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Fiscalità e adempimenti
13/01/2026
21 min
Team Fiscale SRLonline

Startup innovativa 2026: status o trappola? Quando l'agevolazione ti costa più della tassa che risparmi

Hai costituito una SRL e tutti ti dicono di iscriverla come startup innovativa per le agevolazioni fiscali. Attenzione: lo status ha un costo nascosto che può trasformare un vantaggio in una trappola pericolosa per la tua impresa.

Startup innovativa 2026: status o trappola? Quando l'agevolazione ti costa più della tassa che risparmi
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13/01/2026
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Startup innovativa 2026: status o trappola? Quando l'agevolazione ti costa più della tassa che risparmi

In breve

  • lo status di startup innovativa offre agevolazioni fiscali significative ma vincola l'impresa per 5 anni con obblighi stringenti;
  • il requisito del 15% di spesa in ricerca e sviluppo può essere insostenibile per molte SRL, specialmente nei primi anni di attività;
  • la PMI innovativa è spesso un'alternativa più flessibile, con requisiti meno onerosi e status permanente.

Immagina di aver appena costituito la tua SRL per un progetto digitale ambizioso. Tutti intorno a te — commercialisti, consulenti, altri imprenditori — ti dicono la stessa cosa: iscrivila come startup innovativa, ci sono agevolazioni fiscali incredibili, tassi zero, crediti d'imposta, accesso al Fondo di Garanzia. Sembra la strada obbligata per chi vuole fare innovazione in Italia. Poi, durante la prima assemblea dei soci, qualcuno chiede: "E se tra due anni volessimo distribuire degli utili?" Il silenzio che segue è più eloquente di qualsiasi risposta. Perché in quel momento scopri che lo status di startup innovativa non è un bonus qualunque, ma un vincolo quinquennale che definisce la governance della tua società, la tua strategia finanziaria e persino la tua libertà imprenditoriale. Non è una decisione da prendere alla leggera, eppure troppe SRL si iscrivono nella sezione speciale del Registro delle Imprese come se fosse una formalità burocratica, senza valutare realmente se il gioco vale la candela.

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Il problema è che la normativa sulla startup innovativa, introdotta dal Decreto Crescita 2.0 (DL 179/2012) e aggiornata dalla Legge Concorrenza 193/2024, nasconde un paradosso. Da un lato offre agevolazioni che possono valere decine di migliaia di euro all'anno: credito d'imposta per la ricerca e sviluppo fino al 25%, esonero da contributi INPS per i primi 3 anni, accesso agevolato al Fondo di Garanzia, incentivi fiscali per gli investitori che arrivano fino al 65% con la nuova misura "de minimis". Dall'altro lato, impone obblighi che per molte imprese sono semplicemente incompatibili con la loro struttura operativa o con i loro piani di crescita. Il risultato è che una parte significativa delle oltre 14.000 startup innovative iscritte nel registro si trovano, dopo un paio d'anni, in una sorta di limbo: hanno perso i requisiti ma non possono uscire dallo status senza perdere tutto, oppure mantengono formalmente i requisiti sostenendo costi di ricerca e sviluppo che non possono permettersi, pur di non decadere dalle agevolazioni. È una dinamica che può trasformare un'opportunità in una trappola fiscale e gestionale, con conseguenze molto concrete sulla salute del tuo business.

Cos'è una startup innovativa e quali sono i requisiti per il 2026

Una startup innovativa è una società di capitali — SRL o SRLS, ma anche società cooperative — che possiede simultaneamente sette requisiti cumulativi, più almeno uno tra tre requisiti alternativi. I requisiti cumulativi sono vincoli strutturali che definiscono il perimetro entro cui può muoversi l'impresa: deve essere costituita da non più di 60 mesi, avere sede in Italia o in un paese UE con filiale operativa sul territorio nazionale, non superare i 5 milioni di euro di valore della produzione annua a partire dal secondo anno, non distribuire e non aver distribuito utili in passato, avere come oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico, e non essere nata da fusione, scissione o cessione d'azienda. Questi requisiti devono essere posseduti tutti contemporaneamente: se ne manca anche solo uno, la società non può essere iscritta nella sezione speciale del Registro delle Imprese o ne decade automaticamente.

Il vero discrimene, però, sta nei requisiti alternativi. Per essere considerata startup innovativa, la società deve avere almeno uno di questi tre elementi: sostenere spese in ricerca e sviluppo pari ad almeno il 15% del maggiore valore tra costo e valore totale della produzione; oppure impiegare personale altamente qualificato, intendendo con ciò che almeno un terzo dei dipendenti o collaboratori sia dottore di ricerca, dottorando o ricercatore, oppure che due terzi possiedano una laurea magistrale; oppure essere titolare, depositaria o licenziataria di almeno un brevetto industriale o titolare di un software registrato presso la SIAE. È su questi requisiti che si gioca la partita più complessa, perché non sono cascate formali: il requisito del 15% di spesa in ricerca e sviluppo, in particolare, impatta direttamente sul conto economico della società, costringendola a destinare una quota consistente delle proprie risorse finanziarie alle attività di R&D indipendentemente dalla propria situazione di cassa o dalle priorità operative del momento.

Le agevolazioni fiscali delle startup innovative: cosa si ottiene davvero

Le agevolazioni per le startup innovative sono sostanzialmente divise in tre macro-categorie: misure fiscali dirette, strumenti finanziari agevolati e semplificazioni procedurali. Tra le misure fiscali dirette, il credito d'imposta per le spese di ricerca, sviluppo e innovazione è probabilmente l'agevolazione più rilevante in termini di impatto economico. Il credito copre fino al 25% delle spese sostenute per personale qualificato impiegato in attività di R&D, per quote di ammortamento dei beni strumentali utilizzati per queste attività, per competenze tecniche e privative industriali, per materiali e forniture, e per spese generali calcolate forfettariamente nella misura del 25% delle spese per personale. Il credito è compensabile con le imposte dovute, senza limiti di compensazione orizzontale, e per le startup innovative è previsto l'esonero dall'obbligo del visto di conformità per la compensazione dei crediti IVA, una semplificazione burocratica che può sembrare minore ma che in pratica riduce i costi di interfacciamento con il fisco e velocizza i tempi di recupero della liquidità.

Un'altra agevolazione significativa riguarda i contributi previdenziali: le startup innovative che assumono personale con contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato beneficiano dell'esonero dal pagamento dei contributi INPS nella misura del 50%, con un massimo di 3.000 euro su base annua e per un periodo di 3 anni a partire dalla data della prima iscrizione nella sezione speciale. L'esonero non spetta sui contributi dovuti dai collaboratori coordinati e continuativi, ma può comunque tradursi in un risparmio consistente per una società che sta costruendo il proprio team iniziale. Va ricordato, tuttavia, che l'agevolazione è subordinata al rispetto delle normative sul aiuti di Stato "de minimis" e che il beneficio deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi: un errore formale può compromettere l'accesso all'agevolazione, che non è retroattiva.

Tra gli strumenti finanziari agevolati, il Fondo di Garanzia per le PMI merita una menzione specifica. Le startup innovative possono accedere alla garanzia pubblica su finanziamenti bancari fino all'80% dell'importo concesso, contro la percentuale ordinaria del 50%, e senza costi di accesso alla garanzia stessa. Questo significa che se una banca concede un finanziamento di 100.000 euro a una startup innovativa, il Fondo garantisce fino a 80.000 euro, riducendo sensibilmente il rischio del soggetto erogatore e facilitando l'accesso al credito per imprese che spesso non possiedono un patrimonio di garanzie sufficienti. A complemento di questo strumento si colloca Smart&Start Italia, l'incentivo gestito da Invitalia che finanzia, a tasso zero e senza garanzie personali, progetti di investimento per startup innovative localizzate su tutto il territorio nazionale. Il finanziamento copre fino all'80% delle spese ammissibili con un limite massimo di 2,5 milioni di euro, e prevede una quota di fondo perduto che può arrivare fino al 30% dell'importo concesso per le startup costituite da under 36 o da team a prevalenza femminile.

La tabella seguente riassume le principali agevolazioni disponibili per le startup innovative nel 2026, distinguendo tra misure fiscali dirette, strumenti finanziari e semplificazioni procedurali.

Tipo agevolazione Dettaglio Impatto economico
Credito d'imposta R&S Fino al 25% delle spese in ricerca e sviluppo, compensabile senza limiti Fino a 25.000€ su 100.000€ di spesa R&S
Esonero contributi INPS 50% dei contributi a carico dell'azienda, max 3.000€/anno per 3 anni Fino a 9.000€ totali per dipendente assunto
Fondo di Garanzia PMI Garanzia fino all'80% su finanziamenti bancari Migliore accesso al credito, costi ridotti
Smart&Start Italia Finanziamento a tasso zero fino a 2,5M€, quota fondo perduto fino al 30% Copertura fino all'80% del progetto di investimento
Incentivo investitori "de minimis" Detrazione 65% per persone fisiche, deduzione per giuridiche Fino a 65.000€ di detrazione su 100.000€ investiti
Rimborso IVA prioritario Tempi ridotti per i rimborsi IVA Vantaggio in termini di liquidità

I vincoli nascosti dello status di startup innovativa

Il primo vincolo che spesso viene sottovalutato riguarda la distribuzione degli utili. Le startup innovative non possono distribuire utili per tutto il periodo in cui mantengono lo status, che di base è di 5 anni a decorrere dalla data di costituzione, salvo proroghe e estensioni. Questo significa che se la società chiude l'esercizio con un utile di 50.000 euro, quei 50.000 euro devono essere reinvestiti nell'impresa: non possono essere distribuiti ai soci come dividendi, non possono essere utilizzati per compensi straordinari ai soci che lavorano nell'impresa, non possono essere destinati a nessuna finalità diversa dall'accumulo di riserve. Per una società che ha superato la fase iniziale e ha raggiunto una buona redditività, questo vincolo può diventare un ostacolo serio: i soci non possono remunerare il rischio assunto con l'investimento, e la società accumula liquidità che potrebbe essere impiegata in modo più efficiente altrove. È vero che le riserve accumulate rafforzano il patrimonio netto, ma è anche vero che immobilizzare gli utili per cinque anni può essere incoerente con le aspettative di remunerazione degli investitori, specialmente se si tratta di business angel o soci finanziari che hanno orizzonti temporali definiti.

Un secondo vincolo criticissimo riguarda il mantenimento dei requisiti, e in particolare il requisito del 15% di spesa in ricerca e sviluppo. La legge è molto chiara: il requisito deve essere posseduto in modo continuativo per tutto il periodo di iscrizione nella sezione speciale, e la conferma annuale dei requisiti — che deve essere effettuata entro il 30 giugno di ogni anno attraverso il portale startup.registroimprese.it — non è una mera formalità. Se la società non possiede più il requisito R&S al momento della conferma, decade automaticamente dallo status di startup innovativa e deve restituire le agevolazioni fruitate negli anni precedenti, con la conseguente ripresa a tassazione delle somme non imponibili o esenti. Questo crea una situazione paradossale: molte società, per non perdere lo status, sostenono spese di ricerca e sviluppo che non sarebbero sostenute in condizioni normali, solo per rimanere sopra la soglia del 15%. Se una società ha un valore della produzione di 300.000 euro, il 15% rappresenta 45.000 euro di spesa R&S obbligatoria annuale. Se la spesa reale è di solo 30.000 euro, la società si trova di fronte a una scelta: perdere lo status o sostenere ulteriori 15.000 euro di spese, magari in progetti marginali o poco strategici, solo per mantenere formalmente il requisito. Non è un scenario ipotetico: è la situazione in cui si trovano centinaia di startup innovative italiane che hanno sviluppato un prodotto valido, lo hanno lanciato sul mercato, e ora si trovano a dover giustificare spese di ricerca e sviluppo che non corrispondono più alle priorità del business.

Il terzo vincolo è strutturale: la startup innovativa è per definizione un'impresa giovane, e il legislatore ha previsto che il suo status sia temporaneo. La permanenza nella sezione speciale del Registro delle Imprese è consentita per un massimo di 5 anni a decorrere dalla data di iscrizione, dopo i quali la società decade automaticamente salvo non si trasformi in PMI innovativa. La Legge Concorrenza 193/2024 ha introdotto la possibilità di estendere la permanenza fino a un massimo di 9 anni complessivi, ma solo se si verificano condizioni molto selettive: la società deve aver ottenuto un aumento di capitale a sovrapprezzo da parte di un organismi di investimento collettivo del risparmio di importo superiore a 1 milione di euro per ciascun periodo di estensione, oppure deve aver registrato un incremento dei ricavi superiore al 100% annuo, oppure deve aver costituito una riserva patrimoniale superiore a 50.000 euro attraverso finanziamenti convertibili o aumenti di capitale con investitori professionali, incubatori certificati o business angel, accompagnata da un incremento al 20% della percentuale delle spese in ricerca e sviluppo. Queste condizioni non sono alla portata di tutte le imprese, e di fatto rendono l'estensione dello status un percorso riservato a poche startup che abbiano avuto accesso a round di investimento significativi o a una crescita esplosiva del fatturato.

La tabella seguente confronta i principali vincoli delle startup innovative con le corrispondenti implicazioni operative.

Vincolo Descrizione Impatto operativo
No distribuzione utili Divieto assoluto di distribuire utili per 5 anni Soci non remunerati, utili reinvestiti forzatamente
Conferma annuale requisiti Obbligo confermare entro il 30 giugno ogni anno Perdita automatica status se requisiti mancanti
Spesa R&S 15% Obbligo sostenere spese R&S ≥15% del maggiore tra costo e valore produzione Costo fisso annuo non negoziabile
Limite 5 anni Decadenza automatica dopo 5 anni (salvo estensioni) Necessità pianificazione exit o trasformazione PMI innovativa
Valore produzione ≤5M€ Limite massimo valore produzione dal secondo anno Tetto di crescita che può frenare sviluppo

Quando non conviene iscriversi come startup innovativa

Esistono scenari in cui l'iscrizione come startup innovativa è sconsigliata, e in alcuni casi addirittura controproducente. Il primo scenario riguarda le imprese il cui modello di business è basato prevalentemente su attività commerciali o di intermediazione, senza un reale contenuto tecnologico o di innovazione. Si pensi a una piattaforma di e-commerce che rivende prodotti esistenti, a un'agenzia di consulenza digitale, a un servizio di delivery che si appoggia a tecnologie sviluppate da terzi. In questi casi, la spesa in ricerca e sviluppo è per definizione limitata, e raggiungere la soglia del 15% significa o sostenere costi forzati per progetti marginali, oppure costruire artificialmente una struttura R&D che non corrisponde al core business dell'impresa. In entrambe le situazioni, l'operazione è poco efficiente: si sostengono costi per mantenere uno status che in pratica non corrisponde alla natura dell'attività, e si finisce per vincolare la società a obblighi che non portano alcun valore aggiunto.

Un secondo scenario critico riguarda le società che prevedono di distribuire utili nel medio termine, tipicamente entro tre anni dalla costituzione. È il caso di imprese che nascono su un progetto già consolidato, che non richiede anni di sviluppo e validazione, e che si aspetta di generare flussi di cassa positivi già dal primo o secondo anno d'esercizio. Per queste società, il vincolo sulla distribuzione degli utili rappresenta un costo opportunità elevato: i soci non possono remunerare il capitale investito, e la società accumula riserve che potrebbero essere distribuite e reinvestite in modo più efficiente attraverso canali diversi. La questione è particolarmente rilevante per le SRL costituite da professionisti che trasformano la propria attività in società, o per i family business che vogliono strutturare l'impresa familiare in forma societaria: in questi casi, l'obiettivo non è la crescita esponenziale o la raccolta di capitale di rischio, ma la pianificazione fiscale e la successione generazionale, e lo status di startup innovativa aggiunge vincoli senza apportare benefici reali.

Il terzo scenario riguarda le imprese che non possiedono il requisito del personale altamente qualificato e non prevedono di poterlo soddisfare nel breve termine. Se una società ha un team composto prevalentemente da figure commerciali, amministrative o operative, e non prevede di assumere dottori di ricerca o laureati magistrali in discipline tecnico-scientifiche, l'unico modo per soddisfare i requisiti alternativi è sostenere la spesa in ricerca e sviluppo o acquisire un brevetto. Entrambe le strade hanno un costo: la prima, come abbiamo visto, impatta direttamente sul conto economico; la seconda richiede un investimento in proprietà intellettuale che può essere significativo, sia per i costi di deposito del brevetto sia per i costi di manutenzione annui. Inoltre, il possesso di un brevetto non è sufficiente per se: deve essere un brevetto attinente all'oggetto sociale e alle attività svolte, il che significa che la società deve avere un'attività di ricerca e sviluppo in corso che giustifichi la titolarità della privativa industriale. Non è possibile, in altre parole, acquisire un brevetto soltanto per soddisfare il requisito senza avere una sostanza sottostante.

Il quarto scenario riguarda le imprese che pianificano un'exit strategica attraverso operazioni di fusione, acquisizione o quotazione, e che prevedono che queste operazioni possano concretizzarsi nel medio termine. In questi casi, lo status di startup innovativa può complicare più che semplificare il percorso: l'acquirente potrebbe non essere interessato a mantenere lo status, oppure potrebbe voler ristrutturare l'assetto societario in modo incompatibile con i requisiti della sezione speciale. Inoltre, se la società decade dallo status prima dell'operazione, deve restituire le agevolazioni fruitate, con conseguenze anche molto rilevanti in termini di esposizione finanziaria. Non è un rischio teorico: diverse operazioni di M&A nel settore tech sono state rallentate o rinegoziate proprio perché la target company decadeva dallo status di startup innovativa e doveva restituire crediti d'imposta o contributi agevolati percepiti negli anni precedenti.

L'alternativa della PMI innovativa: quando è la scelta migliore

La PMI innovativa è spesso un'alternativa più flessibile e meno vincolante rispetto alla startup innovativa, pur mantenendo un buon pacchetto di agevolazioni. La principale differenza è che la PMI innovativa non ha limiti di durata: lo status è permanente, a condizione che vengano mantenuti i requisiti di innovazione, che peraltro sono meno stringenti rispetto a quelli delle startup. Non c'è il vincolo dei 5 anni, non c'è il divieto di distribuire gli utili, non c'è il limite di valore della produzione, non c'è il vincolo di non essere costituite da fusione o scissione. L'unico vero requisito strutturale è che la società sia una micro o piccola o media impresa secondo i parametri europei (fatturato fino a 50 milioni di euro, bilancio totale fino a 43 milioni di euro, dipendenti fino a 250), e che possieda almeno uno tra tre requisiti di innovazione molto simili a quelli delle startup: spese in ricerca e sviluppo, personale altamente qualificato, privative industriali o software registrati. La differenza è che per le PMI innovative non c'è una percentuale minima di spesa R&S: è sufficiente che la società svolga attività di innovazione in modo continuativo, senza soglie prefissate.

Per le SRL che hanno superato la fase iniziale e hanno già un business consolidato, la PMI innovativa è spesso la scelta migliore. La società può distribuire utili secondo le proprie esigenze, non è vincolata a orizzonti temporali definiti, e può comunque accedere a buona parte delle agevolazioni fiscali: credito d'imposta per attività di ricerca e sviluppo, innovazione tecnologica e design, credito d'imposta per la formazione 4.0, accesso al Fondo di Garanzia con percentuali agevolate, raccolta di capitali tramite equity crowdfunding. Non ha accesso, invece, ad alcune agevolazioni specifiche delle startup innovative come l'esonero dai contributi INPS o Smart&Start Italia, ma se la società ha già superato la fase di costituzione e non ha bisogno di finanziamenti a fondo perduto, questa limitazione è spesso accettabile.

La tabella seguente confronta le principali caratteristiche delle startup innovative e delle PMI innovative, evidenziando le differenze più rilevanti in termini di requisiti, agevolazioni e vincoli.

Caratteristica Startup Innovativa PMI Innovativa
Durata status 5 anni (estensibili fino a 9) Permanente
Distribuzione utili Non consentita Consentita
Requisito R&S Almeno 15% del maggiore tra costo e valore produzione Attività R&S continuativa, senza soglia
Limite valore produzione Massimo 5 milioni di euro dal secondo anno Fino a 50 milioni di euro
Esonero contributi INPS Sì, 50% fino a 3.000€/anno per 3 anni No
Smart&Start Italia Sì, accesso privilegiato No
Accesso Fondo Garanzia Fino all'80% Fino al 70%
Equity crowdfunding
Credito d'imposta R&S Sì, fino al 25% Sì, fino al 25%

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La scelta tra startup innovativa e PMI innovativa, o l'opzione di non iscriversi affatto, non è una decisione che può essere presa sulla base di un'analisi superficiale. I vantaggi fiscali e finanziari dello status di startup innovativa sono reali e significativi, ma i vincoli che accompagnano queste agevolazioni possono trasformarsi in ostacoli seri se non sono coerenti con il modello di business, gli orizzonti temporali e gli obiettivi della società. Il team di esperti SRLOnline ti accompagna nella valutazione dei requisiti di accesso, nell'analisi costi-benefici delle diverse opzioni, e nella pianificazione della strategia più adatta alla tua impresa: dalla costituzione della SRL con statuto personalizzato, alla predisposizione della documentazione per l'iscrizione nella sezione speciale, fino alla gestione operativa degli adempimenti di mantenimento e conferma annuale dei requisiti. Non lasciare al caso una decisione che impatterà sulla tua impresa per i prossimi cinque anni: prenota una consulenza gratuita con un nostro specialista per verificare se lo status di startup innovativa è la scelta giusta per te.

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Domande frequenti

Posso distribuire utili se decade dallo status di startup innovativa?

Sì, se decade dallo status di startup innovativa, la società ritorna a essere una SRL ordinaria e può distribuire gli utili secondo le disposizioni statutarie e le norme del codice civile. Tuttavia, la decadenza comporta la restituzione delle agevolazioni fruitte durante il periodo di iscrizione nella sezione speciale: crediti d'imposta recuperati, contributi non pagati, imposte evase devono essere restituiti con gli interessi. In pratica, se hai beneficiato del credito d'imposta per ricerca e sviluppo per tre anni e al quarto decadi perché non possiedi più i requisiti, devui restituire tutto il credito fruito negli anni precedenti, più gli interessi legali, e dovrai ridichiarare i redditi degli anni interessati con le conseguenti imposte aggiuntive. È l'aspetto più critico del clawback delle startup innovative: la decadenza non è neutrale, ma ha un impatto economico che può essere molto rilevante, specialmente se la società ha percepito agevolazioni significative.

Cosa succede se supero il limite di 5 milioni di euro di valore della produzione?

Se superi il limite di 5 milioni di euro di valore della produzione, decade automaticamente dallo status di startup innovativa e devi restituire le agevolazioni fruita. Il limite si applica a partire dal secondo anno di attività: nel primo anno non c'è tetto massimo, dal secondo anno il valore della produzione annua, così come risultante dall'ultimo bilancio approvato entro sei mesi dalla chiusura dell'esercizio, non deve superare i 5 milioni di euro. Se questo accade, la società decade immediatamente e deve comunicare alla Camera di Commercio competente la perdita dei requisiti, entro 30 giorni dalla data in cui si è verificato l'evento. La comunicazione deve essere effettuata tramite il portale startup.registroimprese.it, e in assenza la Camera di Commercio procede d'ufficio al radiaco dal registro speciale. È importante monitorare con attenzione il valore della produzione, perché se il superamento avviene gradualmente nel corso dell'esercizio, la società potrebbe non accorgersi di aver superato la soglia fino al momento della chiusura del bilancio, quando ormai è troppo tardi per rimediare.

La conferma annuale dei requisiti è automatica o devo fare qualcosa?

La conferma annuale dei requisiti non è automatica: devi accedere al portale startup.registroimprese.it, compilare il profilo personalizzato della tua startup con tutte le informazioni richieste, e confermare il possesso dei requisiti entro il 30 giugno di ogni anno. La conferma deve essere effettuata dopo il deposito del bilancio, poiché alcuni dati vengono prelevati direttamente dalla visura camerale aggiornata. Se non completi il profilo personalizzato o non confermi i requisiti entro la scadenza, la società decade automaticamente dallo status di startup innovativa e ne consegue la restituzione delle agevolazioni fruita. È un adempimento che spesso viene sottovalutato, ma che in realtà è critico: la mancata conferma annuale è una delle cause più frequenti di decadenza, e purtroppo non ci sono sanatorie o possibilità di regolarizzazione tardiva. Se ti dimentichi di confermare entro il 30 giugno, perdi lo status a prescindere dal possesso effettivo dei requisiti.

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Membro del team SRLonline, specializzato in consulenza aziendale e servizi per SRL.

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