Presentare una domanda Resto al Sud è un'opportunità unica per ottenere fino a 200.000 euro di finanziamenti a fondo perduto, ma è anche un percorso ricco di insidie. Dati Invitalia mostrano che circa il 35% delle domande viene respinto per errori evitabili: documentazione incompleta, requisiti non rispettati, business plan poco credibili. Il problema non è la mancanza di merito del progetto, ma il modo in cui la domanda viene presentata. Un solo documento mancante o una dichiarazione errata possono trasformare un progetto valido in una domanda bocciata, con la conseguente perdita di tempo e l'impossibilità di ripresentare la domanda per lo stesso progetto.
La buona notizia è che questi errori sono prevedibili e, soprattutto, evitabili. Analizzando le migliaia di domande valutate da Invitalia negli ultimi anni, emergono pattern ricorrenti: gli stessi errori che si ripetono, le stesse omissioni che portano al rigetto. Comprendere questi errori comuni è il primo passo per preparare una domanda solida, che massimizzi le probabilità di successo. In questa guida analizziamo gli errori più frequenti, spiegando come riconoscerli e, soprattutto, come prevenirli.
In breve
- verificare i requisiti di accesso prima di avviare la procedura online;
- preparare una documentazione completa e coerente con il progetto presentato;
- rispettare le tempistiche di rendicontazione e rispondere tempestivamente ai motivi ostativi.
I dati sull'esito delle domande: cosa ci dicono i numeri
Invitalia pubblica periodicamente i dati sull'esito delle domande Resto al Sud, e i numeri parlano chiaro. Dal 2018 al 2025 sono state presentate oltre 70.000 domande, delle quali circa il 65% sono state ammesse alle agevolazioni. Il restante 35% è stato respinto: una quota significativa che rappresenta migliaia di progetti potenzialmente validi, ma bocciati per errori formali o sostanziali. Analizzando nel dettaglio le motivazioni dei rigetti, emerge che circa il 60% delle domande respinte lo è per carenze nella documentazione, il 25% per requisiti non posseduti, il 10% per progetti ritenuti non credibili o non coerenti, il 5% per altre motivazioni.
Questi dati ci dicono qualcosa di importante: la maggior parte dei rigetti potrebbe essere evitata con una preparazione più accurata. Non stiamo parlando di progetti senza merito, ma di domande mal preparate. Il motivo principale di rigetto è la documentazione incompleta: preventivi mancanti, visure camerali non aggiornate, dichiarazioni non firmate. Seguono i requisiti non rispettati: età superiore ai limiti, partita IVA già attiva, altre agevolazioni percepite negli ultimi tre anni. Infine, i progetti poco credibili: business plan copiati da template, numeri irrealistici, spese incoerenti con l'attività descritta.
Fase 1: Verifica preliminare dei requisiti anagrafici e professionali
La prima fase della preparazione della domanda è anche la più critica: verificare di possedere tutti i requisiti necessari prima di avviare la procedura online. Molti imprenditori sottovalutano questa fase e si lanciano nella compilazione della domanda senza aver confermato di essere ammissibili, scoprendo troppo tardi di aver speso tempo e risorse su un progetto destinato all'esclusione.
Requisiti anagrafici: età, categorie eccezionali e composizione societaria
Il requisito anagrafico più noto è quello dell'età: Resto al Sud 2.0 riserva l'agevolazione agli under 35, ovvero a chi non ha compiuto 36 anni alla data di presentazione della domanda. La data di computo dell'età è cruciale: non è la data di costituzione della società, né la data di avvio dell'attività, ma la data di presentazione della domanda online attraverso lo sportello Invitalia. Chi compie 36 anni il giorno dopo la presentazione è in regola, chi compie 36 anni il giorno prima no.
Resto al Sud 2.0 è riservato esclusivamente agli under 35, senza eccezioni. L'età è un requisito tassativo: chi ha già compiuto 35 anni alla data di presentazione della domanda non può accedere, indipendentemente dalla propria condizione occupazionale.
Un terzo punto critico riguarda i soci di società già costituite. In caso di società già costituita, tutti i soci devono possedere i requisiti anagrafici. Se anche un solo socio ha più di 36 anni e non rientra nelle categorie eccezionali, l'intera società è esclusa. Questo è particolarmente insidioso per chi costituisce la società prima di presentare la domanda, magari includendo un socio finanziatore over 35 che intende avere una quota di minoranza. La soluzione è costituire la società solo dopo l'ammissione all'agevolazione, oppure limitare la compagine societaria ai soli soggetti che possiedono i requisiti.
Requisiti di non possesso di partita IVA e regime de minimis
Resto al Sud 2.0 è un incentivo per la creazione di nuove imprese, non per l'ampliamento di attività esistenti. Per questo motivo, uno dei requisiti fondamentali è che i richiedenti non possedano partita IVA per la stessa attività nei 6 mesi precedenti la presentazione della domanda. La distinzione tra "stessa attività" e "attività diversa" è meno netta di quanto sembri: ogni attività è classificata con un codice ATECO, e Invitalia verifica se il richiedente possiede partite IVA con codici ATECO affini o simili.
L'errore più comune è aprire una partita IVA generica "in attesa" della domanda, magari per prenotare la denominazione o per avviare qualche pratica. Anche una partita IVA inattiva, se aperta nei 12 mesi precedenti con un codice ATECO affine, può comportare l'esclusione. In caso di società già costituita, inoltre, la società non deve aver svolto attività economica nei 12 mesi precedenti: nessuna fattura emessa, nessun corrispettivo, nessun movimento contabile rilevante. A volte gli imprenditori costituiscono la società "in anticipo" per prenotare la denominazione o aprire un conto bancario, magari emettendo qualche fattura di prova: queste fatture, anche se di importo ridotto, possono comportare l'esclusione.
Altro requisito critico riguarda il regime de minimis, un quadro normativo europeo che limita gli aiuti di Stato che le imprese possono ricevere. Ogni impresa non può ricevere più di 300.000 euro di aiuti de minimis nel periodo di tre esercizi finanziari. Questo limite riguarda tutte le agevolazioni pubbliche che rientrano nel regime de minimis: contributi a fondo perduto, agevolazioni fiscali, finanziamenti agevolati, garanzie su prestiti. L'errore più comune è non verificare la propria posizione de minimis prima di presentare domanda.
Per verificare la propria posizione, esiste il Registro Nazionale degli Aiuti di Stato (RNA), un database gestito dal Ministero delle Imprese che registra tutti gli aiuti de minimis erogati alle imprese. Prima di presentare domanda a Resto al Sud, è fondamentale consultare il RNA attraverso il portale www.impresa.gov.it, inserendo il proprio codice fiscale o quello della società. Il sistema restituisce l'elenco degli aiuti de minimis percepiti negli ultimi tre anni, con il relativo importo.
Un aspetto spesso sottovalutato riguarda le agevolazioni automatizzate, come i crediti d'imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno o le agevolazioni per l'assunzione di disoccupati. Queste agevolazioni, anche se non percepite come bonifico diretto, sono comunque aiuti de minimis e devono essere conteggiati. L'errore più frequente è considerare solo i contributi a fondo perduto "espliciti", dimenticando tutte le agevolazioni fiscali.
I requisiti fondamentali da verificare prima di presentare domanda sono
- età di tutti i soci (nessun over 36 fuori dalle categorie eccezionali);
- nessuna partita IVA per la stessa attività nei 6 mesi precedenti;
- posizione de minimis sotto i 300.000 euro (verificata sul RNA);
- nessuna altra agevolazione percepita negli ultimi 3 anni per la stessa attività.
Fase 2: Preparazione della documentazione e del business plan
La seconda fase riguarda la raccolta e la preparazione della documentazione necessaria per la domanda. La documentazione è il cuore della domanda Resto al Sud, e la causa più frequente di rigetto. Invitalia richiede un set di documenti obbligatori, e la mancanza anche di un solo documento comporta l'esclusione.
Documentazione obbligitoria: elenco completo e verifica conformità
I documenti fondamentali richiesti da Invitalia sono: carta d'identità e codice fiscale di tutti i soci e eventuali legali rappresentanti; visura camerale (se la società è già costituita); atto costitutivo e statuto (se già costituiti); curriculum vitae dei soci e degli amministratori; business plan completo con preventivi delle spese; preventivi dettagliati di fornitori e prestatori di servizi; dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà.
L'errore più comune è non leggere attentamente la check-list dei documenti e presentare domanda senza averli tutti pronti. Lo sportello online Invitalia è strutturato a step: il primo step consiste nell'upload della documentazione, e il sistema non permette di procedere senza caricare tutti i documenti obbligatori. Tuttavia, il sistema effettua solo un controllo formale: verifica che il file sia presente, non che il contenuto sia corretto. È quindi possibile caricare una visura camerale scaduta, o un preventivo incompleto, o un business plan senza i tabelli finanziari, e il sistema accetterà comunque la domanda. La valutazione di merito, invece, scarterà la domanda per documentazione incompleta o non conforme.
Un secondo aspetto critico riguarda la firma digitale. Molti documenti devono essere firmati digitalmente dai richiedenti: la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, il business plan in alcuni casi, i preventivi se richiesti dal fornitore. L'errore più frequente è caricare documenti firmati solo con firma grafica (scansionati), senza firma digitale. Altri documenti, come le visure camerali, devono essere estratti direttamente dal Registro Imprese con il codice identificativo, non essere semplici fotocopie. La regola generale è: se il documento richiede una forma di validazione specifica (firma digitale, timbro, codice identificativo), assicurarsi di rispettarla.
Tutte le spese previste nel business plan devono essere supportate da preventivi dettagliati dei fornitori. Un preventivo generico "arredamento bar: 30.000 euro" non è sufficiente: serve un preventivo specifico che elenchi ogni singola voce (bancone, tavoli, sedie, macchina caffè, ecc.) con i relativi costi unitari e totali. Il preventivo deve essere intestato al richiedente (o alla società, se già costituita), deve essere recente (generalmente non più vecchio di 6 mesi alla data della domanda), deve descrivere dettagliatamente i beni o i servizi, deve riportare la data e la firma del fornitore.
Un aspetto spesso trascurato riguarda i preventivi per i servizi immateriali: creazione del sito web, campagne di marketing, consulenze. Anche questi devono essere dettagliati: un preventivo "marketing: 10.000 euro" non è sufficiente, serve un preventivo che specifichi quali attività saranno svolte (social media marketing, advertising online, SEO, ecc.) e con quale tempistica. Per i servizi, inoltre, è spesso richiesta una descrizione del fornitore: chi è, quali competenze ha, perché è stato scelto. Questo è particolarmente importante per le spese più elevate: un preventivo di 20.000 euro per una consulenza generica solleverà dubbi, un preventivo di 20.000 euro per una campagna di marketing specificata mese per mese sarà più credibile.
Business plan professionale: caratteristiche e errori da evitare
Il business plan è il documento più importante della domanda Resto al Sud: è qui che Invitalia valuta la fattibilità del progetto, la sostenibilità economica, le competenze del team. Un business plan generico, copiato da template trovati online, con numeri irrealistici o privo di analisi di mercato, ha pochissime possibilità di essere approvato. Il problema non è la mancanza di merito dell'idea imprenditoriale, ma l'incapacità di comunicarla in modo professionale e credibile.
Un business plan efficace deve contenere alcuni elementi fondamentali. La descrizione del progetto deve essere specifica: cosa si fa, come si fa, per chi si fa, perché i clienti dovrebbero scegliere te. L'analisi di mercato deve quantificare il potenziale: quanto è grande il mercato target, quali sono i competitor, quale quota di mercato si realisticamente può acquisire. Il piano economico-finanziario deve essere coerente: i ricavi previsti devono essere giustificati dall'analisi di mercato, i costi devono essere realistici, il punto di break-even deve essere raggiungibile in un orizzonte temporale ragionevole (generalmente 24-36 mesi).
L'errore più comune è copiare template generici, adattando solo i numeri. I valutatori di Invitalia leggono migliaia di business plan all'anno e riconoscono immediatamente i documenti "standard". Un altro errore frequente è inserire numeri irrealistici per rendere il progetto più attraente: ricavi esagerati, costi sottostimati, margini superiori alla media di settore. Questi numeri non convincono, ma al contrario insospettiscono: un progetto troppo bello per essere vero probabilmente non è vero. La regola d'oro è la credibilità: meglio un progetto con numeri più modesti ma realistici e giustificati, che un progetto con numeri stratosferici ma privi di fondamento.
| CARATTERISTICA | BUSINESS PLAN BOCCIATO | BUSINESS PLAN APPROVATO |
|---|---|---|
| Descrizione progetto | Generica, copiata da template | Specifica, personalizzata |
| Analisi di mercato | Assente o generica | Con dati specifici del territorio |
| Ricavi previsti | Irrealistici, non giustificati | Giustificati da analisi mercato |
| Costi previsti | Sottostimati | Realistici, basati su preventivi |
| Team | Competenze non specificate | Ruoli e competenze definite |
| Coerenza | Spese incoerenti con attività | Tutto coerente e giustificato |
Coerenza tra descrizione attività e spese previste
Una delle cause di rigetto più frequenti è l'incoerenza tra l'attività descritta nel business plan e le spese previste. Invitalia valuta la coerenza complessiva della domanda: se il progetto prevede l'apertura di un bar caffetteria in un centro storico, ma tra le spese compare l'acquisto di un camioncino frigo per 15.000 euro, sorge un legittimo dubbio. Cosa ci fa un camioncino frigo in un bar fisso? Forse l'intenzione è anche fare servizio catering, ma questo non è specificato nella descrizione dell'attività. Questa incoerenza può portare al rigetto, o almeno a un motivo ostativo che richiede chiarimenti.
L'errore più comune è inserire spese "superflue" senza giustificarle nel business plan. Un classico esempio è l'acquisto di autovetture: Resto al Sud finanzia l'acquisto di mezzi mobili solo se strettamente necessari all'attività. Un'auto di rappresentanza o un SUV di lusso saranno sicuramente contestati. Un furgone per le consegne di un e-commerce, se giustificato nel business plan, può essere ammesso. Un altro esempio è l'acquisto di arredamento di design o attrezzature super dimensionate rispetto alle dimensioni del locale o al volume d'affari previsto.
Per evitare questo errore, ogni singola spesa deve essere giustificata nel business plan. Non basta elencare le spese nel prospetto finanziario: occorre spiegare perché ogni bene è necessario, come verrà utilizzato, come contribuisce al fatturato previsto. Se si prevede l'acquisto di un macchinario costoso, occorre spiegare quale vantaggio competitivo offre, come aumenta la produttività, quali costi permette di risparmiare. Se si prevede una spesa per marketing, occorre specificare quali canali si useranno, quale pubblico si targettizza, quale ritorno sull'investimento si aspetta. La coerenza è la chiave.
La documentazione completa da preparare include
- carta d'identità e codice fiscale di tutti i soci e amministratori (in corso di validità);
- visura camerale (se già costituiti, non più vecchia di 3 mesi);
- atto costitutivo e statuto (se già costituiti);
- curriculum vitae di soci e amministratori;
- business plan completo con tutti i prospetti;
- preventivi dettagliati di tutti i fornitori (intestati, firmati, dettagliati);
- dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà firmata digitalmente.
Fase 3: Tempistiche e spese ammissibili
La terza fase riguarda la gestione delle tempistiche e la comprensione di quali spese sono ammissibili e quali no. Una delle regole più importanti di Resto al Sud è che le spese ammissibili sono quelle sostenute dopo la presentazione della domanda. Qualsiasi spesa effettuata prima non è finanziabile, e questa regola è fonte di numerosi errori.
Spese pre-domanda: il divieto assoluto e le rare eccezioni
Il divieto di spese pre-domanda è assoluto: non anticipare l'investimento, non firmare contratti, non versare acconti, non acquistare beni prima di avere presentato la domanda. L'errore più comune è anticipare le spese per "andare più veloce", magari perché il locale è già disponibile e si vuole iniziare a ristrutturare, o perché si trova un'offerta vantaggiosa su un macchinario e non si vuole perdere.
Il problema delle spese pre-domanda è che non sono mai ammesse, nemmeno a posteriori. Anche se la domanda viene approvata, Invitalia non finanzierà le spese sostenute prima della presentazione. Questo significa che se hai già speso 20.000 euro per ristrutturare il locale prima della domanda, questi 20.000 euro resteranno a tuo carico. Al limite, potresti riuscire a giustificarli come quota di proprio investimento, ma non saranno mai rimborsati come spesa ammissibile. La regola è ferrea: nessuna spesa prima della domanda.
Un caso particolare riguarda le fatture di acconto. Spesso i fornitori richiedono un acconto alla prenotazione, soprattutto per beni su misura o importi elevati. Se versi un acconto prima della domanda, questa spesa non è ammissibile. La soluzione è concordare con il fornitore un ordine vincolante con versamento dell'acconto solo dopo l'ammissione a Resto al Sud. La maggior parte dei fornitori, conoscendo Resto al Sud, è disposta a questa modalità, perché l'agevolazione garantisce la liquidità necessaria per saldare l'intero importo.
L'eccezione parziale riguarda le spese per la costituzione della società: le spese notarili per la costituzione sono ammesse anche se sostenute prima della domanda, a condizione che la società sia costituita dopo la presentazione della domanda stessa. Questo significa che puoi anticipare l'atto costitutivo, ma non puoi averlo già fatto prima della domanda.
Struttura societaria e tempistiche di realizzazione
Resto al Sud 2.0 ammette diverse forme societarie: società di capitali (Srl, Sapa, Spa), società cooperative, società di persone (Snc, Sas), ditte individuali, liberi professionisti. Tuttavia, non tutte le strutture sono adatte a tutti i progetti, e una struttura societaria mal concepita può portare al rigetto o complicare notevolmente l'accesso alle agevolazioni.
Per le attività imprenditoriali "classiche" (commercio, ristorazione, artigianato), la Srl è generalmente la forma più adatta. Offre la responsabilità limitata, che protegge il patrimonio personale dei soci in caso di difficoltà, e una struttura flessibile che permette di ammettere nuovi soci in futuro. Per le attività professionali (commercialisti, avvocati, architetti), è possibile accedere come libero professionista senza costituire una società, oppure costituire uno studio associato. Per le attività artigianali, è possibile accedere come ditta individuale, ma questo espone il patrimonio personale ai rischi d'impresa.
Un errore frequente riguarda i soci di capitali non operativi. Resto al Sud richiede che almeno il 51% delle quote sia posseduto da soci che possiedono i requisiti anagrafici (under 35 o disoccupati/working poor). Se vuoi ammettere un socio finanziatore che non possiede i requisiti, questo può avere massimo il 49% delle quote. Un errore comune è inserire un socio finanziatore over 35 con quota superiore al 49%, pensando che non sia un problema: invece, questa configurazione comporta l'esclusione.
Un altro aspetto critico riguarda le società già costituite. Se la società è già costituita, non deve superare i limiti dimensionali previsti per le micro e piccole imprese: meno di 50 dipendenti, fatturato annuo o totale di bilancio non superiore a 10 milioni di euro. Inoltre, la società non deve essere stata costituita da più di 36 mesi alla data di presentazione della domanda. Se hai costituito una Srl nel 2020 e nel 2026 vuoi accedere a Resto al Sud, non puoi perché la società è troppo "vecchia". La soluzione è costituire una newco ad hoc.
Le regole fondamentali sulle tempistiche da ricordare sono
- nessuna spesa ammessa prima della presentazione della domanda;
- 24 mesi per realizzare l'investimento e rendicontare le spese;
- 60 giorni per costituire la società dopo l'ammissione (120 se un socio risiede all'estero);
- 10 giorni di tempo per rispondere ai motivi ostativi (termine perentorio).
Fase 4: Gestione dopo la presentazione e risposta ai motivi ostativi
La quarta e ultima fase riguarda la gestione della domanda dopo la presentazione. Dopo aver inviato la domanda, il lavoro non è finito: Invitalia effettua una valutazione formale e sostanziale, e in caso di criticità invia una comunicazione di motivi ostativi. La gestione di questa fase è cruciale per il successo della domanda.
Motivi ostativi: come riconoscerli e rispondere correttamente
Dopo la presentazione della domanda, Invitalia effettua una valutazione formale e sostanziale. Se emergono criticità, Invitalia invia una comunicazione di motivi ostativi: un documento che spiega perché la domanda potrebbe essere respinta e dà 10 giorni di tempo per rispondere con chiarimenti o documentazioni aggiuntive. Questo è un momento cruciale: la risposta ai motivi ostativi può fare la differenza tra l'approvazione e il rigetto. Tuttavia, molti richiedenti sottovalutano questa comunicazione, rispondono in modo incompleto o non rispondono affatto, perdendo l'ultima possibilità di salvare la domanda.
L'errore più comune è rispondere parzialmente ai motivi ostativi. Invitalia solleva, ad esempio, tre criticità: un preventivo incompleto, una incoerenza tra attività e spese, un requisito anagrafico da chiarire. Il richiedente risponde solo al primo punto, dimenticando gli altri due. Il risultato è che la domanda viene comunque respinta per i punti non chiariti. La regola d'oro è rispondere a tutti i punti sollevati, uno per uno, fornendo tutti i chiarimenti e le documentazioni richieste.
Un secondo errore frequente è rispondere in modo generico. Se Invitalia chiede chiarimenti sulla coerenza tra l'attività descritta e le spese previste, una risposta vaga come "le spese sono tutte necessarie per l'attività" non è sufficiente. Serve una risposta specifica: "Il camioncino frigo serve per il servizio catering agli eventi, come descritto alla pagina X del business plan, e permette di generare ricavi aggiuntivi per Y euro all'anno". Ogni dubbio sollevato da Invitalia deve essere dissipato con una risposta circostanziata e documentata.
Un terzo aspetto critico riguarda le tempistiche. Hai solo 10 giorni di tempo per rispondere, e questo termine è perentorio. Se rispondi l'11° giorno, la tua risposta non sarà presa in considerazione e la domanda sarà respinta. I 10 giorni sono calendario, non lavorativi: contano anche i weekend e i festivi. È quindi fondamentale monitorare costantemente l'area riservata Invitalia e l'email associata alla domanda, per non perdere la comunicazione dei motivi ostativi. Se ricevi questa comunicazione, la prima cosa da fare è segnare la scadenza e pianificare immediatamente la risposta.
Consulenza professionale vs fai-da-te: quando ha senso rivolgersi a un esperto
Preparare una domanda Resto al Sud in modo autonomo è possibile, e molti ci riescono con successo. Tuttavia, ci sono casi in cui ha senso rivolgersi a un consulente esperto. La regola generale è: più il progetto è complesso, più è alta la somma richiesta, più è articolata la compagine sociale, più consigliabile è il supporto professionale. Un consulente non garantisce l'approvazione, ma massimizza le probabilità di successo riducendo al minimo gli errori evitabili.
Un consulente è particolarmente utile nelle seguenti situazioni: progetti complessi con più voci di spesa e articolati (es. un B&B con ristrutturazione immobile, arredamento, servizi digitali); compagine sociale articolata con più soci, alcuni dei quali finanziatori senza requisiti; progetti a elevato contenuto tecnologico, dove il business plan richiede una descrizione tecnica dettagliata; prevenzione motivi ostativi, anticipando le possibili obiezioni di Invitalia e preparando già i chiarimenti.
Il costo di un consulente varia in base alla complessità del progetto e al livello di servizio richiesto. Una consulenza base, che include la revisione del business plan e della documentazione prima dell'invio, costa generalmente tra 1.000 e 2.000 euro + IVA. Una consulenza completa "chiavi in mano", che include la stesura del business plan, la predisposizione di tutta la documentazione, l'invio della domanda e il supporto durante la valutazione, costa tra 3.000 e 5.000 euro + IVA. Questi costi possono sembrare elevati, ma vanno rapportati al valore dell'agevolazione: su un progetto da 150.000 euro di spese ammissibili, con 100.000 euro di fondo perduto, spendere 3.000 euro di consulenza per massimizzare le probabilità di successo è un investimento razionale.
D'altra parte, per progetti semplici con importi contenuti (es. 50.000 euro di spese totali) e un singolo socio under 35, il fai-da-te è perfettamente possibile. In questo caso, basta seguire attentamente le guide Invitalia, predisporre la documentazione richiesta, utilizzare il modello di business plan disponibile sul sito Invitalia, e inviare la domanda con calma, verificando ogni punto. La chiave è la precisione, non la complessità: una domanda semplice ma perfettamente compilata ha più probabilità di successo di una domanda complessa ma frettolosa.
Checklist pre-invio: come evitare tutti gli errori
Per evitare gli errori analizzati, è utile predisporre una checklist pre-invio della domanda. Questa checklist deve essere percorsa passo dopo passo, verificando ogni punto prima di procedere con l'upload della documentazione sullo sportello Invitalia. Una checklist efficace contiene tre sezioni: requisiti, documenti, coerenza.
Nella sezione requisiti, verificare: età di tutti i soci (nessun over 36 fuori dalle categorie eccezionali); nessuna partita IVA per la stessa attività nei 6 mesi precedenti; posizione de minimis sotto i 300.000 euro (verificata sul RNA); nessuna altra agevolazione percepita negli ultimi 3 anni per la stessa attività; forma societaria adeguata al tipo di progetto.
Nella sezione coerenza, verificare: descrizione attività coerente con le spese previste; ogni spesa giustificata nel business plan; numeri del business plan realistici e giustificati (ricavi, costi, marginalità); preventivi specifici (non sommari) e recenti (non più vecchi di 6 mesi); nessuna spesa anticipata prima della domanda; struttura societaria adeguata (percentuali di possesso, tipo di società).
Seguire questa checklist non garantisce l'approvazione, che dipende dalla qualità del progetto e dalla disponibilità dei fondi, ma riduce drasticamente il rischio di rigetto per errori formali o sostanziali evitabili. Il rigetto per documentazione incompleta o requisiti non posseduti è doloroso perché riguarda progetti potenzialmente validi: con una preparazione più accurata, avrebbero potuto essere approvati.
I controlli finali da effettuare prima dell'invio sono
- descrizione attività coerente con le spese previste;
- ogni spesa giustificata nel business plan;
- numeri del business plan realistici e giustificati;
- preventivi specifici e recenti (non più vecchi di 6 mesi);
- nessuna spesa anticipata prima della domanda;
- struttura societaria adeguata.
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Se non hai ancora una società, ti accompagniamo nella costituzione della Srl più adatta al tuo progetto. Scegliamo insieme la forma societaria ottimale (Srl ordinaria, Srl semplificata, Srl a capitale ridotto), strutturiamo la compagine sociale nel rispetto delle percentuali previste (almeno 51% in mano a soci con requisiti), predisponiamo statuto e atto costitutivo con clausole specifiche per Resto al Sud. La costituzione online su SRLOnline include l'assistenza dei nostri esperti per guidarti nella scelta della forma societaria più adatta e nella predisposizione di tutti gli atti necessari.
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Infine, offriamo il supporto durante la valutazione. Se Invitalia solleva motivi ostativi, ti assistiamo nella preparazione delle controdeduzioni, integrando la documentazione e fornendo tutti i chiarimenti richiesti entro i 10 giorni previsti. Se la domanda è approvata, ti supportiamo nella fase di rendicontazione: predisposizione dei SAL (Stato Avanzamento Lavori), raccolta delle fatture, upload della documentazione sul portale Invitalia. L'obiettivo è accompagnarti fino all'erogazione finale delle agevolazioni.
Domande frequenti
Se ho già partita IVA per un'attività diversa, posso accedere a Resto al Sud?
Sì, puoi accedere a Resto al Sud anche se possiedi già una partita IVA, a condizione che sia per un'attività diversa da quella che intendi finanziare. La normativa prevede che il richiedente non abbia svolto attività d'impresa in forma autonoma o societaria, nei 6 mesi precedenti la presentazione della domanda, con riferimento al medesimo settore economico in cui intende operare. Questo significa che se sei un commercialista con partita IVA, non puoi aprire uno studio di commercialista con Resto al Sud, ma puoi aprire un bar, un negozio, un'attività artigianale. La verifica viene fatta sui codici ATECO: se la tua attuale partita IVA ha codici ATECO molto simili a quelli del progetto Resto al Sud, potresti avere problemi. In caso di dubbio, conviene chiedere un parere preliminare a Invitalia o a un consulente esperto.
Cosa succede se la domanda viene bocciata? Posso ripresentarla?
Se la domanda viene bocciata, dipende dalla motivazione del rigetto. Se il rigetto è per mancanza di requisiti (es. età superiore ai limiti, partita IVA pregressa nella stessa attività, superamento limite de minimis), non è possibile ripresentare la domanda per lo stesso progetto perché i requisiti mancano oggettivamente. Se il rigetto è per documentazione incompleta o errori formali, è possibile ripresentare la domanda correggendo gli errori, ma il progetto deve essere sostanzialmente lo stesso: non puoi cambiare tipo di attività, importi, spese. Infine, se il rigetto è per motivi ostativi e non hai risposto entro i 10 giorni, o hai risposto in modo insufficiente, la domanda è archiviata e non è possibile ripresentarla. L'unica opzione è costituire una newco con soci diversi (o quote diverse) e presentare una nuova domanda per un progetto con caratteristiche sostanzialmente differenti.
Quanto tempo passa tra la presentazione della domanda e l'erogazione delle agevolazioni?
Le tempistiche variano in base alla complessità del progetto e al carico di lavoro di Invitalia, ma in media ci vogliono 90-120 giorni dalla presentazione della domanda all'ammissione, e altri 12-24 mesi per completare l'investimento e ricevere l'erogazione finale. Dopo la presentazione della domanda, Invitalia effettua una valutazione formale (documentazione completa) e sostanziale (merito del progetto). Se la domanda è ammessa, ricevi la comunicazione di ammissione con l'importo del contributo concedibile. A questo punto, puoi avviare le spese: hai 24 mesi di tempo per realizzare l'investimento e rendicontare le spese sostenute. Le erogazioni avvengono generalmente in due tranche: una prima tranche a saldo del rendicontato, e una seconda tranche a chiusura del progetto. Per gli interventi che prevedono spese per la ristrutturazione di immobili, è prevista anche una intermedia erogazione a stato di avanzamento lavori (SAL). In totale, dall'invio della domanda all'ultimo bonifico, possono passare dai 18 ai 36 mesi a seconda della complessità del progetto e della rapidità di rendicontazione.




