In breve
- non esiste un reddito minimo imponibile obbligatorio per legge per gli amministratori di SRL, ma l'INPS può accertare un compenso equo se lo stipendio è troppo basso rispetto all'attività svolta;
- per evitare accertamenti INPS, è consigliabile corrispondere un compenso proporzionato all'effettivo impegno e alle dimensioni della SRL, generalmente non inferiore a 15-20mila euro lordi annui per attività full-time;
- la strategia ottimale 2026 combina uno stipendio ragionevole (deducibile per la SRL e generante contributi) con dividendi tassati al 26%, tenendo conto delle nuove soglie PEX per le holding.
Quando costituisci una SRL, una delle prime decisioni che devi affrontare è quanto pagarti come amministratore. La SRL ti offre una flessibilità che non esiste con la ditta individuale o il regime forfettario: puoi decidere di stipendiarti, di distribuire dividendi, o di combinare entrambe le soluzioni. Tuttavia, questa libertà ha dei limiti, perché l'INPS vigila sulle retribuzioni troppo basse e può effettuare accertamenti contributivi che comportano il pagamento di contributi arretrati più sanzioni. Capire qual è il reddito minimo imponibile che ti permette di evitare problemi con l'INPS, senza al tempo stesso pagare più tasse del necessario, è fondamentale per gestire la tua SRL in modo efficiente.
La normativa 2026 ha introdotto nuove regole che rendono ancora più importante pianificare attentamente la retribuzione dell'amministratore. Da un lato, la Participation Exemption (PEX) con aliquota effettiva dell'1,2% per le holding richiede requisiti più restrittivi (partecipazione almeno del 5% o valore di 500.000 euro), rendendo meno accessibile questa strategia di ottimizzazione fiscale. Dall'altro, l'INPS ha intensificato i controlli sulle SRL che distribuiscono dividendi elevati corrispondendo stipendi irrisori agli amministratori. Trovare il giusto equilibrio tra stipendio e dividendi non è solo una questione fiscale, ma una vera e propria pianificazione strategica che incide sul tuo carico fiscale complessivo, sulla tua copertura previdenziale e sulla conformità con la normativa vigente.
Immagina il caso di Marco, libero professionista che ha costituito una SRL unipersonale dopo anni di regime forfettario. La sua SRL produce 80mila euro di utili annui, e Marco è indeciso su come pagarsi: potrebbe corrispondersi uno stipendio di 50mila euro (tassato IRPEF al 35% circa più contributi INPS) e distribuire i restanti 30mila euro come dividendi (al 26%), oppure fissare uno stipendio più basso di 20mila euro e distribuire 60mila euro di dividendi. La differenza tra le due strategie può arrivare a 8-10mila euro annui di tasse, senza considerare il rischio di accertamenti e la complessità gestionale.
Cos'è il reddito minimo imponibile per gli amministratori
Il reddito minimo imponibile è un concetto che non trova riscontro esplicito nella legge, ma che deriva dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione e dalla prassi dell'INPS. In sostanza, l'INPS ritiene che il compenso corrisposto all'amministratore di SRL non possa essere inferiore a quanto normalmente percepito per analoghe prestazioni di lavoro nel mercato, tenuto conto delle dimensioni della società, dell'effettivo impegno richiesto, delle responsabilità assunte e dei compensi corrisposti a personale dipendente con mansioni simili. Se l'INPS accerta che lo stipendio dell'amministratore è manifestamente incongruo rispetto all'attività svolta, può rideterminarlo d'ufficio e richiedere il versamento dei contributi sulla differenza, oltre a sanzioni e interessi.
È importante distinguere tra due situazioni diverse. La prima riguarda gli amministratori che sono anche soci della SRL: in questo caso, la retribuzione può essere più bassa perché l'amministratore partecipa anche agli utili tramite i dividendi. La seconda riguarda gli amministratori non soci (amministratori esterni): in questo caso, la retribuzione deve essere adeguata al lavoro svolto, perché non possono beneficiare dei dividendi. La giurisprudenza ha stabilito che per gli amministratori-soci, il compenso può essere ridotto fino al 50% di quanto percepirebbe un amministratore non socio per analoghe mansioni, ma non oltre. Questo significa che se un amministratore non solo percepirebbe normalmente 50mila euro lordi annui per gestire una SRL di quelle dimensioni, un amministratore-socio potrebbe percepire anche 25mila euro senza che l'INPS possa contestare la congruità del compenso.
Un aspetto spesso trascurato è che l'INPS non guarda solo all'importo dello stipendio, ma anche al rapporto tra stipendio e dividendi distribuiti. Se una SRL distribuisce 100mila euro di dividendi a un socio-amministratore che percepisce solo 10mila euro di stipendio, questo rapporto sproporzionato (10:1) è un forte segnale di allarme per l'INPS, che può avviare un accertamento per verificare se lo stipendio è stato artificialmente ridotto per evitare il pagamento dei contributi. La prassi accettabile varia in base alle circostanze, ma in genere un rapporto stipendio-dividendi non superiore a 1:2 o 1:3 è considerato ragionevole, mentre rapporti superiori possono innescare controlli. Ogni caso è unico e dipende dalle caratteristiche specifiche della SRL (fatturato, utili, settore, numero di dipendenti), ma avere un parametro di riferimento aiuta a pianificare la strategia retributiva in modo più sicuro.
| Situazione | Stipendio consigliato | Dividendi distribuibili | Rischio accertamento INPS |
|---|---|---|---|
| Amministratore non socio (full-time) | €35.000 - €60.000 lordi annui | Non applica (non socio) | Basso se congruo |
| Amministratore-socio (impegno intenso) | €25.000 - €40.000 lordi annui | Fino a 2-3x lo stipendio | Basso |
| Amministratore-socio (impegno limitato) | €15.000 - €25.000 lordi annui | Fino a 3-4x lo stipendio | Medio da monitorare |
| SRL con utili minimi (<€30.000) | €10.000 - €15.000 lordi annui | Limitati dalla liquidità | Medio-alto |
| SRL con utili elevati (>€100.000) | €30.000+ lordi annui | Fino a 2x lo stipendio | Basso se equilibrato |
Come calcolare lo stipendio dell'amministratore
Per determinare lo stipendio appropriato per l'amministratore di SRL, devi considerare diversi fattori che concorrono a definire un compenso proporzionato e ragionevole. Il primo elemento è l'effettivo impegno richiesto dal ruolo: un amministratore che gestisce una SRL con 10 dipendenti, fatturato di 2 milioni di euro e operazioni complesse svolge un lavoro molto più intenso rispetto a un amministratore di una SRL unipersonale senza dipendenti che fattura 100mila euro l'anno. L'impegno può essere quantificato in ore settimanali dedicate, tipo di attività svolte (amministrazione, gestione del personale, rapporti con clienti e fornitori, strategia aziendale), e responsabilità assunte. Un impegno full-time (40 ore settimanali) giustifica uno stipendio più elevato, mentre un impegno part-time (10-20 ore settimanali) può giustificare una retribuzione proporzionalmente ridotta.
Il secondo fattore da considerare è il valore di mercato delle prestazioni dell'amministratore. Puoi fare riferimento a contratti collettivi nazionali per dirigenti o quadri, a ricerche di mercato su retribuzioni di figure simili, o a tariffe professionali per liberi professionisti con competenze analoghe. Ad esempio, un commercialista che gestisce la contabilità di una SRL medio-piccola potrebbe percepire 20-30mila euro lordi annui per servizi analoghi a quelli svolti da un amministratore. Un responsabile amministrativo con 10 anni di esperienza in un'azienda media percepisce generalmente 40-50mila euro lordi annui. Questi riferimenti di mercato ti aiutano a calcolare uno stipendio che sia difendibile in caso di accertamento INPS, perché puoi dimostrare che la retribuzione è in linea con quanto normalmente corrisposto per analoghe prestazioni.
Il terzo elemento è la capacità economica della SRL, ovvero quanto può permettersi di pagare considerando i propri utili e la propria situazione finanziaria. Una SRL che produce 200mila euro di utili netti può permettersi di corrispondere uno stipendio più elevato rispetto a una SRL che produce solo 30mila euro di utili. Tuttavia, la capacità economica non è l'unico fattore, e non puoi giustificare uno stipendio irrisorio solo perché la SRL ha utili limitati. Se gli utili sono troppo bassi per giustificare uno stipendio congruo, questo può essere un segnale che l'attività non è sostenibile nel tempo e che potrebbe essere necessario rivedere il modello di business o aumentare i ricavi. Un commercialista può aiutarti a valutare se la tua SRL ha una struttura di costi e ricavi equilibrata, oppure se ci sono margini di miglioramento per aumentare la redditività complessiva.
Per calcolare concretamente lo stipendio, puoi usare un approccio a scaglioni in base ai fattori considerati. Se sei amministratore-socio di una SRL piccola (fatturato sotto i 250mila euro, nessun dipendente, impegno part-time), uno stipendio di 15-20mila euro lordi annui è generalmente considerato ragionevole e difficilmente contestabile dall'INPS. Se la SRL è media (fatturato 250-800mila euro, 2-5 dipendenti, impegno quasi full-time), lo stipendio può variare tra 25-35mila euro lordi annui. Se la SRL è strutturata (fatturato sopra 1 milione di euro, più di 5 dipendenti, gestione complessa), lo stipendio dovrebbe essere almeno 40-50mila euro lordi annui per essere considerato congruo. Questi sono parametri indicativi, e ogni caso va valutato singolarmente, ma avere dei riferimenti chiari ti aiuta a pianificare la retribuzione in modo consapevole e difendibile.
Accertamenti INPS: come evitarli e cosa fare se arrivano
Gli accertamenti INPS sul reddito minimo imponibile degli amministratori di SRL sono iniziative di verifica che l'Istituto avvia quando sospetta che la retribuzione corrisposta sia artificiosamente bassa rispetto all'attività effettivamente svolta. L'INPS può avviare un accertamento su segnalazione (ad esempio da un ex socio, da un dipendente, o da un controllo automatizzato che rileva rapporti anomali stipendio-dividendi), oppure in sede di ispezione ordinaria sulla posizione contributiva della SRL e dei suoi soci. L'accertamento comporta l'analisi dei libri sociali, dei verbali di assemblea che approvano il compenso dell'amministratore, dei bilanci degli anni passati, e della documentazione che giustifica l'importo corrisposto. Se l'INPS ritiene il compenso incongruo, emette un avviso di accertamento con cui ridetermina il reddito imponibile e richiede il versamento dei contributi sulla differenza calcolata, più sanzioni (che possono arrivare fino al 100% dei contributi evasi) e interessi.
Per evitare accertamenti, la strategia migliore è adottare fin da subito una retribuzione dell'amministratore che sia congrua e ben documentata. Il primo passo è formalizzare correttamente il compenso con un verbale del Consiglio di Amministrazione o dei soci che approva la retribuzione dell'amministratore, motivando l'importo scelto in base alle mansioni svolte, all'impegno richiesto, e alle dimensioni della società. Questo verbale va conservato accuratamente insieme a tutta la documentazione che giustifica la scelta (business plan, descrizione delle attività svolte, confronti con retribuzioni di mercato). La tracciabilità decisionale è fondamentale: se l'INPS contesta il compenso, puoi dimostrare che la scelta è stata ponderata e non arbitraria, aumentando le possibilità di difendere la posizione.
Il secondo passo è mantenere un rapporto equilibrato tra stipendio e dividendi nel tempo. Non è necessario che il rapporto sia identico ogni anno, ma evita picchi improvvisati: ad esempio, corrispondere 50mila euro di stipendio per tre anni e poi ridurre improvvisamente a 10mila euro aumentando contemporaneamente i dividendi da 0 a 100mila euro è un segnale di allarme evidente per l'INPS. Se devi modificare sostanzialmente la strategia retributiva (ad esempio perché la SRL è cresciuta e ora può distribuire dividendi più elevati), documenta il cambiamento con verbale specifico che spiega le ragioni del nuovo assetto (crescita della SRL, accumulo di utili negli anni passati, cambio delle esigenze personali dell'amministratore). La coerenza temporale delle scelte retributive è un elemento importante per evitare sospetti di elusione contributiva.
Se ricevi un avviso di accertamento INPS, hai 60 giorni di tempo per presentare ricorso scritto davanti alla Commissione Tributaria Provinciale. Il ricorso deve essere ben motivato e supportato da documentazione che dimostri la congruità della retribuzione: verbali di approvazione del compenso, descrizione dettagliata delle mansioni svolte, certificati di mercato su retribzioni analoghe, bilanci degli anni precedenti che dimostrano l'andamento della SRL, eventuali pareri di esperti di lavoro o commercialisti. È fondamentale agire entro i termini, perché dopo 60 giorni l'avviso diventa esecutivo e l'INPS può procedere al recupero coattivo delle somme (iscrizione a ruolo, pignoramento, ipoteca). In caso di accertamento, non ignorare l'avviso: anche se ritieni la richiesta ingiustificata, è necessario rispondere per difendere i propri diritti, altrimenti l'INPS otterrà facilmente ragione per difetto di contraddittorio.
La strategia stipendio-dividendi nel 2026
La strategia ottimale per remunerarsi come amministratore di SRL nel 2026 richiede una pianificazione attenta che consideri sia l'aspetto fiscale che quello previdenziale. Lo stipendio è tassato con aliquote IRPEF progressive dal 23% al 43% a seconda dello scaglione di reddito, più contributi INPS (circa 23-24% a carico del lavoratore, più circa 32-33% a carico della SRL), ma è interamente deducibile per la SRL e genera diritti pensionistici. I dividendi per le persone fisiche sono tassati con imposta sostitutiva fissa del 26% (non 5%, come spesso si ritiene erroneamente: il 5% si applica solo alle persone giuridiche con PEX), non generano contributi previdenziali, ma non sono deducibili per la SRL. La strategia migliore è quindi trovare il giusto equilibrio che massimizza il risparmio fiscale complessivo senza compromettere la copertura previdenziale e senza esporre a rischi di accertamento INPS.
Per il 2026, una configurazione comune per liberi professionisti e piccoli imprenditori che hanno costituito una SRL unipersonale è corrispondere uno stipendio base di 20-30mila euro lordi annui (tassato IRPEF al 23-27% circa più contributi) e distribuire il resto degli utili come dividendi al 26%. Questo stipendio base garantisce una copertura previdenziale minima (mantenendo l'iscrizione alla gestione INPS e accumulando contributi), è ragionevole e difficilmente contestabile dall'INPS (è nella forbice 15-20mila euro per le SRL piccole), e offre un buon equilibrio tra tassazione progressiva sullo stipendio e tassazione piatta sui dividendi. Se la SRL produce 80mila euro di utili netti, con 25mila euro di stipendio (tassazione IRPEF circa 7-8mila euro più contributi per 6-7mila euro) e 55mila euro di dividendi (tassazione 14.300 euro al 26%), il carico fiscale complessivo è di circa 28-30mila euro, contro i 45-50mila euro che pagheresti come ditta individuale o nel regime forfettario sugli stessi utili.
Per strutture societarie più complesse che utilizzano una holding, la strategia 2026 deve considerare le nuove regole PEX. La Participation Exemption (95% di esenzione sul dividendo, con solo il 5% tassato al 24% IRES = aliquota effettiva 1,2%) ora richiede che la holding detenga almeno il 5% della SRL operativa OPPURE che la partecipazione valga almeno 500.000 euro. Questo rende meno accessibile la PEX per le piccole holding con partecipazioni minoritarie. Se la tua struttura soddisfa i requisiti PEX, puoi far confluire i dividendi nella holding (tassati al 1,2% effettivo) e distribuirli ai soci persone fisiche come stipendio della holding quando necessario, ottimizzando ulteriormente il risparmio fiscale. Se invece non soddisfi i requisiti PEX, i dividendi ricevuti dalla holding saranno tassati con IRES al 24% (senza esenzione), rendendo meno conveniente questa strategia rispetto alla distribuzione diretta ai soci persone fisiche al 26%.
Un aspetto da considerare è l'impatto previdenziale della strategia scelta. I contributi INPS versati sullo stipendio contribuiscono alla tua pensione futura, mentre i dividendi no. Se sei giovane (sotto i 35 anni), puoi permetterti di dare più peso ai dividendi perché hai tempo per accumulare contributi negli anni successivi. Se invece sei vicino all'età pensionabile (oltre 50 anni), devi essere più attento a non ridurre troppo lo stipendio a favore dei dividendi, per non compromettere il diritto alla pensione o per non ritrovarti con una pensione molto bassa. La pianificazione previdenziale è parte integrante della strategia stipendio-dividendi, e un commercialista specializzato può aiutarti a calcolare il mix ottimale considerando la tua età, la tua posizione previdenziale attuale, e i tuoi obiettivi di pensionamento.
Errori comuni nella retribuzione degli amministratori
Uno degli errori più frequenti è corrispondere stipendi troppo bassi sperando di passare inosservati all'INPS, convinti che la SRL sia un "gioco" per pagare meno tasse. Questa strategia è molto rischiosa perché l'INPS ha sviluppato algoritmi di controllo incrociato che individuano facilmente situazioni anomale (ad esempio rapporti stipendio-dividendi sproporzionati, SRL che distribuiscono dividendi per anni senza mai corrispondere stipendio congruo all'amministratore, variazioni improvvise nella politica retributiva). Quando l'INPS avvia un accertamento, le sanzioni possono essere pesanti (fino al 100% dei contributi evasi) e si aggiungono agli interessi di mora, azzerando completamente il risparmio fiscale che si voleva ottenere. È molto più conveniente pagare uno stipendio congruo fin dall'inizio, anche se leggermente più alto del minimo indispensabile, perché eviti rischi enormi e dormi sonni tranquilli.
Un altro errore comune è non documentare le decisioni sulla retribuzione dell'amministratore. Molti soci di SRL concordano lo stipendio verbalmente o via email, senza redigere un verbale formale del Consiglio di Amministrazione o dell'assemblea che approvi il compenso. In caso di accertamento INPS, la mancanza di documentazione formale è un elemento molto sfavorevole, perché suggerisce che la retribuzione è stata decisa arbitrariamente senza una reale ponderazione. Redigere un verbale una volta l'anno (quando si approva il bilancio e si fissa il compenso dell'amministratore per l'anno successivo) costa pochissimo in termini di tempo e risorse, ma offre una protezione significativa in caso di controlli. Nel verbale è utile indicare le ragioni della scelta (dimensioni della SRL, impegno richiesto, comparazioni con retribuzioni di mercato), così da avere una giustificazione motivata pronta in caso di necessità.
Il terzo errore è cambiare strategia troppo spesso senza motivazioni valide. Se per tre anni corrispondi uno stipendio di 30mila euro e improvvisamente lo riduci a 10mila euro aumentando contemporaneamente i dividendi da 20mila a 80mila euro, questo cambio repentino è un segnale di allarme evidente. L'INPS potrebbe interpretarlo come un tentativo di eludere i contributi, specialmente se non ci sono motivi oggettivi che giustificano il cambiamento (la SRL non è cresciuta, non ha ridotto l'impegno dell'amministratore, non ha subito cambiamenti strutturali). Se devi modificare la politica retributiva, fallo in modo graduale e motivato: ad esempio, riduci lo stipendio del 20-30% all'anno per 2-3 anni, documentando ogni volta le ragioni (riduzione dell'impegno, cambiamenti nelle mansioni, riorganizzazione della società). La gradualità e la coerenza temporale delle scelte sono elementi importanti per difendere la congruità della retribuzione.
Infine, molti imprenditori sottovalutano l'aspetto previdenziale della retribuzione. I dividendi non generano contributi, quindi se per anni distribuisci solo dividendi e mantieni uno stipendio simbolico, potresti trovarti con una posizione previdenziale insufficiente al momento del pensionamento. La pensione non è un problema lontano da affrontare "quando sarai vecchio": i contributi accumulati determinano l'importo della pensione futura, e recuperare anni di contributi mancanti è molto difficile o impossibile. Se sei giovane, puoi essere più flessibile perché hai tempo per accumulare. Se sei vicino all'età pensionabile, devi essere molto più attento a non ridurre troppo lo stipendio. Valutare sempre l'impatto sulla pensione quando scegli il mix stipendio-dividendi, e mantieni uno stipendio minimo che garantisca una contribuzione continuativa nel tempo.
SRLOnline consiglia
La definizione del reddito minimo imponibile per l'amministratore della tua SRL e la pianificazione della strategia stipendio-dividendi sono tematiche complesse che hanno conseguenze fiscali e previdenziali significative nel tempo. Una scelta sbagliata può esporti a accertamenti INPS costosi, sanzioni pesanti, o a una pensione insufficiente. Con SRLOnline hai un commercialista dedicato che conosce nel dettaglio la normativa 2026 sugli amministratori di SRL, i criteri di congruità retributivi applicati dall'INPS, e tutte le strategie di ottimizzazione fiscale (stipendio vs dividendi vs PEX per holding). Ti aiutiamo a determinare lo stipendio più appropriato per la tua situazione, a documentare correttamente le decisioni, e a pianificare una strategia sostenibile nel tempo che massimizza il risparmio fiscale senza compromettere la copertura previdenziale.
Ti offriamo una consulenza gratuita con un esperto in fiscalità delle SRL per analizzare la tua situazione, calcolare il reddito minimo congruo per il tuo ruolo di amministratore, simulare diversi scenari di mix stipendio-dividendi, e valutare se una struttura holding (con PEX o senza) può essere vantaggiosa per te. Se decidi di affidarti a noi, ti seguiamo nella gestione contabile annuale della tua SRL, dalla costituzione alla gestione ordinaria, ottimizzando anno per anno la tua posizione fiscale e previdenziale. Contattaci oggi stesso per un primo colloquio senza impegno: insieme troveremo la strategia retributiva più equilibrata per risparmiare tasse, dormire sonni tranquilli con l'INPS, e costruire una solida posizione previdenziale per il tuo futuro.
Domande frequenti
Esiste un reddito minimo obbligatorio per legge per gli amministratori di SRL?
No, non esiste un reddito minimo obbligatorio stabilito dalla legge per gli amministratori di SRL. La normativa non prevede un importo fisso che debba essere obbligatoriamente corrisposto. Tuttavia, l'INPS può accertare un compenso equo se lo stipendio è manifestamente incongruo rispetto all'attività svolta, applicando criteri di giurisprudenza che considerano le dimensioni della SRL, l'impegno richiesto, le responsabilità assunte, e i compensi di mercato per analoghe prestazioni. In pratica, se corrispondi uno stipendio troppo basso (ad esempio 5-10mila euro lordi annui per un impegno full-time in una SRL che fattura 500mila euro), l'INPS può rideterminarlo d'ufficio a un importo ritenuto congruo (generalmente 25-40mila euro per quel tipo di attività) e richiederti il versamento dei contributi sulla differenza, più sanzioni e interessi. La giurisprudenza suggerisce che per gli amministratori-soci, il compenso può essere ridotto fino al 50% rispetto a quanto percepirebbe un amministratore non socio per analoghe mansioni, ma non oltre questo limite.
L'INPS può accertare il reddito dell'amministratore anche se la SRL ha distribuito dividendi?
Sì, l'INPS può accertare il reddito dell'amministratore indipendentemente dalla distribuzione di dividendi. Anzi, la distribuzione di dividendi elevati a fronte di uno stipendio irrisorio è proprio una delle situazioni che più frequentemente innescano accertamenti INPS. L'Istituto guarda al rapporto complessivo tra retribuzione e compensi totali percepiti dal socio-amministratore (stipendio + dividendi), e se il rapporto è sproporzionato (ad esempio 10mila euro di stipendio e 90mila euro di dividendi), può ritenere che lo stipendio sia stato artificialmente ridotto per evitare il pagamento dei contributi. Il fatto che i dividendi siano stati regolarmente tassati al 26% non è una difesa sufficiente contro l'accertamento INPS sulla parte contributiva, che segue una logica autonoma. L'INPS valuta se la retribuzione dell'amministratore è congrua rispetto all'attività svolta, indipendentemente dal fatto che ci siano stati dividendi o meno. Per evitare problemi, mantieni un rapporto equilibrato tra stipendio e dividendi (generalmente non superiore a 1:2 o 1:3) e documenta le decisioni retributive con verbali motivati.
Posso corrispondermi solo dividendi e nessuno stipendio come amministratore di SRL?
Tecnicamente è possibile, ma è molto rischioso e sconsigliato. Se sei amministratore della tua SRL e non ti corrispondi alcuno stipendio, distribuendo solo dividendi, l'INPS può facilmente accertare che la tua attività di amministratore dovrebbe essere retribuita e rideterminare un reddito imponibile minimo. L'assenza totale di stipendio unita alla distribuzione di dividendi è un segnale di allarme fortissimo per l'INPS, che può ritenere che tu stia eludendo i contributi. Se l'attività di amministrazione è svolta in modo occasionale e molto limitato (meno di 5-10 ore al mese), potresti giustificare uno stipendio molto basso o addirittura nullo, ma deve essere effettivamente un impegno residuale. Se invece gestisci attivamente la SRL, prendi decisioni operative, segui i clienti, supervisioni dipendenti o collaboratori, allora l'INPS considererà questa attività come lavoro dipendente soggetto a contributi, e potrà accertare un reddito minimo anche se non hai percepito stipendio. La strategia più sicura è corrispondere almeno uno stipendio simbolico (15-20mila euro lordi annui per una SRL piccola) che giustifichi l'impegno di amministratore, anche se la maggior parte dei tuoi compensi arriva dai dividendi.
Qual è lo stipendio medio di un amministratore di SRL in Italia?
Non esiste un stipendio medio unico per gli amministratori di SRL, perché varia enormemente in base alle dimensioni della società, al settore, al numero di dipendenti, al fatturato, e all'effettivo impegno richiesto. Tuttavia, sulla base dei dati INPS e delle prassi di mercato, possiamo individuare alcune forbici indicative. Per una SRL micro o piccola (fatturato sotto i 250mila euro, 0-2 dipendenti, amministratore-socio con impegno part-time), uno stipendio di 15-25mila euro lordi annui è considerato congruo e difficilmente contestabile. Per una SRL media (fatturato 250-800mila euro, 3-10 dipendenti, impegno quasi full-time), lo stipendio varia generalmente tra 25-40mila euro lordi annui. Per una SRL strutturata (fatturato sopra 1 milione di euro, più di 10 dipendenti, gestione complessa), lo stipendio dovrebbe essere almeno 40-60mila euro lordi annui. Questi sono parametri indicativi, e ogni caso va valutato singolarmente, ma offrono un punto di riferimento per capire se lo stipendio che ti corrispondi è nella norma o se è troppo basso rispetto alle dimensioni e all'attività della tua SRL.
Come faccio a capire se il mio stipendio da amministratore è congruo?
Per verificare se il tuo stipendio da amministratore è congruo e sicuro, puoi fare un auto-controllo basato su diversi parametri. Prima di tutto, confronta il tuo stipendio con quello che percepirebbe un amministratore non socio per analoghe mansioni nella tua SRL (puoi fare ricerche su siti di offerte di lavoro, contratti collettivi, o chiedere a un commercialista). Se il tuo stipendio è almeno il 50% di questa cifra di riferimento, è generalmente considerato accettabile per un amministratore-socio. In secondo luogo, valuta il rapporto tra stipendio e dividendi che percepisci: se il rapporto è inferiore a 1:2 o 1:3 (ad esempio 30mila euro di stipendio e 60-90mila euro di dividendi), è generalmente considerato equilibrato. Se il rapporto è molto più sfavorevole (ad esempio 10mila di stipendio e 90mila di dividendi), sei a rischio accertamento. Terzo, considera l'impegno effettivo: se lavori full-time sulla SRL (40+ ore settimanali), lo stipendio dovrebbe essere proporzionato. Se l'impegno è part-time (10-20 ore), uno stipendio più basso è giustificabile. Infine, chiedi a un commercialista specializzato in SRL di valutare la tua posizione: può fare un'analisi specifica basata sulle caratteristiche della tua SRL e darti un parere professionale sulla congruità del tuo stipendio, aiutandoti a dormire sonni tranquilli e a evitare sorprese dall'INPS.
Se l'INPS mi accerta, posso pagare solo i contributi futuri o devo pagare anche gli arretrati?
Se l'INPS ti accerta e ridetermina il tuo reddito imponibile minimo, sei tenuto a pagare i contributi arretrati per gli anni precedenti (generalmente gli ultimi 5 anni, che è il termine di prescrizione ordinario per l'accertamento contributivo), oltre a sanzioni e interessi. L'accertamento ha effetto retroattivo: l'INPS calcola la differenza tra il reddito accertato e quanto hai effettivamente dichiarato, e ti chiede di versare i contributi su questa differenza per tutti gli anni coperti dall'accertamento. Non puoi limitarti a pagare i contributi solo per l'anno in corso e gli anni futuri: il debito contributivo si accumula per il periodo passato. Le sanzioni possono arrivare fino al 100% dei contributi evasi, e gli interessi di mora si calcolano dal momento in cui i contributi avrebbero dovuto essere versati fino alla data di effettivo versamento. Per questo motivo, è molto più conveniente prevenire l'accertamento corrispondendo fin dall'inizio uno stipendio congruo, piuttosto che rischiare di dover pagare ingenti somme arretrate più sanzioni e interessi. Se ricevi un avviso di accertamento, ricorda che hai 60 giorni di tempo per presentare ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale, dove puoi difenderti dimostrando la congruità del tuo stipendio con documentazione appropriata.






