Il Mezzogiorno d'Italia rappresenta oggi una delle opportunità più interessanti per chi vuole avviare un'attività imprenditoriale. Grazie alle risorse del PNRR e agli incentivi nazionali, nel 2026 sono disponibili centinaia di milioni di euro in contributi a fondo perduto dedicati alle nuove imprese del Sud. Gli strumenti sono diversi, ognuno con caratteristiche specifiche: dal Resto al Sud 2.0, riservato agli under 35, al Smart&Start Italia per le startup innovative, fino al nuovo Cultura Cresce per il settore creativo. Comprendere le differenze e scegliere lo strumento più adatto al proprio progetto è il primo passo per trasformare un'idea in un'impresa concreta.
Il contesto economico del Mezzogiorno mostra segnali contrastanti. Secondo i dati SVIMEZ 2025, l'occupazione è cresciuta dell'8% tra il 2022 e il 2024, ma ogni anno oltre 106.000 giovani under 35 lasciano le regioni del Sud in cerca di opportunità altrove. È proprio su questo terreno che interviene la politica degli incentivi: non solo risorse finanziarie, ma vere e proprie misure strutturali per contrastare lo spopolamento e favorire la nascita di nuove attività imprenditoriali. Per un giovane imprenditore, capire come orientarsi tra queste opportunità può fare la differenza tra il successo e l'abbandono del progetto.
In breve
- il Resto al Sud 2.0 è il principale incentivo per under 35 con 356,4 milioni di euro a fondo perduto;
- Smart&Start Italia finanzia fino a 1,5 milioni di euro per le startup innovative;
- gli incentivi sono a sportello: le domande vengono valutate in ordine cronologico fino a esaurimento fondi.
Il panorama degli incentivi al Mezzogiorno nel 2026
Il 2026 rappresenta un anno di transizione importante per gli incentivi alle imprese del Mezzogiorno. Il vecchio Resto al Sud, lo strumento che ha permesso di finanziare oltre 19.000 progetti dal 2018, è stato chiuso definitivamente il 14 ottobre 2025 con la Circolare DPCoe 37/2025. Al suo posto è subentrato il Resto al Sud 2.0, operativo dal 15 ottobre 2025 con una dotazione di 356,4 milioni di euro. La novità principale riguarda l'estensione della platea dei beneficiari: non più solo under 35 disoccupati o inattivi, ma anche i working poor e i disoccupati iscritti al programma GOL (Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori). Il meccanismo è semplificato: voucher a fondo perduto fino a 50.000 euro o contributi più elevati, sempre a fondo perduto, per progetti strutturati fino a 200.000 euro.
Il sistema degli incentivi si arricchisce di altre misure complementari. Smart&Start Italia rimane il riferimento per le startup innovative ad alto contenuto tecnologico, con finanziamenti a tasso zero fino a 1,5 milioni di euro e un contributo a fondo perduto del 30% per le imprese del Centro-Sud. Il nuovo Cultura Cresce, attivo dal 10 dicembre 2025, supporta le imprese culturali e creative del Mezzogiorno, mentre Autoimpiego Centro-Nord estende la stessa logica alle aree del Centro-Nord colpite dagli eventi sismici. Infine, le ZES Unica (Zona Economica Speciale) prevede crediti d'imposta per gli investimenti produttivi nelle aree del Mezzogiorno, con un focus particolare sulla transizione digitale ed ecologica.
| Incentivo | Destinatari | Importo massimo | Fondo perduto | Territorio |
|---|---|---|---|---|
| Resto al Sud 2.0 | Under 35, GOL, working poor | 200.000 € | Fino al 75% | 8 regioni Sud + cratere sismico |
| Smart&Start Italia | Startup innovative | 1.500.000 € | 30% (solo Sud) | Tutta Italia |
| Cultura Cresce | Imprese culturali/creative | 60.000 € | 80-90% | Mezzogiorno |
| Autoimpiego Centro-Nord | Under 35, GOL, working poor | 40.000 € | 100% | Aree sismiche Centro-Nord |
| ZES Unica | PMI e microimprese | Varia | Credito d'imposta | Mezzogiorno |
Perché il Sud è al centro delle politiche di incentivo
Le ragioni di questo forte focus sul Mezzogiorno sono numerose e ben documentate. Il divario Nord-Sud in termini di opportunità imprenditoriali è ancora ampio: l'SVIMEZ stima che il Pil pro capite al Nord sia quasi doppio rispetto a quello del Mezzogiorno. La fuga dei giovani, oltre 100.000 all'anno, rappresenta un'emorragia di talenti che le politiche incentivate cercano di contrastare. Non è un caso che la maggior parte delle misure sia rivolta proprio agli under 35: l'obiettivo non è solo sostenere l'imprenditoria, ma creare le condizioni perché i giovani scelgano di restare o tornare al Sud.
Un altro aspetto fondamentale riguarda il tasso di disoccupazione giovanile, che nel Mezzogiorno si mantiene su livelli decisamente superiori alla media nazionale. Gli incentivi agiscono su due fronti: da un lato sostengono la nascita di nuove imprese, creando occupazione diretta; dall'altro stimolano l'ecosistema imprenditoriale locale, generando un effetto moltiplicatore sull'economia delle aree interne. I dati di Invitalia dimostrano che ogni euro investito in Resto al Sud ha generato circa 2,5 euro di valore aggiunto, con oltre 63.000 nuovi posti di lavoro creati in sette anni.
I numeri: occupazione giovanile e sfide economiche
I dati statistici aiutano a comprendere l'entità della sfida. Secondo il Rapporto SVIMEZ 2025, l'occupazione nel Mezzogiorno è cresciuta di 8 punti percentuali tra il 2022 e il 2024, un dato positivo che conferma l'effetto delle politiche incentivate. Tuttavia, il working poor (lavoratori poveri, ovvero occupati con reddito insufficiente) al Sud rappresenta il 19,4% contro il 6,9% del Centro-Nord. Questo significa che avere un lavoro non garantisce automaticamente condizioni economiche dignitose, un aspetto che gli incentivi mirano a correggere sostenendo la creazione di imprese di qualità, non semplice occupazione.
Un altro dato preoccupante riguarda l'emigrazione dei talenti. Ogni anno 106.000 giovani under 35 lasciano le regioni del Mezzogiorno per studiare o lavorare al Nord o all'estero. Si tratta di un capitale umano prezioso che, una volta formato, spesso non fa ritorno. Le politiche incentivate cercano di invertire questo trend, offrendo opportunità concrete per chi vuole avviare un'attività nel territorio di origine. Il Resto al Sud 2.0, in particolare, introduce un sistema di premialità per chi partecipa ai corsi di formazione dell'Ente Nazionale per il Microcredito o apre un conto vincolato, proprio per rafforzare le competenze imprenditoriali dei beneficiari.
Il PNRR e le risorse residue per il Sud
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha rappresentato uno stanziamento senza precedenti per il Mezzogiorno, con oltre 82 miliardi di euro destinati al Sud su un totale di 191 miliardi. Una parte significativa di queste risorse è stata già assorbita, ma nel 2026 rimangono ancora opportunità interessanti. Il Decreto Legge 60/2024 (cosiddetto "Decreto Coesione"), convertito in Legge 95/2024, ha istituito il Resto al Sud 2.0 con 356,4 milioni di euro, cui si aggiungono 495 milioni complessivi tra FESR 2021-2027 e Fondo Sociale Europeo Plus.
È importante sottolineare che queste risorse sono a esaurimento: le domande vengono valutate in ordine cronologico e lo sportello chiude quando i fondi sono esauriti. Questo rende la tempestività un fattore critico. Secondo i dati di Invitalia, il vecchio Resto al Sud ha esaurito la prima dotazione di 1,2 miliardi in meno di due anni. Per il Resto al Sud 2.0, con 356,4 milioni disponibili, è ragionevole prevedere che le risorse possano durare tra i 12 e i 18 mesi, ma molto dipenderà dal numero di domande presentate. Il consiglio per gli aspiranti imprenditori è chiaro: avere la documentazione pronta e presentare la domanda non appena lo sportello è aperto.
La mappa completa degli incentivi 2026
Comprendere quali sono gli incentivi disponibili è solo il primo passo. Ogni misura ha caratteristiche diverse in termini di requisiti, importi, percentuali di finanziamento e modalità di accesso. La scelta dello strumento più adatto dipende dal profilo del richiedente, dal tipo di attività che si intende avviare, dall'importo necessario per realizzare il progetto e dal territorio in cui si intende operare. Una valutazione attenta di questi fattori può fare la differenza tra l'accesso al finanziamento e l'esclusione per incompatibilità.
Il Resto al Sud 2.0 è la misura più significativa in termini di dotazione finanziaria. Si rivolge ai giovani tra i 18 anni compiuti e i 35 anni non compiuti in condizione di inattività, inoccupazione o disoccupazione, nonché ai disoccupati del programma GOL e ai working poor. Offre due alternative: un voucher a fondo perduto fino a 40.000 euro (elevabile a 50.000 euro in caso di progetti innovativi, digitali o sostenibili) oppure un contributo più elevato per progetti strutturati: 75% a fondo perduto fino a 120.000 euro di investimento, 70% per importi tra 120.000 e 200.000 euro. Le attività ammesse spaziano dall'industria all'artigianato, dai servizi al turismo, fino alle libere professioni. L'unico settore escluso è l'agricoltura.
Smart&Start Italia
è l'altro strumento di riferimento, ma con una logica diversa. Non prevede limiti di età e si rivolge alle startup innovative iscritte alla sezione speciale del Registro delle imprese. Il finanziamento è fino a 1,5 milioni di euro, sotto forma di prestito a tasso zero dell'80% delle spese ammissibili (90% se la startup è costituita interamente da donne e/o under 36, oppure se è presente un dottore di ricerca impegnato all'estero). Per le startup con sede nel Centro-Sud Italia è previsto un contributo a fondo perduto aggiuntivo del 30%. La valutazione è basata sul merito tecnico del progetto, non sull'ordine cronologico, e non ci sono scadenze fisse.
Resto al Sud 2.0: le caratteristiche principali
Il Resto al Sud 2.0 rappresenta un'evoluzione rispetto allo strumento precedente. Il principale cambiamento riguarda la struttura ibrida delle agevolazioni: non più il classico 50% fondo perduto più 50% finanziamento a tasso zero, ma la possibilità di scegliere tra il voucher (più semplice, per progetti più piccoli) e il contributo percentuale (per progetti strutturati). Il voucher copre al 100% le spese ammissibili fino a 40.000 euro, che diventano 50.000 se il progetto riguarda innovazione, digitalizzazione o sostenibilità ambientale.
Il contributo, invece, segue una logica differente. Per programmi di investimento fino a 120.000 euro, il fondo perduto è del 75%. Per importi tra 120.000 e 200.000 euro, la percentuale scende al 70%. In pratica, se un imprenditore prevede di investire 100.000 euro, otterrà 75.000 euro a fondo perduto e dovrà trovare i restanti 25.000 euro. Se invece l'investimento è di 150.000 euro, il contributo sarà di 105.000 euro (il 70% di 150.000, con il tetto massimo di 200.000 euro di spesa ammessa). È importante notare che il cofinanziamento a carico del richiedente può essere coperto con il finanziamento bancario garantito dal Fondo di Garanzia per le PMI.
Le spese ammissibili sono quelle direttamente connesse all'avvio e allo svolgimento dell'attività. Rientrano nell'elenco: macchinari, impianti e attrezzature nuovi di fabbrica; programmi informatici e servizi per le tecnologie dell'informazione e della comunicazione; spese per ristrutturazione e manutenzione straordinaria dei locali (fino al 30% del programma di spesa); capitale circolante (fino al 20%) per materie prime, materiali di consumo, semilavorati, prodotti finiti, utenze e canoni di locazione. Sono escluse l'acquisto di terreni e immobili, le consulenze per la predisposizione della domanda, quelle legali e fiscali, il personale dipendente, i beni usati e gli automezzi (salvo eccezioni per mezzi strettamente funzionali al ciclo produttivo).
Smart&Start Italia: l'opportunità per le startup innovative
Smart&Start Italia è lo strumento di riferimento per chi vuole avviare una startup innovativa. A differenza del Resto al Sud 2.0, non prevede limiti di età e non è geograficamente limitato al Mezzogiorno, anche se per le imprese del Centro-Sud è previsto un contributo a fondo perduto aggiuntivo del 30%. La condizione fondamentale è l'iscrizione alla sezione speciale del Registro delle imprese come startup innovativa, che richiede il rispetto di specifici requisiti: almeno due terzi del fatturato deve derivare dalla vendita di prodotti o servizi ad alto contenuto innovativo, oppure l'impresa deve impiegare personale qualificato in misura superiore al 30%.
Le agevolazioni consistono in un finanziamento a tasso zero dell'80% delle spese ammissibili. La percentuale può salire al 90% se la startup è costituita interamente da donne e/o da giovani sotto i 36 anni, oppure se è presente un dottore di ricerca impegnato all'estero. Le spese ammissibili includono: spese per il personale dipendente o collaboratori, quote di ammortamento per beni materiali e immateriali, canoni di locazione, utenze, spese di marketing, spese per i servizi di consulenza e formazione. Il finanziamento deve essere restituito in 8 anni, di cui i primi due di pre-ammortamento.
Per le startup con sede nel Centro-Sud è previsto un contributo a fondo perduto aggiuntivo del 30% delle spese ammissibili. In pratica, se una startup con sede in Campania presenta un progetto di investimento di 100.000 euro, otterrà un finanziamento a tasso zero di 80.000 euro e un contributo a fondo perduto di 30.000 euro. È importante sottolineare che Smart&Start Italia è aperto a sportello, senza scadenze, ma la valutazione è basata sul merito tecnico del progetto. Secondo i dati di Invitalia, aggiornati al 1° febbraio 2024, sono state finanziate 1.549 startup innovative per un totale di 800 milioni di euro di investimenti attivati e 618 milioni di euro di agevolazioni concesse.
Autoimpiego Centro-Nord e Cultura Cresce
Oltre al Resto al Sud 2.0 e a Smart&Start Italia, esistono altre misure che completano il panorama degli incentivi. Autoimpiego Centro-Nord è il "gemello" del Resto al Sud 2.0, ma si applica alle regioni del Centro-Nord colpite dagli eventi sismici del 2016 e 2017. Le caratteristiche sono sostanzialmente identiche: voucher fino a 30.000 euro (elevabile a 40.000 per progetti innovativi) oppure contributi più elevati, ma con percentuali leggermente inferiori (65% fino a 120.000 euro, 60% oltre quella soglia). La platea dei beneficiari è la stessa: under 35 inattivi, inoccupati, disoccupati, GOL e working poor.
Cultura Cresce
è la novità del 2025, operativo dal 10 dicembre. Si rivolge alle imprese culturali e creative del Mezzogiorno e prevede agevolazioni fino a 60.000 euro, con un fondo perduto che può arrivare al 90% delle spese ammissibili. Il bando è gestito da Invitalia per conto del Ministero della Cultura e si inserisce nel solco delle misure a supporto di un settore strategico per l'economia italiana. Le spese ammissibili includono: acquisto di attrezzature e strumentazioni, acquisto di software e licenze, spese per la promozione e la commercializzazione, canoni di locazione per immobili spazi destinati alle attività culturali e creative.
ZES Unica e altri incentivi regionali
Le ZES Unica (Zona Economica Speciale) rappresentano un'altra opportunità, con una logica diversa rispetto agli incentivi diretto. Non si tratta di contributi a fondo perduto, ma di crediti d'imposta per gli investimenti produttivi realizzati nelle aree del Mezzogiorno. Il credito d'imposta è calcolato sulle spese sostenute per l'acquisto di beni strumentali nuovi, immobilizzazioni materiali e immateriali, spese per servizi di consulenza e formazione. L'agevolazione può arrivare fino al 45% delle spese ammissibili per le micro e piccole imprese, fino al 35% per le medie imprese. Il credito è utilizzabile in compensazione tramite modello F24.
A questi incentivi nazionali si aggiungono le misure regionali, che variano da regione a regione. La Puglia, ad esempio, ha bandi specifici per il sostegno alle startup innovative e alle imprese femminili. La Campania dispone di risorse per il sostegno all'imprenditoria giovanile. La Sicilia prevede incentivi per le nuove imprese nei settori del turismo e della cultura. La Calabria ha bandi per il sostegno all'imprenditoria locale. È importante consultare i siti delle regioni di interesse per verificare quali misure sono attive e quali sono le scadenze per la presentazione delle domande.
Chi può accedere: requisiti comuni
Capire se si possiedono i requisiti per accedere agli incentivi è il primo passo fondamentale. Ogni misura ha caratteristiche specifiche, ma esistono alcune condizioni comuni che vale la pena approfondire. Il rispetto di questi requisiti è essenziale: una domanda presentata da chi non possiede i requisiti viene esclusa, con la conseguente perdita di tempo e opportunità. È prima di tutto una questione di massimialità di aiuti: l'Unione Europea prevede limiti precisi alle agevolazioni che un'impresa può ricevere, per evitare distorsioni della concorrenza.
I requisiti anagrafici sono quelli che più spesso creano confusione. Il Resto al Sud 2.0 è riservato ai giovani tra i 18 anni compiuti e i 35 anni non compiuti alla data di presentazione della domanda. La condizione di under 35 è tassativa: non ci sono eccezioni o deroghe. Tuttavia, la platea è stata ampliata rispetto al passato: oltre agli inattivi, inoccupati e disoccupati, possono accedere anche i disoccupati iscritti al programma GOL e i working poor (lavoratori con imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni spettanti ai sensi dell'art. 13 TUIR - DPR 917/1986). Per Smart&Start Italia, invece, non ci sono limiti di età, ma è richiesto che l'impresa sia costituita da non più di 60 mesi e iscritta alla sezione speciale del Registro delle imprese come startup innovativa.
I requisiti professionali riguardano lo storico imprenditoriale del richiedente. Per accedere al Resto al Sud 2.0 non si devono aver avuto partite IVA attive negli ultimi 24 mesi (in alcuni casi 36) per attività nello stesso settore merceologico. Non si devono aver ricevuto, negli ultimi 3 anni, altre agevolazioni nazionali per l'autoimprenditorialità o per il sostegno alle attività imprenditoriali in forma di libera professione. Per Smart&Start Italia, il requisito fondamentale è l'iscrizione alla sezione speciale del Registro delle imprese come startup innovativa, che a sua volta richiede il rispetto di specifiche condizioni: almeno due terzi del fatturato da prodotti/servizi innovativi, oppure almeno il 30% del personale qualificato, oppure la titolare di un brevetto.
Requisiti anagrafici e territoriali
I requisiti anagrafici sono tra i più selettivi e riguardano principalmente l'età e la condizione occupazionale del richiedente. Per il Resto al Sud 2.0 è necessario avere un'età compresa tra i 18 anni compiuti e i 35 anni non compiuti. Il limite è rigoroso: chi compie 36 anni il giorno prima della presentazione della domanda non può accedervi. È una condizione tassativa che ha creato non pochi problemi ai potenziali beneficiari, come testimoniato dai numerosi commenti sui forum e sui siti informativi. Tuttavia, la platea è stata ampliata rispetto al passato, includendo non solo gli inattivi, inoccupati e disoccupati, ma anche i disoccupati iscritti al programma GOL (Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori) e i working poor.
Per quanto riguarda i working poor, si intendono i lavoratori il cui reddito da lavoro dipendente o autonomo corrisponde a un'imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni spettanti ai sensi dell'art. 13 del testo unico delle imposte sui redditi (DPR 917/1986). È una condizione che tiene conto di quella fascia di popolazione che, pur lavorando, si trova in condizioni di povertà relativa. L'inclusione di questa categoria nel Resto al Sud 2.0 rappresenta un importante riconoscimento del fenomeno dei "lavoratori poveri", particolarmente diffuso al Mezzogiorno dove il working poor rappresenta il 19,4% contro il 6,9% del Centro-Nord.
Il requisito territoriale è altrettanto importante. Il Resto al Sud 2.0 si applica nelle regioni del Mezzogiorno: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Inoltre, è esteso alle aree del Centro-Nord colpite dagli eventi sismici del 2016 e 2017 (cratere sismico). Per Smart&Start Italia, non ci sono limiti territoriali specifici, ma il contributo a fondo perduto del 30% spetta solo alle startup con sede nel Centro-Sud Italia.
Requisiti professionali e storico imprenditoriale
I requisiti professionali riguardano lo storico imprenditoriale del richiedente e sono finalizzati a evitare che le agevolazioni vengano concesse a chi ha già un'attività avviata nello stesso settore. Per il Resto al Sud 2.0 non si devono aver avuto partite IVA attive negli ultimi 24 o 36 mesi (a seconda delle disposizioni specifiche) per attività nello stesso settore merceologico. La verifica avviene attraverso l'analisi della Visura camerale storica del richiedente. L'obiettivo è evitare che le agevolazioni finanzino la semplice trasferibilità di un'attività già esistente, piuttosto che la creazione di nuove imprese.
Non si devono aver ricevuto, negli ultimi 3 anni, altre agevolazioni nazionali per l'autoimprenditorialità o per il sostegno alle attività imprenditoriali in forma di libera professione. Anche in questo caso, la verifica avviene attraverso la consultazione della Banca Dati delle Agevolazioni e dei registri dei beneficiari. È una condizione che rientra nella logica del regime de minimis, che disciplina le agevolazioni concesse dalle Amministrazioni Pubbliche.
Per Smart&Start Italia, il requisito professionale principale è l'iscrizione alla sezione speciale del Registro delle imprese come startup innovativa. L'iscrizione richiede il rispetto di almeno una delle seguenti condizioni: almeno due terzi del fatturato deriva dalla vendita di prodotti o servizi ad alto contenuto innovativo; oppure almeno il 15% dei costi totali è costituito da spese per personale altamente qualificato (laureati, dottori di ricerca, ecc.); oppure l'impresa è titolare o depositaria di almeno un brevetto registrato. Non è necessario che l'impresa sia già costituita: anche le persone fisiche che intendono costituire una startup innovativa possono presentare domanda, a condizione che la costituzione avvenga entro 60 giorni (o 120 se uno dei soci risiede all'estero) dalla comunicazione di esito positivo della valutazione.
Il regime de minimis e i massimali di aiuto
Il regime de minimis disciplina le agevolazioni concesse dalle Amministrazioni Pubbliche e prevede che un'unica impresa non possa ricevere aiuti pubblici superiori a 300.000 euro nell'arco di tre esercizi finanziari. Il massimale riguarda tutte le agevolazioni concesse in regime de minimis, indipendentemente dalla fonte (Stato, Regione, Unione Europea). La verifica della posizione de minimis è essenziale prima di presentare la domanda, perché chi ha già superato il massimale non può accedere a ulteriori agevolazioni in regime de minimis.
Per verificare la propria posizione de minimis è possibile consultare il Registro Nazionale degli Aiuti di Stato (RNA), gestito dal Dipartimento per le politiche di coesione della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il registro contiene tutte le agevolazioni concese in regime de minimis e permette di calcolare il totale degli aiuti ricevuti nel triennio mobile. Nel caso specifico del Resto al Sud 2.0, l'incentivo è disciplinato dal Regolamento UE 2023/2831 che fissa il massimale in 300.000 euro per impresa nell'arco di tre esercizi finanziari (triennio mobile).
È importante sottolineare che il regime de minimis riguarda solo le agevolazioni che rientrano in tale disciplina. Non tutti gli incentivi sono de minimis: alcuni, come Smart&Start Italia in alcune delle sue componenti, possono essere disciplinati da altri regolamenti europei che prevedono massimali diversi. In caso di dubbio, è consigliabile consultare un commercialista o un esperto in finanza agevolata per verificare la propria posizione e la compatibilità delle diverse agevolazioni.
Quanto puoi ottenere: importi e percentuali
Comprendere quanto si può ottenere è fondamentale per valutare la fattibilità del proprio progetto imprenditoriale. Ogni incentivo prevede importi massimi diversi e percentuali di finanziamento che variano in base alla tipologia di spesa e alle caratteristiche del richiedente. Una valutazione accurata di questi aspetti permette di evitare delusioni: non c'è nulla di peggio che scoprire, a domanda presentata, che l'incentivo copre solo una parte minima dell'investimento necessario.
Il Resto al Sud 2.0 prevede importi elevati ma ben definiti. Il voucher può arrivare a 50.000 euro a fondo perduto (100% delle spese ammissibili). Il contributo per progetti strutturati prevede un importo massimo di programma di spesa di 200.000 euro, con un fondo perduto del 75% fino a 120.000 euro di investimento e del 70% per la parte tra 120.000 e 200.000 euro. In pratica, il massimo fondo perduto ottenibile è di 150.000 euro (75% di 120.000) + 56.000 euro (70% degli ulteriori 80.000), per un totale di 206.000 euro che tuttavia non può superare l'importo massimo di 200.000 euro di programma di spesa.
Smart&Start Italia
prevede importi decisamente superiori, fino a 1,5 milioni di euro, ma con una struttura diversa. Il finanziamento è a tasso zero dell'80% delle spese ammissibili (90% in alcuni casi), quindi la quota a fondo perduto è limitata al 30% per le startup del Centro-Sud. Tuttavia, il tasso zero e la lunga durata del finanziamento (10 anni) lo rendono particolarmente interessante per progetti che richiedono investimenti significativi. Le spese ammissibili includono anche il personale dipendente, che nel Resto al Sud 2.0 è escluso.
| Incentivo | Importo massimo | % fondo perduto | Durata | Cofinanziamento |
|---|---|---|---|---|
| Resto al Sud 2.0 Voucher | 50.000 € | 100% | N/A | Nessuno |
| Resto al Sud 2.0 Contributo | 200.000 € | 70-75% | N/A | 25-30% |
| Smart&Start Italia | 1.500.000 € | 30% (solo Sud) | 10 anni | 10-20% |
| Cultura Cresce | 60.000 € | 80-90% | N/A | 10-20% |
Resto al Sud 2.0: voucher o contributo?
La scelta tra voucher e contributo dipende dalle caratteristiche del progetto imprenditoriale. Il voucher è più semplice, più veloce e copre al 100% le spese ammissibili fino a 40.000 euro (elevabile a 50.000 in caso di progetti innovativi, digitali o sostenibili). È adatto a progetti di dimensioni ridotte, che non richiedono investimenti significativi in ristrutturazioni o attrezzature pesanti. Il voucher è erogato in due tranche: un anticipo del 50% e il saldo a realizzazione delle spese. Le tempistiche sono piuttosto contenute: l'investimento deve essere realizzato entro 9 mesi (estendibili a 12) dall'ammissione.
Il contributo, invece, è più complesso ma permette di finanziare progetti più importanti. Copre il 75% delle spese fino a 120.000 euro di investimento e il 70% per la parte tra 120.000 e 200.000 euro. Il cofinanziamento a carico del richiedente può essere coperto con il finanziamento bancario garantito dal Fondo di Garanzia per le PMI. Le tempistiche sono più lunghe rispetto al voucher: l'investimento deve essere realizzato entro 16 mesi (estendibili a 20) dall'ammissione. Le spese ammissibili includono anche gli interventi edilizi (fino al 30% del programma di spesa), che non sono ammessi nel voucher.
È importante sottolineare che la scelta tra voucher e contributo è mutualmente esclusiva: non è possibile accedere a entrambe le forme di agevolazione per lo stesso progetto. Tuttavia, è possibile presentare più domande per progetti diversi, purché le spese non siano sovrapponibili e nel rispetto del regime de minimis.
Smart&Start Italia: come funziona il finanziamento
Smart&Start Italia ha una logica diversa rispetto al Resto al Sud 2.0. Non si tratta di un contributo a fondo perduto puro, ma di un finanziamento a tasso zero dell'80% delle spese ammissibili (90% in alcuni casi). La durata del finanziamento è di 10 anni, di cui i primi due di pre-ammortamento: in pratica, i primi due anni non si restituisce nulla, poi si restituisce l'importo residuo in 8 rate annuali. Non è richiesta alcuna garanzia, né interessi, rendendo questo strumento particolarmente vantaggioso.
Per le startup con sede nel Centro-Sud è previsto un contributo a fondo perduto aggiuntivo del 30% delle spese ammissibili. In pratica, se una startup con sede in Campania presenta un progetto di investimento di 100.000 euro, otterrà un finanziamento a tasso zero di 80.000 euro e un contributo a fondo perduto di 30.000 euro. Il totale delle agevolazioni può arrivare fino a 1,5 milioni di euro, rendendo Smart&Start Italia lo strumento più importante per le startup innovative ad alto contenuto tecnologico.
Le spese ammissibili includono: spese per il personale dipendente o collaboratori; quote di ammortamento per beni materiali e immateriali; canoni di locazione; utenze; spese di marketing; spese per i servizi di consulenza e formazione. È un elenco molto più ampio rispetto al Resto al Sud 2.0, che esclude il personale dipendente e pone limiti precisi ad alcune categorie di spesa. La valutazione è basata sul merito tecnico del progetto, non sull'ordine cronologico, e non ci sono scadenze fisse: lo sportello è sempre aperto e le domande vengono valutate man mano che arrivano.
Il sistema di premialità
Il Resto al Sud 2.0 introduce un importante sistema di premialità che può aumentare le possibilità di successo della domanda. Non si tratta di requisiti obbligatori, ma di elementi che, se presenti, conferiscono punteggi aggiuntivi in fase di valutazione. Le premialità riconosciute sono: partecipazione ai corsi di formazione dell'Ente Nazionale per il Microcredito; apertura di un conto vincolato; presenza di soci con esperienza nel settore.
La partecipazione ai corsi di formazione dell'Ente Nazionale per il Microcredito è una premialità importante. I corsi sono gratuiti e si svolgono online, coprendo tematiche come la gestione d'impresa, il marketing, la finanza agevolata. La partecipazione non è obbligatoria, ma conferisce un punteggio aggiuntivo che può fare la differenza in caso di domande simili. L'apertura di un conto vincolato presso una banca convenzionata è un'altra premialità: il conto serve a tracciare i flussi finanziari legati al progetto e a garantire la corretta gestione delle risorse pubbliche.
La presenza di soci con esperienza nel settore è la terza premialità. Se nel team è presente un socio che ha già maturato esperienze lavorative o imprenditoriali nel settore di riferimento, la domanda riceve un punteggio aggiuntivo. È una premialità che riconosce il valore dell'esperienza e della competenza specifica, elementi che aumentano le probabilità di successo del progetto imprenditoriale.
Cosa finanzia concretamente: esempi per settore
Comprendere cosa finanzia concretamente ogni incentivo è essenziale per strutturare correttamente il proprio piano di spesa. Ogni strumento ha un elenco preciso di spese ammissibili e non ammissibili, e inserire spese non ammissibili nella domanda può comportare l'esclusione o, peggio, la revoca del contributo dopo l'erogazione. Una corretta pianificazione delle spese è quindi fondamentale fin dalla fase di elaborazione del progetto imprenditoriale.
Per il Resto al Sud 2.0 sono ammissibili le spese strettamente connesse all'avvio e allo svolgimento dell'attività. Rientrano nell'elenco: macchinari, impianti e attrezzature nuovi di fabbrica; programmi informatici e servizi per le tecnologie dell'informazione e della comunicazione; spese per ristrutturazione e manutenzione straordinaria dei locali (fino al 30% del programma di spesa); capitale circolante (fino al 20%) per materie prime, materiali di consumo, semilavorati, prodotti finiti, utenze e canoni di locazione. Sono escluse l'acquisto di terreni e immobili, le consulenze per la predisposizione della domanda, quelle legali e fiscali, il personale dipendente, i beni usati e gli automezzi.
Per Smart&Start Italia le spese ammissibili sono più ampie. Rientrano nell'elenco: spese per il personale dipendente o collaboratori; quote di ammortamento per beni materiali e immateriali; canoni di locazione; utenze; spese di marketing; spese per i servizi di consulenza e formazione. La maggiore flessibilità deriva dal fatto che Smart&Start Italia è rivolto a startup innovative, che spesso hanno un modello di business basato più sui servizi e sul personale che su beni materiali.
Commercio e ristorazione: un esempio pratico
Immaginiamo il caso di Marco, un 30enne di Napoli che vuole aprire un bar nel centro storico della città. Marco ha elaborato un business plan che prevede un investimento iniziale di 80.000 euro per l'acquisto di arredi, attrezzature, sistemi di cassa, impianto audio e piccoli lavori di ristrutturazione del locale. Marco è disoccupato da più di 12 mesi e ha identificato nel Resto al Sud 2.0 lo strumento più adatto al suo progetto.
Per il bar di Marco, le spese ammissibili sarebbero: arredi e attrezzature (bancone, tavoli, sedie, scaffalature) per circa 30.000 euro; impianto audio e luci per 10.000 euro; sistemi di cassa e software gestionale per 5.000 euro; piccoli lavori di ristrutturazione (verniciatura, sostituzione sanitari, piccoli interventi elettrici) per 15.000 euro; capitale circolante iniziale per l'acquisto di materie prime (caffè, bevande, ingredienti) per 20.000 euro. Il totale è di 80.000 euro, perfettamente in linea con il massimale del voucher elevabile a 50.000 euro per progetti innovativi o sostenibili.
Marco sceglie il voucher perché il suo progetto non richiede investimenti significativi in ristrutturazioni e attrezzature pesanti. Presenta domanda online attraverso la piattaforma di Invitalia, allegando il business plan, i preventivi dettagliati per le spese previste e la documentazione che attesta il possesso dei requisiti. La valutazione avviene entro 90 giorni e, essendo il primo in ordine cronologico con un progetto coerente e ben strutturato, Marco ottiene il voucher di 50.000 euro, che gli permette di avviare l'attività con un cofinanziamento limitato a 30.000 euro, che copre con risparmie personali.
Artigianato digitale: stampanti 3D e laser cutter
Il caso di Giulia, una 28enne di Bari specializzata in design del prodotto, è diverso. Giulia vuole avviare un laboratorio di prototipazione rapida che offra servizi di stampa 3D, taglio laser e fresatura CNC alle imprese locali del settore manifatturiero. Il progetto prevede un investimento di 150.000 euro per l'acquisto di stampanti 3D industriali, laser cutter, macchine CNC, software CAD e workstation ad alte prestazioni.
Per il laboratorio di prototipazione di Giulia, le spese ammissibili sarebbero: stampanti 3D industriali per 60.000 euro; laser cutter per 30.000 euro; macchine CNC per 25.000 euro; software CAD e workstation per 20.000 euro; piccoli lavori di adeguamento dei locali per 15.000 euro. Il totale è di 150.000 euro, che supera il massimale del voucher ma rientra perfettamente nel contributo per progetti strutturati. Giulia presenta domanda per il contributo del 75% (perché fino a 120.000 euro) e ottiene un fondo perduto di 112.500 euro (75% di 150.000), con un cofinanziamento limitato a 37.500 euro.
Il caso di Giulia è interessante perché mostra come il Resto al Sud 2.0 possa supportare anche progetti ad alto contenuto tecnologico, non solo le attività tradizionali come bar, ristoranti o negozi. La condizione è che l'attività sia svolta nel Mezzogiorno e che il richiedente possieda i requisiti anagrafici e professionali previsti dal bando.
Servizi professionali: software gestionali e marketing
Un terzo esempio è quello di Luca, un 32enne di Palermo che vuole avviare un'agenzia di marketing digitale specializzata nel supporto alle imprese del settore turistico. Il progetto prevede un investimento limitato in termini di beni materiali, ma significativo per quanto riguarda software e servizi. Il piano di investimento prevede: workstation e attrezzature informatiche per 15.000 euro; software gestionali e CRM per 10.000 euro; licenze per strumenti di marketing automation per 8.000 euro; sito web e piattaforma e-commerce per 12.000 euro; spese per formazione e certificazioni per 5.000 euro. Il totale è di 50.000 euro, perfettamente in linea con il voucher base.
Per l'agenzia di marketing digitale di Luca, tutte le spese previste sono ammissibili perché rientrano nella categoria "programmi informatici e servizi per le tecnologie dell'informazione e della comunicazione". Luca presenta domanda per il voucher e ottiene un finanziamento a fondo perduto di 40.000 euro (80% delle spese ammissibili, considerando che il voucher base è di 40.000 euro). Il cofinanziamento è limitato a 10.000 euro, che Luca copre con risparmie personali.
Il caso di Luca è esemplare perché mostra come il Resto al Sud 2.0 possa supportare anche le libere professioni in forma societaria, non solo le attività commerciali o artigianali. La condizione è che l'attività sia svolta nel Mezzogiorno e che il richiedente possieda i requisiti previsti dal bando.
Come presentare domanda: step-by-step
Presentare correttamente la domanda è un passaggio critico. Anche un progetto eccellente può essere escluso per errori formali o per una documentazione incompleta. La procedura è interamente online e richiede l'utilizzo di SPID, CIE (Carta d'Identità Elettronica) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi) per l'accesso alla piattaforma di Invitalia. È fondamentale avere a disposizione tutti i documenti necessari prima di iniziare la compilazione, per evitare interruzioni e possibili errori.
Per il Resto al Sud 2.0 la procedura prevede diversi step. Il primo è la registrazione dell'iniziativa economica sulla piattaforma di Invitalia, che può essere effettuata anche prima dell'apertura dello sportello. Durante la registrazione è possibile indicare un eventuale delegato, che può compilare la domanda per conto del titolare. Tuttavia, l'invio della domanda deve essere effettuato obbligatoriamente dal titolare o dal legale rappresentante dell'impresa.
Una volta registrata l'iniziativa, si procede con la compilazione della domanda online. La piattaforma guida passo passo attraverso le diverse sezioni: dati del richiedente, descrizione dell'iniziativa economica, piano degli investimenti, preventivi di spesa. È fondamentale compilare ogni sezione con cura, fornendo informazioni complete e coerenti. Il business plan è il cuore della domanda: deve descrivere in dettaglio l'attività proposta, l'analisi di mercato, gli aspetti tecnico-produttivi ed organizzativi, gli aspetti economico-finanziari.
Documenti obbligatori e preventivi
La documentazione da allegare è numerosa e varia. Per il Resto al Sud 2.0 i documenti obbligatori includono: domanda firmata digitalmente dal titolare o legale rappresentante; descrizione dell'iniziativa economica (con moduli diversi per attività individuali e società); DSAN (Dichiarazione Sostitutiva dell'Atto di Notorietà) sul possesso dei requisiti; DSAN premialità (se applicabile) per dichiarare la presenza di soci con esperienza nel settore; visura camerale o certificato di iscrizione all'albo professionale; documenti di identità e codice fiscale; permesso di soggiorno (per cittadini extracomunitari); preventivi di spesa dettagliati per i beni e servizi che si intendono acquistare.
I preventivi sono un elemento critico. Devono essere dettagliati, recenti (non più di 6 mesi alla data della domanda) e intestati al richiedente. Devono contenere: descrizione precisa dei beni o servizi; costi unitari e totali; tempi di consegna o realizzazione; data del preventivo; firma del fornitore. Preventivi generici o incompleti possono essere motivo di esclusione o motivi ostativi. È fondamentale richiedere i preventivi con sufficiente anticipo per avere tutto pronto al momento della presentazione della domanda.
Un altro aspetto critico riguarda la coerenza tra descrizione dell'attività e spese previste. Se nel business plan si descrive un'attività di bar caffè, ma tra le spese compaiono costi per un camioncino frigo, la domanda verrà probabilmente esclusa per incoerenza. Ogni spesa deve essere giustificata in relazione all'attività descritta: un bar ha bisogno di macchina del caffè, banco, frigorifero, non di un mezzo per la distribuzione dei gelati.
Tempistiche di valutazione ed esito
Una volta presentata, la domanda viene valutata entro 90 giorni dalla data di presentazione. La valutazione avviene in base all'ordine cronologico di presentazione, fino a esaurimento delle risorse finanziarie disponibili. Non ci sono graduatorie, né valutazioni basate sul merito del progetto (a differenza di Smart&Start Italia). L'esito può essere: ammissione a finanziamento; non ammissione (per mancanza dei requisiti o incoerenza del progetto); richiesta di integrazioni (se la documentazione è incompleta o non chiara).
In caso di ammissione a finanziamento, il beneficiario riceve una comunicazione con i dettagli del contributo concedibile e le modalità per la sua erogazione. Per il voucher, l'erogazione avviene in due tranche: un anticipo (generalmente il 50%) e il saldo a realizzazione delle spese. Per il contributo, l'erogazione avviene tramite SAL (Stato Avanzamento Lavori): man mano che si realizzano gli investimenti, si presentano le fatture quietanzate e si richiede il rimborso della quota di spesa sostenuta.
In caso di non ammissione, la comunicazione contiene i motivi della decisione. Il beneficiario ha 10 giorni di tempo per presentare controdeduzioni, ossia osservazioni e documenti aggiuntivi per chiarire gli aspetti controversi. È una fase delicata: le controdeduzioni devono essere precise, documentate e focalizzate sui punti specifici segnalati nella comunicazione di non ammissione. In molti casi, una buona controdedizione può permettere di superare i motivi ostativi e ottenere il finanziamento.
Errori comuni da evitare
La differenza tra ottenere il finanziamento ed essere esclusi spesso dipende da dettagli che possono sembrare marginali, ma che in realtà sono cruciali. L'esperienza delle domande presentate nel 2025 per il Resto al Sud classico ha evidenziato una serie di errori ricorrenti che hanno portato all'esclusione di molti progetti. Conoscere questi errori è il primo passo per evitarli e massimizzare le possibilità di successo.
Uno degli errori più frequenti riguarda la gestione delle spese pre-domanda. Molte persone, nell'entusiasmo di avviare l'attività, iniziano a sostenere spese (acquistando attrezzature, pagando caparre, effettuando lavori di ristrutturazione) prima ancora di presentare la domanda. Queste spese non sono ammissibili e, se dichiarate, possono portare all'esclusione. È fondamentale non sostenere alcuna spesa connessa al progetto prima della presentazione della domanda, a parte le spese di preparazione della stessa (come l'acquisizione dei preventivi).
Un altro errore comune riguarda la documentazione incompleta o non conforme. Domande prive di documenti obbligatori (come la DSAN o i preventivi dettagliati) vengono escluse. Allo stesso modo, documenti scaduti, non firmati digitalmente o non intestati al richiedente possono essere motivo di esclusione. È fondamentale verificare con attenzione la documentazione prima dell'invio, assicurandosi che tutto sia completo, aggiornato e conforme alle richieste del bando.
Spese non ammissibili e incoerenze
Inserire spese non ammissibili nella domanda è un errore che può costare caro. Il bando fornisce un elenco dettagliato di ciò che non è finanziabile: acquisto di terreni e immobili; consulenze per la predisposizione della domanda; consulenze legali, fiscali e tributarie; materie prime e semilavorati; personale dipendente; utenze (luce, gas, acqua, telefono); locazioni e affitti; consulenze non tecnico-specialistiche; leasing; beni usati; automezzi (salvo eccezioni per veicoli strettamente funzionali al ciclo produttivo); contratti "chiavi in mano"; acquisti da soci, coniugi o parenti entro il terzo grado.
Inserire anche una sola di queste spese può comportare l'esclusione dell'intera domanda o, peggio, la revoca del contributo dopo l'erogazione. È fondamentale verificare attentamente ogni voce di spesa prima di inserirla nel piano degli investimenti. In caso di dubbi, è possibile consultare le FAQ sul sito di Invitalia o rivolgersi a un consulente specializzato in finanza agevolata.
Un altro errore comune riguarda le incoerenze tra descrizione dell'attività e spese previste. Se nel business plan si descrive un'attività di ristorazione, ma tra le spese compaiono costi per un camioncino frigo per la vendita di gelati, la domanda verrà probabilmente esclusa per incoerenza. Ogni spesa deve essere giustificata in relazione all'attività descritta: una pizzeria ha bisogno di forni, impastatrici, frigoriferi, non di attrezzature per una gelateria.
Il regime de minimis e le verifiche preventive
Superare il massimale de minimis è un errore che può essere evitato con una semplice verifica preventiva. Prima di presentare la domanda, è fondamentale consultare il Registro Nazionale degli Aiuti di Stato (RNA) per verificare la propria posizione. Se nel triennio mobile sono già stati percepiti aiuti de minimis per un importo vicino o superiore a 300.000 euro, è molto probabile che la domanda venga esclusa.
La verifica deve considerare non solo gli aiuti diretti, ma anche quelli indiretti: crediti d'imposta, agevolazioni fiscali, garanzie pubbliche su finanziamenti bancari, contributi a fondo perduto di qualsiasi origine (Stato, Regione, Unione Europea). Tutte queste agevolazioni concorrono al calcolo del massimale de minimis e devono essere dichiarate nella domanda. La falsa dichiarazione della posizione de minimis è considerata una violazione grave e può comportare non solo l'esclusione dalla misura, ma anche sanzioni amministrative e penali.
Come SRLOnline può aiutarti
Navigare tra le diverse opportunità di finanziamento può essere complesso, ma non devi farlo da solo. SRLOnline offre un servizio completo di supporto per la costituzione della SRL tramite notaio e l'accesso agli incentivi nazionali e regionali. Con un team di esperti in finanza agevolata e un approccio basato sulla trasparenza e sull'efficienza, SRLOnline ti accompagna in tutte le fasi: dalla verifica preliminare dei requisiti alla presentazione della domanda, fino alla gestione delle fasi successive di rendicontazione.
Il servizio di costituzione SRL è il primo passo per formalizzare la tua impresa. Una volta costituita la società, SRLOnline ti supporta nella preparazione del business plan professionale, documento fondamentale per accedere agli incentivi come Resto al Sud 2.0 e Smart&Start Italia. Il business plan viene elaborato sulla base delle caratteristiche specifiche del tuo progetto, con un'analisi di mercato dettagliata, proiezioni economico-finanziarie realiste e una chiara descrizione del modello di business.
Business plan professionale e consulenza personalizzata
Il business plan è il cuore della domanda di finanziamento. È il documento che dimostra la fattibilità tecnica, economica e finanziaria del progetto imprenditoriale. Un business plan ben strutturato aumenta significativamente le possibilità di successo della domanda, mentre un documento generico o poco credibile può portare all'esclusione. SRLOnline elabora business plan personalizzati sulla base delle caratteristiche specifiche di ogni progetto, con un'attenzione particolare alla coerenza tra descrizione dell'attività, piano degli investimenti e proiezioni finanziarie.
Oltre al business plan, SRLOnline offre un servizio di consulenza personalizzata per la scelta dello strumento più adatto alle tue esigenze. Non sempre il Resto al Sud 2.0 è la soluzione migliore: a seconda delle caratteristiche del progetto, dei requisiti del richiedente e dell'importo necessario, può essere più conveniente optare per Smart&Start Italia, per Cultura Cresce o per altri incentivi regionali. La consulenza preliminare permette di identificare lo strumento più adatto e di massimizzare le possibilità di successo della domanda.
Assistenza completa per la presentazione della domanda
La presentazione della domanda è una fase delicata che richiede attenzione ai dettagli e una conoscenza approfondita del bando. SRLOnline offre un servizio di assistenza completa per la compilazione della domanda sulla piattaforma di Invitalia, dalla registrazione dell'iniziativa economica all'invio finale. Il team di esperti verifica che tutta la documentazione sia completa, conforme e coerente, riducendo al minimo il rischio di esclusione per errori formali o per omissioni.
Anche dopo l'ammissione a finanziamento, SRLOnline continua a supportarti nella gestione delle fasi successive: consulenza contabilità, rendicontazione delle spese, richiesta dei SAL (Stato Avanzamento Lavori), comunicazione delle variazioni alla compagine sociale, adempimenti obbligatori. Il supporto continuo riduce il rischio di revoca del contributo per errori nella gestione delle spese o nel mancato rispetto degli obblighi contrattuali.
La trasparenza è un valore fondamentale di SRLOnline: non ci sono costi nascosti o sorprese. Il preventivo per il servizio di assistenza alla domanda viene elaborato sulla base delle caratteristiche specifiche del progetto e comunicato chiaramente prima dell'avvio dei lavori. Il team di esperti è sempre disponibile per rispondere a domande e dubbi, fornendo chiarimenti su ogni aspetto della procedura.
Domande frequenti
Serve avere già la costituita la SRL per presentare domanda?
Non è necessario avere già la SRL costituita al momento della presentazione della domanda. Sia per il Resto al Sud 2.0 che per Smart&Start Italia, è possibile presentare domanda come persona fisica, con l'impegno di costituire la società entro 60 giorni dalla comunicazione di esito positivo (120 giorni se uno dei soci risiede all'estero). Tuttavia, costituire la SRL prima di presentare domanda può offrire alcuni vantaggi: permette di avere già una struttura organizzativa definita, semplifica la gestione delle fasi successive e può facilitare l'accesso ad alcune agevolazioni.
Qual è la differenza tra Resto al Sud 2.0 e il vecchio Resto al Sud?
Le principali differenze riguardano la platea dei beneficiari, le agevolazioni e le modalità di accesso. Il Resto al Sud 2.0 si rivolge agli under 35, ai disoccupati GOL e ai working poor, mentre il vecchio Resto al Sud era riservato agli under 46. Le agevolazioni del Resto al Sud 2.0 sono più elevate: fino al 75% di fondo perduto contro il 50% della versione precedente. Inoltre, il Resto al Sud 2.0 prevede un voucher a fondo perduto fino a 50.000 euro, una semplificazione della procedura e un sistema di premialità basato sulla formazione e sul conto vincolato.
È possibile cumulare Resto al Sud 2.0 con altri incentivi?
La cumulabilità dipende dalla tipologia di incentivo e dalle spese finanziate. È possibile cumulare il Resto al Sud 2.0 con altre agevolazioni nazionali o regionali compatibili con il regime de minimis, ma non per le stesse spese ammissibili. In pratica, se una spesa è già coperta da un altro contributo, non può essere finanziata anche con Resto al Sud 2.0. È fondamentale verificare preventivamente la compatibilità delle diverse agevolazioni, per evitare problemi in fase di rendicontazione e possibili cause di revoca.




