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Fiscalità e adempimenti
19/01/2026
17 min
SRLOnline

Stipendio amministratore SRL 2026: quanto prelevare, tasse e strategie

Guida completa 2026 sulla retribuzione dell'amministratore di SRL: tassazione stipendio vs dividendi, contributi INPS, aliquote fiscali e strategie per ottimizzare il prelievo.

Stipendio amministratore SRL 2026: quanto prelevare, tasse e strategie
Fiscalità e adempimenti
19/01/2026
17 min
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In breve

  • lo stipendio da amministratore è tassato IRPEF (23-43%) più contributi INPS, ma è deducibile per la SRL e riduce l'IRES;
  • i dividendi sono tassati al 26% (imposta sostitutiva) ma non generano contributi previdenziali né diritti pensionistici;
  • la strategia migliore dipende dalla tua situazione familiare, età e obiettivi previdenziali, non solo dal risparmio fiscale immediato.

Hai costituito la tua SRL e ora ti trovi di fronte a una domanda cruciale: come ti paghi. Puoi decidere di ricevere uno stipendio come amministratore, distribuire dividendi, o combinare entrambe le soluzioni. La differenza in termini di tassazione è notevole: uno stipendio di 30.000 euro viene tassato IRPEF fino al 38%, mentre una distribuzione di dividendi dalla SRL paga solo il 26% di imposta sostitutiva, più eventuali contributi INPS se sei anche amministratore. La scelta giusta può farti risparmiare diverse migliaia di euro all'anno, ma dipende dalla tua situazione familiare, dai redditi coniugali e dagli obiettivi di previdenza complementare.

Immagina il caso di Luca, che ha costituito una SRL con 50.000 euro di fatturato annuo e 30.000 euro di utile netto. Se si paga interamente uno stipendio di 30.000 euro, finirà in un'aliquota IRPEF media del 27% circa, più circa 10.000 euro di contributi INPS Gestione Separata, per un carico fiscale totale superiore al 60%. Al contrario, se distribuisce tutto come dividendi, pagherà il 26% di imposta sostitutiva, ma perderà la possibilità di accumulare contributi previdenziali e non avrà reddito soggetto a IRPEF che possa scaricare le spese familiari. La strategia ideale dipende da fattori personali che vanno valutati caso per caso.

Come viene tassato lo stipendio dell'amministratore 2026

La tassazione dello stipendio dell'amministratore di SRL segue le regole generali del reddito di lavoro dipendente, con alcune specificità legate alla natura del rapporto. L'indennità corrisposta all'amministratore è un reddito assimilato a quello di lavoro dipendente e viene tassato con le aliquote IRPEF progressive, che nel 2026 partono dal 23% per redditi fino a 28.000 euro e arrivano fino al 43% per la parte di reddito che supera 50.000 euro. A questa tassazione si aggiungono i contributi INPS, che variano in base alla gestione previdenziale di appartenenza.

Se sei un amministratore che svolge l'attività come unica collaborazione coordinata e continuativa. Se invece sei anche un socio lavoratore e svolgi un'attività lavorativa subordinata o autonoma in modo abituale, potresti rientrare nella Gestione Commercianti o Artigiani, con aliquote che partono da circa il 23% e contributi minimi di circa 3.600-4.000 euro annui. Queste differenze previdenziali incidono pesantemente sul calcolo del reddito netto effettivamente disponibile.

La parte buona è che lo stipendio dell'amministratore è interamente deducibile per la SRL. Questo significa che ogni 1.000 euro che ti paghi come stipendio riduce l'utile societario di 1.000 euro, risparmiando 240 euro di IRES. In pratica, lo Stato "condivide" con te il costo dello stipendio: tu paghi le tasse personali, ma la società risparmia l'IRES sull'importo corrisposto. Questo meccanismo rende lo stipendio più efficiente dal punto di vista fiscale rispetto ai dividendi, che invece vengono distribuiti dall'utile già tassato con IRES.

Dividendi vs stipendio: il confronto tassazione completo

Quando decidi come prelevare soldi dalla tua SRL, devi confrontare due strade completamente diverse sotto il profilo fiscale. Gli stipendi sono tassati in capo all'amministratore con IRPEF progressiva (23-43%) più contributi INPS, mentre i dividendi sono tassati con imposta sostitutiva del 26%.

Ma il confronto non si ferma alla sola tassazione del prelievo. Gli stipendi, essendo reddito di lavoro, generano contributi previdenziali INPS che spesso superano il 30% del reddito imponibile. Inoltre, lo stipendio è deducibile per la SRL: ogni euro pagato come compenso all'amministratore riduce l'utile societario e quindi l'IRES dovuta (24%). I dividendi, invece, non sono deducibili e vengono distribuiti da un utile già tassato con IRES. Questa doppia imposizione – IRES sull'utile societario e imposta sostitutiva sui dividendi – è il motivo per cui la tassazione complessiva dei dividendi è spesso più elevata di quanto sembri a prima vista.

Il quadro si complica ulteriormente se consideri la gestione previdenziale. Un amministratore che si paga solo dividendi non versa contributi INPS sul reddito da lavoro, il che può sembrare un vantaggio immediato ma si trasforma in un problema a lungo termine: minori contributi significano pensione più bassa e mancanza di copertura previdenziale per malattia, infortunio e maternità. Inoltre, i contributi versati come lavoratore dipendente o autonomo danno diritto a detrazioni fiscali e sconti sul ticket sanitario, vantaggi che si perdono se si percepiscono solo dividendi.

Tipo di prelievo Tassazione diretta Contributi INPS Deducibilità SRL Copertura previdenziale
Stipendio amministratore IRPEF 23-43% + addizionali Gestione Separata 24% (min €3.829) o Commercianti ~23% Sì (riduce IRES 24%) Completa (pensione, malattia, maternità)
Dividendi 26% imposta sostitutiva Nessuno No (sull'utile già tassato) Nessuna (salvo gestione separata volontaria)

Quanto puoi prelevare come amministratore: calcoli concreti

Per capire quanto puoi effettivamente prelevare come stipendio da amministratore, facciamo un esempio pratico con Luca e la sua SRL che genera 50.000 euro di utile contabile prima della retribuzione dell'amministratore. Se Luca si paga 25.000 euro di stipendio annuo, la sua SRL pagherà 25.000 x 24% = 6.000 euro di IRES in meno, e l'utile netto scenderà a 50.000 - 25.000 - 6.000 = 19.000 euro distribuibili come dividendi. Dal punto di vista personale, Luca pagherà circa 5.750 euro di IRPEF sullo stipendio di 25.000 euro (aliquota media circa 23%) e 3.829 euro di contributi INPS Gestione Separata, per un carico fiscale totale di circa 9.579 euro. Il suo stipendio netto sarà quindi di circa 15.421 euro.

Se Luca distribuisce anche i 19.000 euro di utili residui come dividendi qualificati, pagherà ulteriori 4.940 euro di imposta sostitutiva al 26%. In totale, avrà prelevato 44.000 euro (25.000 + 19.000) pagando circa 14.519 euro di tasse totali (9.579 + 4.940), pari a circa il 33% dell'importo prelevato. Questa è una tassazione complessiva relativamente efficiente, soprattutto considerando che parte dello stipendio è deducibile per la SRL.

Se invece Luca decidesse di non prendersi alcuno stipendio e distribuisse tutto come dividendi, la SRL pagherebbe IRES su 50.000 euro (12.000 euro) e Luca avrebbe 38.000 euro di dividendi netti da tassare al 26% per altri 9.880 euro, più eventuali contributi INPS minimi se rientra nella Gestione Separata come amministratore. Il prelievo netto sarebbe di circa 28.120 euro, molto meno rispetto ai 29.481 euro della strategia mista, ma soprattutto perderebbe completamente la copertura previdenziale contributiva.

Strategie di ottimizzazione fiscale per il 2026

La pianificazione fiscale della retribuzione dell'amministratore richiede di considerare molteplici fattori simultaneamente. Il primo fattore è la tua situazione familiare: se hai un coniuge con redditi bassi o nulli, uno stipendio più elevato può permetterti di sfruttare le detrazioni per coniuge a carico e spalare il reddito familiare su più scaglioni IRPEF con aliquota inferiore. Al contrario, se il tuo coniuge ha già redditi elevati, potrebbe essere più conveniente concentrarti sui dividendi per non spostare ulteriormente il reddito familiare verso scaglioni IRPEF più alti.

Il secondo fattore è l'età previdenziale. Se sei giovane e lontano dalla pensione, versare contributi INPS elevati può sembrare inutile, ma ricorda che il sistema pensionistico italiano è a ripartizione: contributi oggi significano pensione domani. Inoltre, i contributi versati come lavoratore dipendente o autonomo danno diritto alla disoccupazione NASPI, alla malattia retribuita, alla maternità e alle prestazioni INAIL, tutele che non hai se percepisci solo dividendi. Queste tutele hanno un valore economico reale che va valutato nel lungo periodo.

Il terzo fattore è la struttura della tua SRL. Se hai una holding che detiene partecipazioni in società operative, puoi distribuire dividendi dalla holding usufruendo del regime Participation Exemption (PEX), che tassa i dividendi solo al 5% di imposta sostitutiva se soddisfi i requisiti (partecipazione di almeno il 5% del capitale da almeno un anno, o valore fiscale superiore a 500.000 euro). In questo scenario, la distribuzione di dividendi diventa estremamente efficiente dal punto di vista fiscale e spesso supera i vantaggi dello stipendio.

La quarta variabile è la presenza di altri redditi. Se hai già redditi da lavoro dipendente o autonomo che ti collocano in scaglioni IRPEF elevati, aggiungere uno stipendio da amministratore può controproducente: meglio concentrarsi sui dividendi che hanno un'aliquota fissa del 26%, inferiore a molte aliquote IRPEF. Al contrario, se la SRL è il tuo unico reddito, uno stipendio minimo ti permette di versare contributi previdenziali e generare reddito IRPEF utile per detrazioni e deduzioni.

Errori comuni nella retribuzione dell'amministratore

Uno degli errori più frequenti è pagarsi solo dividendi per evitare le tasse, senza considerare le implicazioni previdenziali. È vero che i dividendi sono tassati meno (26% vs 23-43% IRPEF), ma perdere completamente la copertura INPS può essere costoso nel lungo termine. In caso di malattia, infortunio o disoccupazione, ti troveresti senza alcun reddito sostitutivo e senza accumulare contributi per la pensione. Anche se hai 30-40 anni, questi scenari sembrano lontani ma il rischio è reale: un incidente o una malattia grave possono interrompere la tua capacità lavorativa in qualsiasi momento.

Altro errore comune è stipendiarsi troppo poco quando sarebbe conveniente una retribuzione più equilibrata. Alcuni imprenditori si pagano 1.000-1.500 euro al mese per minimizzare le tasse, ma poi si ritrovano con enormi utilizzati nella SRL che non riescono a distribuire efficacemente. Una SRL con utili enormi non distribuiti è inefficiente: quegli utili sono già stati tassati con IRES e se rimangono in società, sei tu che hai anticipato le tasse per lo Stato. Meglio pagarsi uno stipendio leggermente più alto che riduce l'utile societario e ti dà liquidità immediata, piuttosto che accumulare utili non distribuiti nella società.

Il terzo errore è non considerare le addizionali regionali e comunali IRPEF, che possono aumentare notevolmente l'aliquota effettiva sulla retribuzione. In molte regioni italiane, l'addizionale regionale IRPEF aggiunge 1,7-2,0 punti percentuali all'aliquota nazionale, e l'addizionale comunale può aggiungere altro 0,8-0,9%. Queste addizionali rendono la tassazione degli stipendi ancora più pesante e devono essere considerate quando pianifichi la retribuzione dell'amministratore.

In quarto luogo, molti imprenditori sottostimano il valore della deducibilità dello stipendio per la SRL. Ricorda che ogni 1.000 euro che ti paghi come stipendio riduce l'utile societario di 1.000 euro e ti fa risparmiare 240 euro di IRES. Questo significa che lo Stato " paga " circa il 30% del costo dello stipendio attraverso il risparmio d'imposta societaria. È un meccanismo che rende lo stipendio molto più efficiente di quanto appaia a prima vista, soprattutto se confrontato con i dividendi che non offrono questa vantaggiosa deducibilità.

Quando conviene davvero lo stipendio rispetto ai dividendi

Lo stipendio dell'amministratore conviene quando hai bisogno di reddito continuativo e previdenziale. Se la SRL è la tua unica attività e non hai altre coperture previdenziali, uno stipendio minimo di 15.000-20.000 euro annui ti permette di versare contributi INPS sufficienti per accumulare diritti pensionistici e avere copertura per malattia, infortunio e maternità. Inoltre, lo stipendio genera reddito IRPEF che ti permette di detrarre spese familiari come le spese sanitarie, l'affitto della prima casa, gli asili nido e altre detrazioni che non puoi usare se hai solo dividendi.

Se hai persone a carico (coniuge senza reddito, figli minori, familiari non autosufficienti), uno stipendio più elevato può essere strategico per sfruttare le detrazioni per familiari a carico e spalare il reddito familiare su più scaglioni IRPEF con aliquota inferiore. Questo effetto "ripartizione familiare" del reddito può ridurre notevolmente il carico fiscale complessivo della famiglia, specialmente se il tuo coniuge ha redditi bassi o nulli. Le detrazioni per coniuge a carico, figli e altri familiari dipendono dal reddito complessivo del nucleo familiare, e uno stipendio adeguatamente strutturato può massimizzare queste detrazioni.

Se prevedi di accedere a finanziamenti bancari o mutui, avere uno stipendio dimostrabile come amministratore è un vantaggio. Le banche valutano più positivamente redditi da lavoro dipendente o assimilato rispetto ai dividendi, perché considerano lo stipendio più stabile e continuativo. Se un giorno ti servirà un mutuo per comprare casa o un finanziamento per investimenti, avere uno stipendio da amministratore può fare la differenza tra approvazione e rifiuto della richiesta di credito.

Se sei giovane e lontano dalla pensione, versare contributi INPS elevati può sembrare inutile, ma considera che il sistema pensionistico italiano è obbligatorio: anche se non versi contributi da amministratore, sarai comunque tenuto a versare contributi minimi in altra gestione (Gestione Separata, Commercianti, ecc.). In questo scenario, versare contributi tramite lo stipendio da amministratore può essere più conveniente rispetto al versamento di contributi volontari in altre gestioni, perché ti permette di accumulare contributi utili alla pensione mentre ricevi una retribuzione contemporaneamente tassata in modo efficiente.

La gestione separata INPS per amministratori: come funziona

La Gestione Separata INPS è il regime previdenziale che si applica agli amministratori che non svolgono un'attività lavorativa subordinata o autonoma in modo abituale. In pratica, se sei un amministratore che non ha altri redditi da lavoro, rientri automaticamente nella Gestione Separata e versi il 24%. Questo contributo è obbligatorio e deve essere versato anche se non distribuisci alcun compenso all'amministratore: la base imponibile minima si applica anche in assenza di reddito effettivo.

Se sei anche un socio lavoratore e svolgi un'attività lavorativa all'interno della società (es. attività professionale, commerciale o artigiana), sei obbligato alla Gestione Commercianti o Artigiani invece della Gestione Separata. Per accedere a questa gestione, devi svolgere un'attività lavorativa reale nella società: non basta essere amministratore e socio, ma devi avere un ruolo operativo concreto.

Il versamento dei contributi INPS non è deducibile per la SRL: i contributi sono a carico dell'amministratore e vengono trattenuti dallo stipendio netto. Questo significa che se la SRL ti corrisponde 25.000 euro di stipendio lordo, tu riceverai circa 21.000 euro al netto dei contributi INPS, e su questi 21.000 euro pagherai le tasse IRPEF. È un meccanismo diverso rispetto ai contributi dei dipendenti normali, dove la società versa i contributi interamente e il dipendente riceve il stipendio al netto di tasse e contributi. Per l'amministratore, i contributi sono sempre a tuo carico.

SRLOnline consiglia

La scelta tra stipendio e dividendi per la tua retribuzione da amministratore dipende dalla tua situazione personale, familiare e previdenziale. Non esiste una soluzione unica valida per tutti: ciò che conviene a un imprenditore trentenne single con figli a carico è diverso da ciò che serve a un cinquantenne prossimo alla pensione con redditi coniugali elevati. Con SRLOnline hai un commercialista dedicato che ti aiuta a pianificare la retribuzione più adatta al tuo caso, considerando tassazione, contributi previdenziali, detrazioni familiari e obiettivi di lungo periodo.

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Domande frequenti

L'amministratore di SRL deve per forza ricevere uno stipendio?

No, non è obbligatorio che l'amministratore riceva un compenso. Puoi decidere di non percepire alcuno stipendio e limitarti alla distribuzione di dividendi dagli utili della società. Tuttavia, se sei iscritto alla gestione artigiani o commercianti, anche senza stipendio, dovrai versare i contributi previdenziali obbligatori.

Quanto costa all'azienda pagare lo stipendio all'amministratore?

Il costo per la SRL di corrispondere uno stipendio all'amministratore è pari all'importo lordo del compenso, oltre ai contributi previdenziali. Come per i dipendenti normali, per i quali il datore di lavoro versa anche i contributi INPS. Questo significa che se la SRL ti corrisponde 25.000 euro di stipendio, il costo totale per la società è esattamente 25.000 euro oltre i contributi previdenziali a carico dell'azienda, che sono interamente deducibili e riducono l'utile societario dell'importo corrisposto.

I dividendi sono tassati meno dello stipendio?

Sì, i dividendi sono generalmente tassati meno se consideri solo l'imposta diretta: l'imposta sostitutiva è del 26% per dividendi qualificati, mentre lo stipendio è tassato con aliquote IRPEF che partono dal 23% e arrivano al 43%. Tuttavia, se consideri i contributi INPS (che possono superare il 30% dello stipendio) e la deducibilità dello stipendio per la SRL (che riduce l'IRES del 24%), il confronto diventa più complesso. Inoltre, i dividendi non generano contributi previdenziali né diritti pensionistici.

L'amministratore può avere anche redditi di lavoro dipendente dalla stessa SRL?

Sì, l'amministratore può essere contemporaneamente anche un dipendente della stessa SRL, ma solo se svolge un'attività lavorativa subordinata distinta e ulteriore rispetto al ruolo amministrativo. In pratica, devi avere un contratto di lavoro dipendente per mansioni diverse da quelle di amministratore (es. responsabile tecnico, commerciale, produttivo) e percepire una retribuzione per tale attività. La Cassazione ha chiarito che la stessa persona può ricoprire entrambi i ruoli, purché le attività siano effettivamente distinte e non vi sia una simulazione per eludere le norme fiscali e previdenziali.

Quando si pagano le tasse sugli stipendi agli amministratori?

Le ritenute IRPEF sullo stipendio dell'amministratore vengono versate dal mese successivo a quello di percezione del compenso, tramite modello F24. Per la dichiarazione dei redditi, gli stipendi degli amministratori vanno inseriti nel modello REDDITI entro il 31 ottobre dell'anno successivo a quello di percezione.

Conviene farsi pagare solo con dividendi se ho già altri redditi?

Se hai già altri redditi elevati che ti collocano in scaglioni IRPEF alti, può essere conveniente concentrarti sui dividendi per non aumentare ulteriormente il reddito familiare soggetto a IRPEF progressiva. I dividendi con imposta sostitutiva del 26% sono più convenienti se l'aliquota IRPEF marginale sarebbe superiore al 26%, il che è molto comune per redditi familiari sopra i 35.000-40.000 euro. Tuttavia, considera che percepisci solo dividendi non versi contributi previdenziali e non accumuli diritti pensionistici: questa strategia va bilanciata con le tue esigenze di copertura previdenziale.

Posso cambiare strategia di retribuzione da un anno all'altro?

Sì, puoi modificare la tua strategia di retribuzione da amministratore in qualsiasi momento, adattandola alle mutate esigenze personali, familiari o aziendali. Non esiste un vincolo che ti obblighi a mantenere la stessa struttura di stipendio/dividendi nel tempo. Tuttavia, se hai iniziato con uno stipendio e poi passi solo ai dividendi, dovrai continuare a versare i contributi INPS minimi obbligatori come amministratore. La flessibilità è un vantaggio, ma richiede una pianificazione attenta per evitare costi previdenziali inutili o perdite di tutele.

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