nello stabilimento esistente e posticipare l'espansione;
  • costituire una newco dedicata al nuovo stabilimento, che potrà a sua volta accedere al credito ZES Unica.

Questa pianificazione diventa ancora più critica quando l'azienda ha già beneficiato di ZES Unica e sta valutando operazioni di riorganizzazione societaria, come fusioni, scissioni o conferimenti d'azienda. In questi casi, il trasferimento del bene agevolato alla società risultante dalla fusione o alla beneficiaria del conferimento costituisce una "cessione" ai fini del clawback. Tuttavia, la normativa prevede un'eccezione: la revoca non scatta se l'operazione viene effettuata nel contesto di un trasferimento d'azienda e se il bene continua a essere utilizzato nella stessa struttura produttiva. In pratica, se fusi due società che operano nello stesso stabilimento ZES Unica, i beni agevolati possono essere trasferiti senza perdere il credito — ma la documentazione deve essere impeccabile.

Un'altra strategia sottoutilizzata riguarda la segmentazione degli investimenti per "classi di beni" omogenee. Immagina di dover acquistare 500.000 euro di macchinari: invece di comprare tutto in una volta, potresti suddividere l'investimento in più tranche temporali. Questa strategia non distribuisce solo il flusso di credito d'imposta su più anni (ottimizzando la compensazione con le imposte dovute), ma crea anche periodi di sorveglianza sfalsati. Se un bene acquistato nel 2026 dovesse essere dismesso nel 2028 per motivi tecnici, il credito relativo agli investimenti del 2024 rimarrebbe intatto. È una forma di "diversificazione del rischio" che molte imprese non considerano affatto.

La strategia più complessa — ma anche la più potente — riguarda la progettazione flessibile della struttura produttiva. Quando pianifichi un nuovo stabilimento ZES Unica, puoi progettare gli spazi e le utilità in modo che siano modulari e riutilizzabili per diverse linee produttive. Se tra tre anni decidi di cambiare produzione, potrai riconvertire lo spazio senza dover spostare i macchinari (che rimarrebbero così "ancorati" alla struttura originale). È un approccio architetturale che richiede una visione a lungo termine, ma può letteralmente salvare milioni di euro di credito d'imposta.

L'impatto fiscale della revoca

non è banale. Se l'Agenzia delle Entrate accerta la violazione del vincolo quinquennale, non solo recuperi il credito utilizzato negli anni precedenti (più interessi legali), ma dovrai anche ricalcolare le dichiarazioni dei redditi degli anni interessati. Questo può innescare una catena di riassumenti che vanno ben oltre il semplice recupero del credito: potresti trovarti a dover ridichiarare l'IREs, l'IRAP, eventuali perdite fiscali compensate e persino i contributi previdenziali calcolati sul reddito d'impresa. In alcuni casi, l'effetto domino può triplicare l'impatto originale della revoca. È il motivo per cui, quando si parla di ZES Unica, la prevenzione vale molto più di qualsiasi cura postuma.

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Domande frequenti

Cosa succede se vendo un bene ZES Unica ma ne compro uno identico da sostituirlo?

La normativa ZES Unica non prevede un meccanismo di "rollover" simile a quello della disciplina sulla sostituzione dei beni 4.0. Questo significa che, anche se sostituisci il bene venduto con uno nuovo di pari o superiore valore tecnologico, la vendita del bene originario fa scattare la revoca dell'intero credito maturato su quel bene. L'unica eccezione riguarda le ipotesi di caso fortuito o forza maggiore (es. distruzione del bene per eventi imprevisti), purché il bene venga sostituito con uno avente le stesse caratteristiche funzionali entro un ragionevole periodo di tempo. In ogni caso, ti consigliamo di documentare accuratamente l'evento catastrofico e la sostituzione, per poter dimostrare all'Agenzia delle Entrate che non si è trattato di una dismissione volontaria.

Il periodo di 5 anni si calcola dalla data di acquisto o di entrata in funzione?

Il periodo di sorveglianza decorre dalla data in cui il bene entra in funzione, non da quella dell'acquisto o del pagamento. Per i macchinari e gli impianti, l'entrata in funzione coincide con l'avvio dell'utilizzo nel ciclo produttivo; per i software, con il completamento dell'implementazione e l'effettiva operatività; per i beni immobili strumentali, con il termine dei lavori e la prima utilizzazione. È fondamentale documentare questa data attraverso fatture, verbali di collaudo, registri di produzione o altri elementi probatori inequivocabili. In caso di accertamento, l'onere della prova spetta al contribuente: se non riesci a dimostrare quando il bene è entrato in funzione, l'Agenzia delle Entrate potrebbe far decorrere il periodo dal momento dell'acquisto, anticipando la scadenza del vincolo.

Posso spostare un macchinario all'interno dello stesso capannone senza perdere il credito?

Sì, lo spostamento di un bene all'interno della stessa unità locale (lo stesso capannone, la stessa struttura produttiva) non costituisce violazione del vincolo quinquennale. La norma fa riferimento al trasferimento del bene in strutture produttive diverse, che devono essere intese come unità locali distinte. Se sposti una linea di produzione da un reparto all'altro dello stesso stabilimento, il credito ZES Unica rimane intatto. Tuttavia, ti consigliamo di documentare lo spostamento (magari con un piano di fabbrica aggiornato) per poter dimostrare, in caso di verifica, che il bene è rimasto nella medesima struttura produttiva originaria.

Il clawback si applica anche se dismetto il bene per cessazione dell'attività?

Sì, la cessazione dell'attività costituisce una ipotesi di decadenza dal beneficio ZES Unica, in quanto il bene non viene più utilizzato nell'esercizio dell'impresa nella zona assistita. Se chiudi la società o cessi l'attività nello stabilimento ZES Unica, anche se per motivi validi (crisi di mercato, mancanza di commesse, ecc.), il credito maturato sugli investimenti degli anni precedenti è soggetto a revoca. Tuttavia, in caso di cessazione dell'attività per causa di forza maggiore, puoi tentare di dimostrare che la dismissione dei beni è stata imposta da eventi esterni imprevedibili, ma la strada è in salita e l'esito dipende dall'interpretazione dell'Agenzia delle Entrate caso per caso. Se prevedi di poter cessare l'attività nel quinquennio, valuta attentamente se conviene rinunciare al credito ZES Unica al momento dell'investimento, per evitare di doverlo restituire interamente in seguito.

La revova del credito si applica solo al bene dismesso o a tutto il credito maturato?

Questa è una delle domande più frequenti — e la risposta è spesso una sorpresa sgradita. La revoca si applica all'intero credito d'imposta maturato nell'anno di acquisto del bene dismesso, non solo alla quota di credito relativa a quel bene. In pratica, se hai investito 200.000 euro nel 2024 generando un credito di 90.000 euro, e nel 2026 dismetti un bene che ha generato solo 20.000 euro di credito, l'Agenzia delle Entrate può recuperare l'intero importo di 90.000 euro (più interessi), non solo i 20.000. È un meccanismo draconiano che rende il clawback ZES Unica particolarmente pericoloso per le imprese con grandi portafogli di investimenti: una singola dismissione errata può costare l'intero beneficio maturato in un dato anno.

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