La doppia tassazione è uno dei problemi più noti per chi possiede una SRL e distribuisce utili agli soci: gli stessi soldi vengono tassati due volte, prima nella società con l'IRES e poi nelle tasche dei soci con le imposte personali. Questo meccanismo erode significativamente il patrimonio creato con l'attività imprenditoriale, specialmente quando i profitti sono elevati. La holding SRL rappresenta una delle soluzioni più efficaci per mitigare questo problema, permettendo di pianificare in modo strategico come distribuire i profitti accumulati e quando farlo, riducendo significativamente il carico fiscale complessivo. La holding, inoltre, offre una protezione del patrimonio aggiuntiva separando gli asset operativi da quelli finanziari, creando un "scudo" legale tra i rischi dell'attività e la ricchezza accumulata.
Il 2026 porta con sé novità importanti per la tassazione delle holding e dei dividendi, con la Legge di Bilancio che ha ridisegnato il regime della Participation Exemption (PEX). Queste modifiche rendono la holding SRL ancora più interessante per chi vuole pianificare in modo efficiente il lungo periodo, specialmente per gli imprenditori che hanno superato la soglia del regime forfettario e devono confrontarsi con tassazioni personali superiori al 40%. Nuove soglie di accesso, aliquote ridotte per alcune tipologie di partecipazioni e una maggiore flessibilità nella gestione delle partecipazioni "pulviscolari" rendono questo strumento adatto a un pubblico più ampio rispetto al passato.
In breve
- la holding SRL permette di ridurre la doppia tassazione attraverso il regime Participation Exemption (PEX), con tassazione dei dividendi al 5% per le partecipazioni qualificate nel 2026;
- i requisiti per accedere all'esenzione PEX sono stati modificati: servono almeno il 5% del capitale o un valore fiscale di 500.000€, eliminando il precedente vincolo della durata minima di un anno;
- la holding conviene quando il fatturato supera i 60-70.000€ o quando si vuole pianificare la successione generazionale e proteggere il patrimonio accumulato.
Cos'è una holding SRL e come funziona
Una holding SRL è una società a responsabilità limitata che detiene partecipazioni in altre società, senza svolgere direttamente un'attività operativa. La sua funzione principale è quella di controllare e coordinare altre società, chiamate "operating", che svolgono l'attività imprenditoriale vera e propria. Questo schema si presta a diverse configurazioni: un imprenditore può costituire una holding che detiene il 100% della sua SRL operativa, oppure può strutturarsi con una holding che controlla più società operativi attive in settori diversi, creando un gruppo societario con benefici fiscali e organizzativi.
Dal punto di vista giuridico, la holding è una SRL a tutti gli effetti: deve avere un capitale sociale minimo di un euro (anche se nella pratica si costituisce con importi più elevati per credibilità), deve essere iscritta al Registro Imprese e deve rispettare tutti gli adempimenti contabili e fiscali previsti per le società di capitali. La differenza fondamentale sta nell'oggetto sociale, che è limitato alla detenzione e gestione di partecipazioni in altre società, alla gestione di patrimoni immobiliari o finanziari, e all'erogazione di servizi amministrativi alle società controllate. Non svolge direttamente attività commerciale, produttiva o professionale: queste rimangono di competenza delle società operating.
Il funzionamento pratico di un gruppo holding-operating si basa su un semplice meccanismo: la holding detiene le quote della società operativa e riceve da questa i dividendi distribuiti dagli utili accumulati. Questi dividendi, invece di arrivare direttamente al socio persona fisica e venire tassati con le aliquote IRPEF più elevate, rimangono all'interno del perimetro societario. La holding può quindi reinvestire i dividendi in nuove partecipazioni, in immobili, in attività finanziarie, oppure trattenere liquidità per far fronte a esigenze future, senza che ogni movimento generi un evento tassabile per il socio. La tassazione personale viene rinviata al momento in cui il socio decide di distribuirsi gli utili dalla holding, creando così un potente strumento di pianificazione fiscale a lungo termine.
La struttura holding-operating offre anche vantaggi significativi in termini di protezione del patrimonio. Se la società operativa incorre in difficoltà o fallisce, i creditori di questa non possono aggredire il patrimonio detenuto dalla holding, che rimane separato e protetto. Questo "scudo" patrimoniale è particolarmente importante per attività ad alto rischio, come quelle nel settore edile, della ristorazione collettiva, o che operano con significativa esposizione debitoria. Inoltre, la holding può essere utilizzata per pianificare la successione generazionale: anziché trasferire direttamente le quote della società operativa ai figli, si trasferiscono le quote della holding, semplificando notevolmente le procedure successorie e riducendo i costi notarili e fiscali.
Participation Exemption (PEX) 2026: come funziona l'esenzione sui dividendi
Il regime Participation Exemption, noto come PEX, è il cuore della pianificazione fiscale delle holding SRL. Questo regime prevede che i dividendi percepiti da una società italiana detentrice di partecipazioni in altre società italiane possano essere esentati da tassazione, purché siano rispettati determinati requisiti. In pratica, se la holding rientra nel regime PEX, i dividendi ricevuti dalla società operativa non concorrono alla formazione del reddito imponibile della holding stessa: la holding IRES non paga tasse su questi dividendi, creando le condizioni per evitare la doppia tassazione quando gli utili arriveranno nelle tasche del socio finale.
La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto modifiche significative al regime PEX, rendendolo più accessibile e semplificando alcuni requisiti che in passato ne limitavano l'applicazione. Le novità principali riguardano i criteri di accesso all'esenzione, che ora si basano su due condizioni alternative. La prima condizione è legata alla quota di capitale detenuta: la partecipazione deve rappresentare almeno il 5% del capitale sociale della società partecipata a partire dall'inizio del secondo esercizio successivo a quello in cui è stata realizzata l'operazione. La seconda condizione fa riferimento al valore fiscale della partecipazione: la holding deve detenere partecipazioni con un valore fiscale complessivo non inferiore a 500.000€, oppure in alternativa la detenzione deve essere qualificata e protratta per un anno. Quest'ultima opzione è particolarmente interessante perché permette di accedere al PEX anche con partecipazioni di minoranza, purché accantonate per un periodo sufficiente a dimostrare la natura dell'investimento.
Un aspetto cruciale della riforma 2026 riguarda l'eliminazione del cosiddetto "vincolo di durata", che in passato imponeva il mantenimento della partecipazione per almeno un anno dal momento dell'acquisto. Questo vincolo è stato rimosso: ora è possibile accedere all'esenzione PEX anche per partecipazioni detenute da meno tempo, a condizione che siano soddisfatti gli altri requisiti quantitativi o qualitativi. Tale modifica rende il regime PEX più flessibile e adatto a strategie di riorganizzazione societaria più dinamiche, dove le partecipazioni possono essere acquisite e cedute in base a opportunità di mercato senza perdere i benefici fiscali. Inoltre, la riforma ha chiarito che il requisito della qualificazione della partecipazione (possesso dei diritti di voto e partecipazione agli utili) deve sussistere per almeno un anno, fornendo maggiore certezza sul perimetro di applicazione dell'esenzione.
Dal punto di vista operativo, quando la holding riceve un dividendo da una società partecipata che rientra nel regime PEX, questo divendo viene interamente esentato: non concorre alla formazione del reddito imponibile IRES della holding e non è soggetto alla ritenuta alla fonte che normalmente verrebbe applicata sui dividendi. Questo significa che l'intero dividendo può essere reinvestito senza alcuna erosione fiscale, permettendo alla holding di accumulare patrimonio in modo molto più efficiente rispetto al socio persona fisica. È importante sottolineare che l'esenzione si applica solo ai dividendi percepiti da società italiane o di Stati membri dell'Unione Europea SEE che soddisfano i requisiti della "white list": i dividendi da società extracomunitarie non beneficiano del PEX e vengono tassati secondo le regole ordinarie.
Tassazione dei dividendi 2026: le aliquote applicabili
La tassazione dei dividendi percepiti da una holding SRL dipende dalla tipologia di partecipazione e dal rispetto dei requisiti PEX. Il 2026 ha confermato e in alcuni casi ampliato la distinzione tra dividendi "qualificati" e "non qualificati", con aliquote molto diverse che rendono cruciale la corretta strutturazione della holding e delle partecipazioni. Comprendere queste differenze è fondamentale per massimizzare il risparmio fiscale ed evitare sorprese in sede di dichiarazione dei redditi.
I dividendi qualificati sono quelli percepiti in relazione a partecipazioni che rientrano nel regime Participation Exemption, ovvero che soddisfano i requisiti della partecipazione di controllo o collegata oppure i nuovi requisiti quantitativi introdotti dalla riforma 2026. Per questi dividendi, la holding applica un'imposta sostitutiva dell'IRES e delle addizionali regionali e comunali nella misura del 5% del loro importo. Questa aliquota estremamente ridotta rappresenta il costo fiscale definitivo per la holding: una volta pagato questo 5%, il dividendo può essere distribuito al socio persona fisica o reinvestito senza ulteriori tassazioni a livello di holding. Il 5% sostituisce completamente l'IRES al 24% che ordinariamente si applicherebbe agli utili della società, generando un risparmio fiscale enorme che può superare il 70% rispetto alla tassazione ordinaria.
I dividendi non qualificati sono tutti quelli che non rientrano nel regime PEX: partecipazioni inferiori al 5% del capitale, partecipazioni detenute da meno di un anno che non soddisfano gli altri requisiti, partecipazioni in società extracomunitarie non white list. Per questi dividendi si applica un regola impositiva complessa che prevede l'imputazione a quote: l'imposta lorda che grava sul dividendo è determinata applicando l'aliquota IRES del 24%, ma della stessa è possibile dedurre una quota pari all'imposta corrispondente alla differenza tra l'aliquota IRES e quella che sarebbe stata applicata se la partecipazione fosse stata qualificata. In pratica, la tassazione effettiva si attesta intorno al 26,37% del dividendo, contro il 5% delle partecipazioni qualificate: una differenza enorme che rende evidente l'importanza di strutturare correttamente le partecipazioni fin dall'inizio.
La seguente tabella mostra in modo chiaro le differenze di tassazione
| Tipologia dividendo | Aliquota applicabile 2026 | Requisiti | Tassazione effettiva su 100€ di dividendo |
|---|---|---|---|
| Dividendo qualificato (PEX) | 5% imposta sostitutiva | 5% capitale o 500.000€ valore, da 1 anno qualificata | 5€ (più addizionali) |
| Dividendo non qualificato | ~26,37% imputazione a quote | Partecipazioni minoranze, breve durata, extra-UE | ~26,37€ |
| Dividendo persona fisica | 26% (solo ritenuta) | Socio persona fisica, diretta | 26€ (più IRPEF se forfettario) |
È evidente che la differenza tra un dividendo qualificato e uno non qualificato è enorme: parliamo di una tassazione cinque volte inferiore. Questo spiega perché la strutturazione corretta della holding e delle partecipazioni è cruciale: una partecipazione appena sotto la soglia del 5%, o una partecipazione detenuta da pochi mesi in meno di un anno, può costare decine di migliaia di euro in tasse aggiuntive. La pianificazione fiscale deve quindi iniziare dalla costituzione stessa della holding, prevedendo quote di partecipazione adeguate e tempistiche di detenzione che consentano di accedere al regime PEX più favorevole.
Quando conviene costituire una holding SRL: analisi costi-benefici
La decisione di costituire una holding SRL non deve essere mai presa a cuor leggero: si tratta di una scelta strategica che ha significativi implicazioni fiscali, operative e di costo. Non esiste una soglia di fatturato universale oltre la quale la holding diventa automaticamente conveniente, ma ci sono alcune linee guida basate sull'esperienza e sull'analisi comparativa dei diversi regimi fiscali che possono aiutare l'imprenditore a valutare se questo strumento è adatto alla propria situazione.
Un primo riferimento importante è il superamento del regime forfettario. Per i professionisti e le piccole imprese che applicano il regime forfettario con aliquota al 15% (o al 5% per i primi cinque anni), la tassazione della società è già molto vantaggiosa e la costituzione di una holding potrebbe non generare benefici significativi nel breve termine. Quando il fatturato supera la soglia di 85.000€ e si deve uscire dal forfettario, oppure quando l'attività cresce al punto che le tasse personali superano il 40%, la holding diventa molto più interessante. In questa fase, l'aliquota IRPEF marginale che si applica sul reddito del socio persona fisica è elevata, e la possibilità di trattenere gli utili nella holding rappresenta un vantaggio fiscale netto.
Un altro fattore da considerare è l'intenzione di reinvestire gli utili piuttosto che distribuirli immediatamente al socio. Se l'imprenditore preleva regolarmente tutti gli utili della società per sostenere il proprio tenore di vita, la holding può non convenire: i benefici fiscali si realizzano principalmente quando gli utili vengono trattenuti nel perimetro societario e reinvestiti. Al contrario, se c'è un piano di accumulazione patrimoniale a lungo termine (acquisto di immobili, creazione di un portafoglio finanziario, costituzione di nuove attività imprenditoriali), la holding è lo strumento ideale per farlo in modo efficiente dal punto di vista fiscale. La holding permette di accumulare valore senza che ogni movimento generi un evento tassabile, creando un effetto "snowball" in cui i reinvestimenti generano ulteriori utili anch'essi reinvestibili.
La holding conviene inoltre quando si intende pianificare la successione generazionale. Il trasferimento di quote di una società operativa ai figli può comportare costi notarili significativi e complessità burocratiche notevoli, specialmente se si vuole mantenere il controllo dell'attività. Con una holding che detiene le partecipazioni, è sufficiente trasferire le quote della holding stessa, semplificando notevolmente le procedure successorie. Inoltre, la holding può essere strutturata in modo che i familiari dell'imprenditore possano gradualmente acquisire quote, creando un percorso di ingresso nella gestione societaria che tutela sia la continuità aziendale che gli interessi patrimoniali della famiglia.
Dal punto di vista dei costi, la holding comporta l'onere di mantenere una società aggiuntiva, con i relativi costi di costituzione (notaio, imposte, tasse) e di gestione annuale (commercialista, diritto annuale CCIAA, tassa libri sociali). Questi costi possono essere stimati in circa 1.500€-2.000€ all'anno, cui si aggiungono i costi della eventuale contabilità della società operativa se non già esistente. È fondamentale valutare se il risparmio fiscale generato dalla holding supera questi costi fissi: come regola generale, si può dire che la holding inizia a convenire quando la società operativa genera utili da distribuire superiori a 30.000€-40.000€ annui, al di sopra dei quali il risparmio fiscale giustifica la complessità aggiuntiva della struttura.
Esempio pratico: confronto tassazione diretta vs holding
Per comprendere concretamente i vantaggi della holding SRL, è utile analizzare un esempio numerico che confronti la distribuzione degli utili con e senza holding. Immaginiamo un imprenditore, Marco, che possiede al 100% una società operativa che ha generato 100.000€ di utili dopo tasse. Marco non ha altri redditi e si trova in una fascia IRPEF che applica un'aliquota marginale del 41%. Vediamo come cambia il suo netto a seconda che distribuisca gli utili direttamente dalla operativa o prima li trasferisca a una holding.
Scenario 1: distribuzione diretta dalla SRL operativa
La SRL operativa distribuisce 100.000 euro di utili a Marco come dividendo. Su tali dividendi si applica una ritenuta alla fonte del 26% a titolo d'imposta, pari a 26.000 euro, che la società versa all'Agenzia delle Entrate per conto del socio.
Marco incassa quindi 74.000 euro netti. Poiché la ritenuta è a titolo d'imposta, la tassazione si considera definitiva: i dividendi non confluiscono nel reddito IRPEF, non sono soggetti a ulteriori scaglioni e non generano contribuzione INPS, indipendentemente dal fatto che Marco abbia o meno altri redditi.
Il carico fiscale in capo a Marco sui dividendi è quindi esattamente pari al 26%, senza ulteriori imposte o contributi. Su 100.000 euro distribuiti, il prelievo complessivo sul socio è di 26.000 euro, mentre il netto percepito è 74.000 euro.
Se si vuole valutare il peso fiscale complessivo dell'operazione, occorre però considerare anche la tassazione che ha colpito l'utile prima della distribuzione, ossia l'imposizione in capo alla SRL (IRES, ed eventualmente IRAP). Solo sommando la fiscalità societaria e quella sul dividendo si ottiene il carico fiscale "totale" della catena società-socio.
Scenario 2: distribuzione tramite holding PEX
La SRL operativa distribuisce 100.000 euro di utili alla holding di Marco, che detiene il 100% della partecipazione. La partecipazione è qualificata e rispetta i requisiti del regime Participation Exemption (PEX). In questo caso non si applica un'imposta sostitutiva del 5%, ma l'esenzione del 95% del dividendo: solo il 5% è imponibile ai fini IRES.
Di conseguenza, la holding tassa 5.000 euro con IRES al 24%, pagando 1.200 euro di imposte. I restanti 98.800 euro restano nella holding senza ulteriori tassazioni e possono essere reinvestiti oppure distribuiti al socio persona fisica.
Se Marco decide di distribuire subito l'intero importo dalla holding a sé stesso, i dividendi percepiti come persona fisica sono soggetti a ritenuta del 26% a titolo d'imposta, pari a 25.688 euro. L'incasso netto di Marco è quindi circa 73.100 euro. Su tali dividendi non si applicano IRPEF progressiva né contributi INPS, poiché la ritenuta del 26% è definitiva.
Il carico fiscale complessivo sull'intera catena (operativa → holding → Marco), limitandosi a questi passaggi, è quindi dato da: • 1.200 euro di IRES in capo alla holding • 25.688 euro di ritenuta sui dividendi al socio per un totale di circa 26.900 euro su 100.000 euro distribuiti, pari a circa il 27%.
A prima vista, se Marco distribuisce immediatamente tutto, il vantaggio rispetto alla distribuzione diretta dalla SRL operativa al socio persona fisica è limitato. La vera forza della holding emerge però quando gli utili vengono immediatamente reinvestiti.
Se la holding trattiene gli utili e li utilizza, ad esempio, per acquistare un immobile da concedere in locazione alla società operativa, i canoni di affitto diventano costi deducibili per l'operativa e ricavi imponibili IRES per la holding, tassati al 24%. Se invece la holding reinveste in strumenti finanziari, i proventi seguono la tassazione propria del soggetto IRES (interessi, dividendi, plusvalenze), consentendo comunque un differimento dell'imposizione in capo alla persona fisica.
In entrambi i casi, la holding consente di spostare nel tempo la tassazione sul socio, accumulando patrimonio con un livello di imposizione generalmente inferiore rispetto a quello che subirebbe Marco come persona fisica se incassasse subito gli utili. La distribuzione può così avvenire quando è fiscalmente più efficiente, ad esempio in anni di redditi più bassi, oppure sfruttando le agevolazioni per la successione.
L'esempio di Marco dimostra che la holding non è uno strumento di elusione fiscale, ma piuttosto un meccanismo di pianificazione: permette di scegliere quando tassare i profitti (subito o differiti) e come reinvestirli nel modo più efficiente. Per imprenditori che generano utili significativi e hanno un orizzonte temporale di lungo termine, la holding può generare risparmi fiscali molto consistenti.
Costituzione e gestione di una holding SRL: aspetti pratici
La costituzione di una holding SRL segue le stesse regole della costituzione di una SRL ordinaria: è necessario l'intervento del notaio per la stesura dell'atto costitutivo e dello statuto, il versamento del capitale sociale (anche minimo, come un euro), l'iscrizione al Registro Imprese e l'apertura della partita IVA. La differenza principale sta nell'oggetto sociale, che deve essere redatto in modo da contemplare espressamente la detenzione e gestione di partecipazioni in altre società, l'attività di direzione e coordinamento delle società controllate, e eventualmente la gestione di patrimoni immobiliari o finanziari. È importante che lo statuto preveda clausole specifiche che agevolano il funzionamento della holding, come la facoltà di distribuire dividendi in qualsiasi momento senza particolari vincoli, e la possibilità di detenere partecipazioni in settori anche molto diversi tra loro.
Un aspetto pratico da considerare è la sede legale della holding. Poiché la holding non svolge un'attività operativa diretta, non necessita di uffici, magazzini o laboratori: può avere la sede nello stesso studio professionale del commercialista che segue la contabilità, oppure presso la propria abitazione se si utilizza la normativa sulle imprese individuali. Questa flessibilità permette di ridurre i costi fissi della holding, che altrimenti graverebbero sui benefici fiscali. Tuttavia, è importante che la holding abbia una struttura formale adeguata: registri contabili, libri sociali, verbali delle assemblee, dichiarazioni fiscali. La holding non può essere un mero "scrigno": deve dimostrare di avere una propria attività amministrativa e direzionale, altrimenti l'Agenzia delle Entrate potrebbe mettere in discussione la legittimità della struttura e disconoscere i benefici fiscali.
Per quanto riguarda la gestione contabile, la holding deve tenere la contabilità ordinaria come qualsiasi SRL, redigere il bilancio annuale e depositarlo al Registro Imprese. I costi del commercialista per una holding sono generalmente inferiori rispetto a una società operativa, poiché il volume di fatture e operazioni è minore: si può stimare un range di 1.500€-2.500€ annui per la tenuta della contabilità, a seconda della complessità della struttura. È importante che il commercialista abbia esperienza specifica nella gestione di gruppi societari e nel regime Participation Exemption: non tutti i commercialisti sono esperti di pianificazione fiscale avanzata, e un consulente non preparato può compromettere i benefici della struttura con errori nella compilazione delle dichiarazioni fiscali o nella gestione delle partecipazioni.
Un altro aspetto pratico riguarda i rapporti tra holding e società operating. È buona prassi formalizzare questi rapporti tramite accordi parasociali (patti di sindacato) che definiscano gli obblighi di ciascuna società: ad esempio, la holding può fornire servizi amministrativi, direzionali o finanziari alla operating dietro corrispettivo, creando flussi di costi deducibili per l'operativa e redditi imponibili per la holding. Questi compensi devono essere proporzionati e documentati: non possono essere eccedentari rispetto al valore di mercato dei servizi forniti, altrimenti l'Agenzia delle Entrate potrebbe applicare sanzioni. Allo stesso modo, eventuali prestiti dalla holding alla operating devono essere formalizzati con contratti di mutuo e tassi di interesse in linea con quelli di mercato, per evitare qualifiche fiscali sfavorevoli.
Holding SRL vs società semplice: quale scegliere per la pianificazione patrimoniale
Quando si parla di pianificazione patrimoniale e successoria, spesso si sente menzionare la società semplice holding come alternativa alla holding SRL. È importante comprendere le differenze tra queste due strutture, perché ciascuna ha vantaggi e svantaggi specifici che la rendono più adatta a determinate situazioni. La scelta tra holding SRL e società semplice holding dipende dalla complessità del patrimonio, dal numero di familiari coinvolti, dagli obiettivi di successione e, naturalmente, dalle considerazioni fiscali.
La società semplice holding è una società di persone (solitamente una s.n.c. - società in nome collettivo) che detiene partecipazioni in SRL e ha come unico scopo la gestione del patrimonio familiare. Il principale vantaggio della società semplice rispetto alla holding SRL è la tassazione dei dividendi: la società semplice è fiscalmente "trasparente", quindi i dividendi percepiti dalle partecipate non sono tassati in capo alla società ma direttamente nei soci, evitando così la doppia tassazione a livello di società. Inoltre, la società semplice può accedere al regime Patent Box e ad altre agevolazioni che le SRL non possono utilizzare. Tuttavia, la società semplice ha anche limiti significativi: i soci rispondono illimitatamente e solidalmente per le obbligazioni sociali (la responsabilità patrimoniale non è limitata), non può avere come soci persone giuridiche (solo persone fisiche), e il trasferimento di quote successorie è più complesso perché richiede il consenso di tutti i soci.
La holding SRL, al contrario, offre la responsabilità limitata: i soci rispondono solo limitatamente al conferimento, e il patrimonio personale è protetto. Questo è un vantaggio enorme in termini di sicurezza patrimoniale, specialmente per famiglie con patrimoni consistenti o che intendono avviare attività imprenditoriali a rischio. Inoltre, la SRL può avere come soci sia persone fisiche che persone giuridiche (altra holding, fiduciarie, trust), permettendo una pianificazione patrimoniale più sofisticata. La holding SRL può anche accedere al regime PEX con tassazione dei dividendi al 5%, che pur non essendo trasparente come quella della società semplice, rimane molto vantaggiosa per chi si trova in aliquote IRPEF elevate. La holding SRL offre inoltre maggiore flessibilità nella strutturazione del capitale sociale (possibilità di categorie di quote diverse, diritti di voto differenziati, clausole di esclusione), che possono essere sfruttate per pianificare la successione e prevenire conflitti tra familiari.
La scelta tra le due strutture dipende quindi dalle esigenze specifiche della famiglia imprenditrice. Se l'obiettivo principale è detenersi partecipazioni in una o più SRL familiari con un patrimonio di modesta entità e la priorità è la massima semplificazione fiscale, la società semplice holding può essere una soluzione adeguata. Se invece il patrimonio è consistente, ci sono più generazioni coinvolte, si vuole proteggere il patrimonio familiare dai rischi d'impresa, e si prevede di sviluppare il gruppo societario con nuove attività, la holding SRL è la scelta più appropriata. Non è infrequente che gruppi familiari complessi utilizzino entrambe le strutture: una holding SRL che controlla le partecipazioni operative, e una società semplice che detiene a sua volta la holding SRL, combinando i vantaggi della responsabilità limitata con quelli della trasparenza fiscale per la gestione degli immobili familiari.
Un ultimo aspetto da considerare riguarda i costi di gestione. La holding SRL ha costi costitutivi e di gestione superiori rispetto alla società semplice: onorari notarili per la costituzione, tassa di vidimazione libri sociali, diritto annuale CCIAA, commercialista obbligatorio. La società semplice, essendo una società di persone, ha costi notarili inferiori e non è soggetta a tutti gli adempimenti delle società di capitali. Tuttavia, questi costi aggiuntivi della holding SRL sono spesso giustificati dai vantaggi patrimoniali e fiscali: protezione del patrimonio, accesso al credito, possibilità di strutturare il capitale sociale in modo differenziato, flessibilità nella successione. Per patrimoni molto consistenti (diversi milioni di euro), la holding SRL è quasi sempre la scelta preferibile, mentre per patrimoni più modesti (qualche centinaio di migliaia di euro) la società semplice può essere più adeguata.
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FAQ
Cos'è esattamente una holding SRL e cosa fa?
Una holding SRL è una società a responsabilità limitata che detiene partecipazioni in altre società, dette "operating", senza svolgere direttamente un'attività commerciale o produttiva. La sua funzione principale è quella di controllare e coordinare le società partecipate, ricevere dividendi da queste, e amministrare il patrimonio accumulato. La holding può svolgere attività di direzione e coordinamento delle società controllate, fornire servizi amministrativi o finanziari, gestire investimenti immobiliari o finanziari, e pianificare la distribuzione degli utili ai soci. Nonostante non abbia un'attività operativa diretta, la holding è una SRL a tutti gli effetti: deve avere statuto, capitale sociale, organi amministrativi, e deve rispettare tutti gli adempimenti contabili e fiscali previsti per le società di capitali. La differenza principale rispetto a una SRL ordinaria è che il suo oggetto sociale è limitato alla gestione delle partecipazioni e del patrimonio, non all'esercizio di un'attività imprenditoriale specifica.
Quali sono i vantaggi fiscali principali di una holding?
Il vantaggio fiscale principale di una holding SRL è legato all'applicazione del regime Participation Exemption (PEX) sui dividendi percepiti dalle società partecipate. Con il PEX, il 95% del dividendo è escluso dalla base imponibile IRES. Di conseguenza, solo il 5% concorre al reddito imponibile della holding ed è tassato con l'IRES ordinaria al 24%. Su 100 euro di dividendi ricevuti, l'imposta effettiva è quindi di 1,2 euro (24% del 5%), un livello di imposizione molto contenuto.
Gli utili possono essere reinvestiti nella holding senza che si generi una tassazione immediata in capo alla persona fisica. La tassazione personale si verifica soltanto quando i dividendi vengono distribuiti al socio, soggetti a ritenuta del 26% a titolo d'imposta. Questo meccanismo offre quindi flessibilità nel scegliere quando tassare i profitti, rendendo la holding un veicolo di pianificazione fiscale e patrimoniale efficace per imprenditori con utili significativi e orizzonte temporale di lungo termine.
Quanto costa costituire e mantenere una holding SRL?
I costi di costituzione di una holding SRL sono analoghi a quelli di una SRL ordinaria. L'onorario notarile per una holding con statuto personalizzato si aggira tra 1.500€ e 2.500€ + IVA, mentre per una holding con statuto standard e procedura telematica i costi possono scendere a 400-600€ + IVA. A questi si aggiungono le imposte fisse: 200€ di imposta di registro, 150-200€ di diritti di segreteria CCIAA, 155-200€ di marca da bollo, e 309,87€ di tassa di concessione governativa per la vidimazione dei libri sociali. Il costo totale di costituzione si può quindi stimare tra 900€ e 1.800€ IVA esclusa per una holding online, e tra 2.000€ e 3.600€ per una holding tradizionale con statuto personalizzato. I costi annuali di gestione includono l'onorario del commercialista (circa 1.500€-2.500€ all'anno per una holding con struttura semplice), il diritto annuale CCIAA (120-200€ in base al fatturato), la tassa di vidimazione libri sociali (309,87€), e il deposito del bilancio (circa 130€). In totale, i costi fissi annui di una holding si possono stimare in 2.000€-3.000€ all'anno, oltre agli eventuali costi di consulenza fiscale per la pianificazione del gruppo societario. Questi costi sono giustificati solo se il risparmio fiscale generato dalla holding è superiore, ovvero se la holding gestisce utili significativi (dai 30.000€-40.000€ annui in su) che altrimenti sarebbero tassati con aliquote elevate nelle tasche del socio.
Come funziona il regime Participation Exemption (PEX) 2026?
Il regime Participation Exemption (PEX) è un regime fiscale che prevede l'esenzione dei dividendi percepiti da una società detentrice di partecipazioni in altre società, purché siano soddisfatti determinati requisiti. Il 2026 ha introdotto modifiche significative ai requisiti di accesso al PEX, che ora si basano su due condizioni alternative. La prima condizione riguarda la quota di capitale: la partecipazione deve rappresentare almeno il 5% del capitale sociale della società partecipata e deve essere detenuta dall'inizio del secondo esercizio successivo a quello in cui è stata realizzata l'operazione. La seconda condizione fa riferimento al valore fiscale della partecipazione: la holding deve detenere partecipazioni con un valore fiscale complessivo non inferiore a 500.000€, oppure la detenzione deve essere qualificata (possesso dei diritti di voto e partecipazione agli utili) e protratta per almeno un anno. Quando sono soddisfatti questi requisiti, i dividendi percepiti dalla holding beneficiano del regime PEX. I dividendi che non rientrano nel PEX sono tassati con il regime dell'imputazione a quote, con un'aliquota effettiva di circa il 26,37%.
Quando conviene passare dalla ditta individuale alla holding?
Il passaggio dalla ditta individuale alla holding è una decisione che va valutata con attenzione, perché comporta cambiamenti significativi non solo dal punto di vista fiscale ma anche organizzativo e gestionale. In linea generale, la holding inizia a convenire quando il regime forfettario non è più applicabile o vantaggioso: questo avviene quando il fatturato supera gli 85.000€ (soglia di uscita dal forfettario) o quando l'attività è cresciuta al punto che le tasse personali superano il 40-43%. A questi livelli di tassazione, la possibilità di trattenere gli utili nella holding rappresenta un vantaggio fiscale netto rispetto alla tassazione personale immediata. Un altro indicatore della convenienza della holding è l'intenzione di reinvestire gli utili piuttosto che prelevarli: se l'imprenditore vuole accumulare patrimonio per acquistare immobili, costituire nuove attività, o creare un fondo per la pensione, la holding è lo strumento ideale perché permette di farlo con tassazione ridotta e differita. Al contrario, se l'imprenditore ha bisogno di prelevare regolarmente tutti gli utili per sostenere il proprio tenore di vita, la holding potrebbe non generare benefici significativi e potrebbe addirittura aumentare la complessità senza ritorno. È importante considerare anche gli aspetti successori: se si prevede di trasferire l'attività ai figli o ad altri familiari, la holding semplifica notevolmente le procedure e permette di pianificare il passaggio generazionale in modo più efficiente. Come regola generale, si può dire che la holding inizia a essere conveniente per redditi d'impresa superiori a 60-70.000€ all'anno, oppure quando il patrimonio accumulato supera i 200.000€-300.000€ e si vuole proteggerlo dai rischi d'impresa.
La holding conviene anche per le piccole imprese o solo per grandi patrimoni?
La holding non è riservata alle grandi imprese o ai patrimoni milionari, ma è vero che i suoi benefici sono più evidenti quando si gestiscono utili significativi. Per le piccole imprese con fatturato inferiore a 50.000€-60.000€, i costi fissi di costituzione e gestione della holding (circa 2.000€-3.000€ annui) possono essere superiori al risparmio fiscale generato, rendendo la struttura poco conveniente. Tuttavia, ci sono situazioni in cui anche le piccole imprese possono beneficiare di una holding: ad esempio, se l'imprenditore prevede di aprire nuove attività in settori diversi e vuole separare i rischi tra loro, oppure se vuole acquistare immobili da dare in affitto alla propria attività operativa, oppure se vuole pianificare l'ingresso dei familiari nell'attività senza cedere quote della società operativa. In questi casi, la holding può avere senso anche con patrimoni più modesti, purché vi sia un piano strategico di medio-lungo termine che giustifichi la complessità aggiuntiva. È importante valutare caso per caso, con l'assistenza di un commercialista esperto in pianificazione fiscale, che possa simulare diversi scenari e mostrare i costi e i benefici della struttura holding versus ditta individuale o SRL unica. Per le micro-imprese con redditi molto bassi, spesso è più conveniente rimanere nella struttura attuale (ditta individuale o SRL singola) e valutare la holding solo quando la crescita dell'attività giustifichi l'investimento.
Come si distribuiscono gli utili dalla holding al socio senza pagare troppe tasse?
La distribuzione degli utili dalla holding al socio è un momento critico dal punto di vista fiscale, perché è qui che si realizza (o meno) il risparmio fiscale generato dalla struttura holding-operativa. Quando il socio decide di distribuirsi gli utili dalla holding, questi subiscono la ritenuta alla fonte del 26% se il socio è una persona fisica: questa ritenuta è a titolo d'imposta e viene computata a saldo dell'imposta dovuta dal socio. Se il socio non ha altri redditi e l'importo distribuito non è eccessivo, la ritenuta del 26% può essere sufficiente a coprire l'intera imposizione, senza ulteriori versamenti. Se invece il socio ha altri redditi significativi, la distribuzione dalla holding viene aggiunta al reddito complessivo e tassata secondo le aliquote IRPEF ordinarie (fino al 43%). Per ottimizzare la tassazione, esistono alcune strategie: distribuire gli utili in più esercizi fiscali piuttosto che in un'unica soluzione, per non far salire l'aliquota IRPEF marginale; pianificare le distribuzioni in anni in cui il socio ha redditi più bassi; utilizzare la conversione del dividendo in reddito di capitale quando le condizioni di legge lo consentono, con tassazione al 26%; oppure, per gli imprenditori individuali, valutare l'assegnazione agevolata dei beni della holding al socio, che permette di trasferire i beni (immobili, partecipazioni) con tassazione molto ridotta. È importante che queste strategie siano pianificate con il supporto di un commercialista esperto, perché le norme fiscali sono complesse e cambiano frequentemente: una pianificazione errata può comportare significative sanzioni o la perdita dei benefici fiscali.






